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Come davanti ad un enorme e vecchio baule Maria Lenti, nella sua ultima silloge poetica, Versi alfabetici, riordina – come scorrendoli sotto il proprio sguardo, uno ad uno – gli oggetti incontrati, le annotazioni della mente, i ricordi e le schegge di visioni consumate che rappresentano il repertorio muto e nascosto di un tratto, più o meno lungo, di vita vissuta. Questa operazione di rivisitazione e sedimentazione ragionata dell’intimità di un tempo trascorso avviene, semplicemente e come annunciato dal titolo del libro, seguendo l’ordine delle lettere dell’alfabeto e caratterizzandosi, come dichiara Gualtiero De Santi nella prefazione, per la costante transizione (e quindi grande apertura e vicinanza al lettore) tra scrittura e realtà e tra poesia e privato.

Si tratta, per lo più, di cantilene e litanie variamente rimate e ritmate che colmano, come afferma l’autrice nelle note, un debito verso esperienze poetiche e letterarie diverse quali le filastrocche colte, popolari ed orali e verso il vocabolario e che si connotano per la capacità di fissare e mostrare, indirettamente e come in un “flash”, lo spaesamento che un individuo prova quando la sorpresa lo coglie durante il suo stesso vivere. Sorpresa nell’osservare ciò che del divenire non si spiega, ciò che determina un destino e che ci fa scegliere le cose ed i volti da guardare…

L’“alchimia” che l’autrice utilizza per riprodurre la gamma di percezioni di cui si è appena trattato è quella che obbliga il fruitore della sua poesia a seguire un percorso che, di sovente - in questa sua recente opera, dall’osservazione, diciamo così, per fasi di avvicinamento progressivo di un oggetto | persona | situazione approda a pochi versi finali che rompono bruscamente la sequenza di “significati percepibili” fino a quel momento costruita e che rimandano, più o meno esplicitamente, oltre l’ambito delineato dal titolo della poesia, sconfinando entro i limiti di una vita che all’orizzonte appare appena più riconoscibile; una vita dove, ad ascoltare bene, si ode l’eco degli uomini che vivono. Un esempio su tutti, il testo di p. 71 dal titolo Proiezione: “dell’ombra e del pensiero || cinematografica | demografica || proiezione prospettica | proiezione dinamica || spostamento di proiezione | elezioni in proiezione || proiezione avanzata | incatenata | intemerata | intercambiata | internotata || sbagliata || proiezione non promissiva | proiezione predittiva || sul nulla si proietta | dal nulla si rigetta.”.

C’è dell’altro, però, nell’ultimo volume di poesie di Maria Lenti; ci sono testi struggenti, come quelli in dialetto urbinate, che al tema della morte, affrontato con dolcezza mista a pena, affiancano quello del ricordo, esaltato ad essenza dell’esistere; troviamo componimenti isolati (quasi sospesi) e diversamente concepiti rispetto alla maggior parte degli altri,  che concorrono a spezzare il ritmo incalzante delle cantilene e che fanno sì che Versi alfabetici appaia come pervaso da un’atmosfera di attesa (attesa che si compia un evento nuovo, che si scorga una diversa pronuncia; attesa dell’avvenire, forse, come indicato nella prefazione), come un promontorio che si erge di fronte al lettore, un’altura improvvisa dalla quale scrutare l’“…inquieto andare | di me della mia specie del futuro”.

Recensione
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