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Prima con Giuliano Dego, poi con Annalisa Cima, poi con Attilio Bertolucci, il poemetto ha ripreso vigore in questi ultimi anni e ha ridato alla poesia un po' di linfa, togliendola dai residui di quel frammentismo che, sotto mentite spoglie, ancora giocava a rimpiattino anche nei testi di poeti che avevano tatto esplicita dichiarazione contro il caos, il frastagliamento, lo sminuzzamento del verso. Se sia un bene o male questo ritorno al canto pieno non so, però è un segno dei tempi e sta a dimostrare che la grande tradizione italiana che muove da Dante e passa attraverso Ariosto, Tasso, Pulci, Boiardo, Marino non è spenta e di tanto in tanto vibra un colpo di coda, avvisa del troppo poco e troppo misero che circola e non si coagula in chiara situazione poetica.

Anche Gemma Forti, dopo le sue prime raccolte apprezzate dalla critica e da un poeta come Dario Bellezza, volge la sua attenzione al poemetto e, nella bellissima introduzione, Stanislao Nievo si domanda "quale destino può avere oggi... un racconto in versi che si svolge al principio del secolo nella prima parte, e alla fine dello stesso nella parte conclusiva". La risposta non è difficile ed è positiva, perché Gemma Forti narra in versi con naturalezza, proprio come una che abbia Gli occhi della genziana e sappia indagare nell'animo umano riuscendo a scandagliare ciò che di vitale e necessario sta nel sentimento e ciò che invece si consumerà nel succedersi degli eventi senza lasciare traccia alcuna.

La protagonista è Angelica, perdutamente innamorata di un ragazzo. Ma la famiglia di lui si oppone perché ha preparato un altro matrimonio di convenienza. Tutta la vicenda si snoda senza scossoni o impennate linguistiche: Gemma Forti ci conduce da una situazione all'altra con passo felpato, anche se fa sentire le pene e il dolore, l'ansia. Gli occhi della genziana è opera che sa districarsi con abilità all'interno delle alchimie e delle suggestioni fiabesche che in qualche modo vivificano gli accadimenti. "Il finale è a sorpresa, la vicenda si fa realtà storica, quasi un secolo dopo il suo esordio". Ma al di là dello svolgimento e dei particolari che s'infittiscono sconfinando anche nella cronaca recente, il libro di Gemma Forti ci riconcilia con il mondo e con la storia, anche quando si diverte a frullare la zeta o la u o la emme, o quando si fa, in sordina, cronaca, resoconto del quotidiano, perché vuole "ricostruire" il mondo per portarlo oltre il presente e non assistere impotente al suo disfacimento.

Recensione
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