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Il mare delle nuvole

L’esperienza di Paolo Carlucci è ormai lunga e perciò ha fatto bene Plinio Perilli, nella sua ampia e circostanziata prefazione, a storicizzare il poeta, individuarne le scaturigini e la formazione, farci intendere la portata di una presenza ormai importante non solo nel panorama della poesia a Roma.

Il mare delle nuvole raccoglie la produzione che va dal 2005 al 2014 e ci mostra la forza di una poesia che ha saputo fare tesoro dei classici distillandone l’essenza e veicolandola con tensioni nuove, con innesti al contemporaneo. Da qui quel passo deciso di Carlucci, quel timbro chiaro e comprensibile, quel sapere affrontare argomenti delicati. Paolo Carlucci è lirico, però fortemente attaccato alla realtà del quotidiano, è metafisico capace di saper decifrare il senso recondito delle atmosfere, è “modernista oraziano” e convinto neoclassico, ma non imitatore o pedissequo allievo della civiltà poetica passata. Egli riesce a rinverdire la lezione dei grandi e a succhiarne il miele per poi affermare il suo canto e la sua voce.

Molto ben riuscite le composizioni, per esempio, che nascono dalle suggestioni dei pittori o dal paesaggio o dai poeti (Campana, Lorca, Blok, Esenin, Whitman, Pasolini) e molto ben riusciti i versi che fanno sentire l’indignazione del poeta quando affronta tematiche “civili”.

Insomma, non manca nessuna nota alla sua tastiera e Carlucci ne sa fare un uso appropriato senza scadere mai nei toni comiziali o nella retorica.

Un poeta, finalmente, che dà prova di avere grande cognizione della letteratura e della “tecnicalità”, come piaceva dire a Giovanni Giudici, un poeta che ha un mondo da offrire e lo fa con voce piena e grande forza espressiva.

Recensione
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