Servizi
Contatti

Eventi


Euforia del giorno eterno

“Non è da saggio, credimi, dire: ‘vivrò’, e troppo tardi vivere domani: vivi oggi” (Marziale, Epigrammi, I,15) e Giovanni Tavčar, sembra far sua tale massima. Infatti è nell’oggi, hic et nunc, che vuole assaporare ed assapora “l’euforia del giorno eterno”, la pregusta in “...la luce, lo sfolgorio del giorno, \....\  l’arcobaleno, i colori dell’estate, \ il mare caldo...” e chi lo ha creato ha voluto che pregustasse “gia in terra \ l’estasi del paradiso, l’euforia del giorno eterno, \ il miracolo dell’inizio senza fine” (Pregustazione, pag. 85).

Di fatto, tale pregustazione terrena dell’eternità, da un lato rivela il suo limite sensoriale e nello stesso tempo il desiderio tipicamente umano di immaginare l’ultraterreno, dall’altro l’aspirazione ad essere sempre e comunque, al di là della morte corporale, al di là della solitudine dell’io, chiuso nelle dimensioni spazio-temporali che caratterizzano l’esistenza. Forse, consapevole di ciò, il poeta affida alla poesia la sua salvezza, infatti si legge nell’epigrafe iniziale: “non mi resta che scavare \ nella profondità del mio essere \ e modellare il canto \ che mi porterà a sicura salvezza”, affidando in tal modo al canto l’eternazione-salvezza, sebbene questa sara comunque un’eternazione limitata, che vivrà solo “finche il sole \ risplenderà sulle sciagure umane”, come diceva Foscolo nel verso conclusivo dei Sepolcri.

L’epigrafe iniziale quindi può considerarsi la conclusione della silloge, come se Giovanni Tavčar sentisse il bisogno di preannunciare la conclusione alla quale era pervenuto, insomma il bisogno di rendere una circolarità interiore che diviene anche circolarità espositiva. E dentro tale cerchio il tempo scorre, le ore fluiscono e i problemi, gli affanni, gli amori ed i fulgori giovanili di ieri scivolano attraverso la memoria nell’oggi e nel futuro perche i ricordi, se sono “portatori di nostalgie”, sono nel presente anche “suscitatori di sogni, \ di universi in espansione,\ di festose primavere prorompenti” (Ricordi, pag. 60), insomma di prefigurazione di eternità, ossia di “euforia del giorno che verrà”.

Per Giovanni Tavčar, come per Agostino quindi il tempo non esiste, e una distensio animi, che in un oggi atemporale agisce come rammemorazione ed anticipazione anche dell’eterno che verrà: “Il passato e il futuro \ vi coincidono \ e l’un l’altro si elidono. \ Rimane solo l’eternità del presente \ e la speranza \ senza luogo e senza \ tempo” (L’eterno presente, pag. 26). L’atemporalità esistenziale tuttavia non elimina la temporalità storica, pertanto il poeta sa volgere anche lo sguardo oltre e guardare con amarezza la drammaticità dei tempi attuali: “Il mondo odierno \ sta correndo da desolazione \ in desolazione, \ da angoscia in angoscia”. Lo stile sia nell’ambito lessicale-semantico, sia in quello retorico, fonico e morfo-sintattico e funzionale all’esplicazione chiara dei contenuti e alla realizzazione di toni ora accorati e tristi, ora festosi, sempre, comunque, perfettamente rispondenti al messaggio che il poeta trasmette.

Basta un solo esempio a mettere in evidenza il confluire armonico di contenuto e forma: “ora vivo una stagione onerosa, \ intrisa di tremuli tentennamenti” (Non ho più tempo, pag. 7). In tali versi della lirica con cui si apre la raccolta, e chiaro come i fonemi evidenziati siano funzionali al tono e alla valenza semantica che la caratterizza.

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza