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Chiaroscuro segreto

Una fedeltà alla poesia come quella espressa senza sosta da Nevio Nigro è cosa impensabile. Egli è innamorato del verso e credo che ogni attimo della giornata lo viva inseguendo una immagine, un ritmo, un’assonanza per poter dire, al meglio possibile, ciò che gli “ditta dentro”.

Nicola Crocetti ha fatto e fa bene a proporlo molto spesso, ha sicuramente visto in lui uno degli ultimi pionieri che credono fermamente nell’azione umana, spirituale e civile di questo patrimonio di emozioni che da sempre ha dato al mondo un senso nuovo e diverso.

Ho più volte detto e ribadito che Nevio ha l’anima candida, che guarda la realtà con gli occhi sgombri, senza veli e che perciò riesce a cogliere la magia silenziosa e benefica che scorre nell’aria. La chiude nelle parole, la offre come si offrono fiori, con gentilezza, con delicatezza in modo che subito diventi parte integrante di chi legge.

In questo Chiaroscuro segreto appena uscito c’è in più, rispetto alle precedenti prove, una elegia dolente, un lamento che ha sapore greco, non solo perché ogni pagina fa pensare ai lirici di un’epoca lontana e felice, ma soprattutto perché le emozioni diventano respiro dell’universo fino ad affermare “Un canto / mi torna nel cuore / in questa notte / innamorata”. Ecco, si noti, non è il poeta a essere innamorato, ma la notte, quindi c’è il palpito del mondo che abbraccia ogni cosa e la rende divina.

Anche nella poesia dedicata a Vicente Aleixandre Nevio Nigro utilizza il medesimo modo di sentire e infatti “remoti orizzonti / cantano solitari”.

Sembrava che gli esiti finora raggiunti non potessero essere superati perché tutto era detto con essenzialità, con rigore, con leggerezza. Le parole sembravano essere state tagliate da un rasoio sottile e deciso eppure Nigro ci ha sorpresi ancora una volta riuscendo a entrare nel filo lieve di un grido di dolore che “narra” della perdita, della morte con un sottofondo malinconico che tracima e tuttavia non occlude la verità.

Oggi che la poesia così detta ufficiale si affida totalmente a trovate, a giochetti filologici, a furbizie linguistiche, alla funzione del significante, al mormorio becero e privo di qualsiasi nesso logico o d’altro genere, leggere un libro come questo è un refrigerio, arrivare a “vedere” “quell’aurora disabitata” di Tripoli è una conquista che esula dalla nostalgia e fa sentire viva e certa la presenza della giovinezza.

E c’è una poesia intitolata proprio Giovinezza in cui il poeta vede “il colore del vento”,

Ma il libro è anche un ritorno ai temi più cari del poeta, quello della madre, del padre, della sorella, della moglie, insomma degli affetti familiari che vengono trattati fuori dai canoni divenendo quasi brevi racconti, descrizioni di momenti che sono rimasti impressi nella mente e non si cancellano. Un tocco alla Guido Gozzano o alla Marino Moretti (“Lo studio coi suoi libri, / cornici alle pareti, / ricordi, croci, onori, / quel quadro suo / col tocco e l’ermellino, / la piccola bandiera; fotografia del nonno: / barba e argento… // La poltrona rossa. / Il tuo pigiama. / La mamma era in faccende / e la guardai”), un ritorno ai tempi che furono, ma senza rotture di ceralacca e senza strascichi, perché Nigro accenna, non insiste, non accalca, e così il suo canto diventa nenia greve, ansia spirituale, mare invernale “freddo e vicino”.

Voglio segnalare una delle liriche che mi sembra un vero capolavoro, Possiedo la tua assenza. Qui Nevio Nigro sembra avere rubato il portamento delle parole a Saffo o a Ibico e la sua voce si fa perentoriamente tenera, e sembra che la vita si diffonda nelle parole creando un’atmosfera mitica.

A dirla senza mezzi termini, Chiaroscuro segreto è un libro che aiuta ad entrare nel pulviscolo che sta tra la vita e la morte e ne trae quelle suggestioni che sono orchestrazioni della dissolvenza, promesse di una vita oltre la vita; ecco, un libro di amore, di dolcezza, di fede.

Recensione
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