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È una raccolta che si legge e si rilegge per il piacere di gustare fino in fondo la bellezza della vera poesia. Essa si tiene al di fuori del fenomeno molto diffuso nei nostri giorni dell’introspezione e della ricerca terapeutica della propria identità, un filone molto noto all’attuale industria culturale e di facile consumo, per entrare in una piena realizzazione di quel “senso” del poetico che rende originale ed appetibile un’opera, in un’armonia d’insieme determinata dall’interazione vicendevole tra la passione amorosa, l’evocazione di motivi mitici e classici, la bellezza dei luoghi, le situazioni presenti, lo svolgimento tematico e una dimensione fonico-acustica e ritmica che non solo si fa colonna sonora per l’intera opera ma richiama l’attenzione del lettore sul “pathos” del contenuto stesso.

L’altra Didone è un canto unitario, coinvolgente ed emozionante magicamente traslato dal passato e radicato nel presente come albero millenario che conserva in sé la forza vitale per ingemmare, rifiorire e fruttificare in sempre nuove primavere. L’amore della protagonista per il suo uomo, filo conduttore della poetica, investe non una donna-regina “accompagnata da regio stuolo” e vestita “di tirio drappo, e d’arabo lavoro riccamente fregiato” di virgiliana memoria, vittima designata da un destino politico a dar luce ad un eroe, ma la donna di ogni tempo che sa amare oltre i limiti della terrenità e sa entrare, per la forza intensiva dei suoi stessi sentimenti, in una dimensione eternale che ricompone emozioni, illusioni e disillusioni, abbandono e attesa, nostalgia e tristezza per divenire messaggio di accoglienza, di dedizione totale all’altro, scolpito in un atteggiamento di mano tesa a donare più che a prendere; ad auspicare bene piuttosto che… maledire.

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