Servizi
Contatti

Eventi


Mai più

Mariagrazia Carraroli, nata a Verona, vive a Campi Bisenzio. L’incontro con la poesia risale agli Anni Ottanta, quando ha cominciato a pubblicare in proprio le prime due raccolte . E’ stata subito confortata da riconoscimenti e premi. Nel 1987, insieme a un gruppo di volontari, è stata fondatrice della Cooperativa di lavoro e di solidarietà sociale “EOS”. Tale Cooperativa, sorta per iniziativa del Servizio Psichiatrico dell’Ospedale di Montebelluna (Treviso) è stata una delle prime nel Veneto, atta a creare un ambiente lavorativo per il reinserimento dei pazienti psichiatrici nella società. Il contatto con il dolore mentale è stata un’esperienza di grande valore umano, testimoniata dalla silloge Parolamare.

Da una sua idea proposta a Giuliano Ladolfi fu realizzato nel 1993 il Primo Convegno Nazionale “La Poesia e il Sacro alla fine del secondo millennio“ con Carifi, Mussapi, Loi, Ravasi e altri. Ha pubblicato: E’ già stagione di miracoli (1985), In libero gioco (1987), Cammino (1989), D’una promessa (1992, co-autore A. Abramo Saporiti), Parolamare (1994), Canto discanto (1996, co-autore A. Abramo Saporiti), Coniugazioni (2001), E nella sera un’ombra (2005), Contrappunto (2006, co-autore Patrizia Fanelli), Mai più (2008), N.O.F. 4 centottantadue metri di follia (2010).

Diverse riviste, settimanali e mensili, hanno scritto sulla sua poesia. Sue poesie sono state lette in Radio e Tv private, Radio della Svizzera Italiana, Radio Montecarlo, Rai Radio Uno e Rai Radio Tre. Di lei ho riaperto un libro di poesia del 2008, Mai più, edito dalla Florence Art Edizioni, con foto /elaborazioni di Luciano Ricci, che, in una stagione in cui il pianeta è colpito da eccidi e catastrofi etniche, risulta di grande attualità: il tema è l’eccidio di Stazzema.

La poetessa ci ricorda che questo poemetto è nato sull’onda del nuovo organo, dono alla chiesa di Sant’Anna di Stazzema da due musicisti tedeschi, che lì “ha suonato per la prima volta con la voce del ricordo della pace”.

E se in data 29 luglio 2007 un castagno diviene l’organo “che riempie di suoni il suo seno spargendo su tutti l’armonia e ripete ai popoli Mai più dalla Chiesa del martirio”, altri alberi di Stazzema rimangono saldi e vibranti sulle loro radici a confermare quella vita larica e animica che vi avevano coltivato le vittime della strage. E questi sono alla base del poemetto.

E sono il fico su cui i bambini giocavano e dei cui frutti si nutrivano nelle parche cene; il noce sotto al quale muoveva una vita rustica e silvestre; il frassino che lungo il sentiero condivideva il diverso andare di giovani e anziani; la quercia, regina del bosco e ferma anche all’imperversare degli elementi così come lo era “il piglio generoso della gente”; il ciliegio che, “a pochi passi dalla piazza della chiesa”, offriva “a paesani e sconosciuti i suoi frutti”; il castagno, “nascondiglio di giochi”, “ombra per i riposi” e fonte di cibo e fascine per il fuoco; il platano, “ a guardia della chiesa”, testimone della vita quotidiana e, infine, dell’eccidio.

E ognuno di questi alberi ha vissuto un momento della strage, ha perduto, impotente, l’altra parte di sé, quella umana (e Mariagrazia scandisce l’antico gemellaggio con le vittime) e lo strazio ne ha fatto ramo “scerpato” e proprio per questo memoria dolente e testimonianza viva.

È spettato dunque il 29 luglio 2007 all’organo di castagno, “che per sessanta anni e più era rimasto muto ripetere ai popoli Mai più”. Così la poetessa conclude: “29 luglio 2007 (notte):

Nel cielo stanotte/pacificati sorridono.//Sono luce di Mario/Licia Vittorio/le stelle / di Cesira Pasquino Lidia Maria…/le ferite mutate/ in scia vaporosa di cometa / le note / in gioia di ghirlande / in profumo di caldarroste. //Con loro / l’organo in segreto gode / la brace improvvisa del focolare.”

Un fuoco di conciliazione, mentre gli alberi rimangono col loro sangue ferito, seppure virescente, per non dimenticare.

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza