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L'occhio dei poeti

da Arezzo a volo di rondine

Patrizia Fazzi è nata e vive ad Arezzo. Allieva e collaboratrice di Giorgio Luti presso la Cattedra di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea, nel 2005 le è stato assegnato il Premio “Domina Donna” dalla Commissione Pari Opportunità della provincia di Arezzo. Studiosa di Ottone Rosai, è autrice di saggi critici sull’artista pubblicati su “Nuova Antologia”, negli “Atti dell’Accademia Petrarca” e in varie miscellanee. E’ autrice di sette raccolte poetiche nelle quali apre un dialogo con i grandi artisti del passato, come Piero della Francesca, o con artisti del presente come Giampaolo Talani.

Nel presentare l’ultima raccolta, L’occhio dei poeti, 2011, Paolo Ruffilli nota un impegno “che fa proprie le tematiche civili: la storia di questa nostra Italia sofferente ma ricca di grandi tesori – a cui va lo scintillante omaggio finale – ma con i drammi sociali, le situazioni individuali e collettive...Pagine di vita nel ‘caos’ contrapposte alla bellezza dei centri storici, delle opere d’arte o di singole personalità eccezionali”.

L’occhio dei poeti è un tour a volo di rondine sulla Toscana: dalla Pieve aretina “trinata di archi” e “paradigma di cosmos” alla campagna umile e maestosa” di Lucignano, “guscio di memorie”, “lungo respiro verde” tra Arezzo e Siena; e ancora le pietre di Rigomagno, il profilo antico di Cortona dalle radici, come Arezzo, etrusche, per poi salire al “ricamo di storie” di Lucca e scendere al mare, al “sole rosato” di San Vincenzo, altro ‘paese dell’anima’ per l’autrice del “Filo rosso”, canzoniere del 2008 dedicato a Talani.

Un tour che, prima di far ritorno ad Arezzo, sorvola anche Firenze nel ricordo di Mario Luzi e di Santa Maria del Fiore. Questo il cosmos di paesaggio naturale e antropico che Patrizia Fazzi descrive a pennellate di versi in empatia con storia e cielo, ammirata per quelle mani di artisti, anche anonimi, che hanno plasmato con sapienza la ‘terra toscana’ (evocata anche attraverso le parole di Ottone Rosai): un universo d’ordine a cui la poetessa guarda non solo con l’affetto di chi vi è nato e vissuto, ma con ‘l’occhio del poeta’ che “vede” i valori veri, sente l’eco del passato, filtra il presente e offre entrambi ai giovani come lente per guardare con più fiducia al futuro, come ‘humus’ fertile e solido per costruire ancora.

Per dare al “volo della rondine” una connotazione anche sociale, la poetessa ci ricorda che a qualche chilometro da Arezzo si trova la frazione di Rondine, Cittadella della Pace, dove in uno “studentato” giovani di paesi diversi vivono un’esperienza unica di incontro di culture e fedi per ripartirne cosmopoliti. E anche di questa esperienza l’autrice ha testimoniato nella sua opera perché il cuore segreto della poesia sta nel kosmos di una Cittadella rigeneratrice.

3 marzo 2012

Recensione
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