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L’uomo, Dio e l’infinito:

La silloge “L’uomo, Dio e l’infinito” di Pietro Nigro, come scrive Michele Pellegrino a proposito delle Confessioni di S. Agostino, possiamo considerarla “un giornale dell’anima”. Il poeta è alla continua ricerca della verità, ma contrariamente ad Agostino che ritiene che solo “in interiore homine habitat veritas” egli, considerato che in sé già la possiede, proprio perché ha tanta fede, attende che anche nel mondo esterno essa si manifesti: Il nostro inizio fu il nulla / su cui operò una Potenza infinita. / In essa è riposta la nostra speranza / di una verità che si cela / … Perché non ti palesi? / Non è in grado di capirti la nostra mente?”.

Ma se la verità, come sulla scia socratica, sostiene Platone, coincide con il bene, non solo il poeta di fatto la possiede perché crede nell’intelletto divino, ma la concretizza poiché agisce bene nel suo vivere quotidiano. Gli uomini, infatti, sono “dei immanenti” ed hanno acquisito potere “dal Dio che” li “trascende” (Dei immanenti, pag. 20) e, grazie al potere acquisito, l’uomo non solo ha potuto indagare “l’eterno mistero,” rendersi conto della sua “potenza infinita” (Filogenesi, pag. 21), ma trasformare tale potenza in atto attraverso l’amore verso il prossimo e soprattutto ha saputo trovare anche nella poesia la “ … consolante compagna” che l’ha condotto “dove non esiste la notte / ma solo luce perenne di vita” (Solo tu mi sei stata conforto, pag. 25).

È la vita nel suo normale, quotidiano percorso vissuto alla luce della verità, diviene materia d’ispirazione, così il poeta, come in un giornale dell’anima descrive i suoi viaggi, i suoi momenti belli, ma anche quelli drammatici, quale la morte di sua figlia, mentre la sua vita progressivamente scorre e le foglie cominciano a cadere dal suo albero vitale, infatti adesso vive la fase calante dell’esistenza ed è disilluso dal mondo e dalla vita e se una volta s’illudeva “che l’umanità potesse mutare / esaltando il bello” ora vuole ascoltare “solo la voce dell’universo” (Solo la voce dell’universo voglio ascoltare, pag. 37), nell’attesa che dopo la morte, giungano “i giorni della gioia” (E poi verranno i giorni della gioia, pag. 47), intanto, però, può solo immaginare quella soglia che lo porterà nell’altra vita, disvelatrice di verità assoluta.

In questo modo, come pensava Pirandello, esistono tante verità quante sono le persone che le sostengono, ma Pietro Nigro, colmo di fede, possiede l’unica vera, la pratica attraverso il suo modus vivendi e attende solo il suo disvelamento eterno. I versi, pur non esenti da sporadiche rime, assonanze e dissonanze, sono in genere libere; il lessico è chiaro, pregnante e focalizza appieno il nucleo tematico proposto, anche grazie all’utilizzo di termini tipici del linguaggio filosofico e teologico.

aprile-giugno 2021

Recensione
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