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Antes del Poder (Prima del potere) è l’ultima silloge di liriche pubblicata da Walter Nesti, poeta e scrittore, oltre che studioso di storia locale. L’universalità del libretto, agile e snello, si nota innanzitutto nel bilinguismo: italiano-spagnolo. La traduzione, che ripropone la musicalità e l’espressività del testo originale, è curata da Teresa Albasini Legaz, in copertina un disegno di Oscar Astromujoff, la pubblicazione è a cura della “Save As”, in una collana diretta da Carlos Vitale. La più parte delle poesie, escluse alcune pubblicate su riviste italiane, erano inedite.

La silloge si apre con una epigrafe, quasi una presentazione programmatica, tratta dal “Canto di me stesso” di Walt Whitman: «I giovani fluttuano sul dorso, il bianco ventre si aderge sotto il sole | e non si chiedono chi s’è afferrato a essi, | ignorano chi ansima e cede in pendulo arco ricurvo, | non pensano chi stanno irrorando di spruzzi». Il poeta americano, il cantore della nuova America, dell’America forte e potente, delle conquiste e dei genocidi, è pure il poeta della gente comune. Il suo canto si tramuta in canto per gli altri e degli altri, quasi in un sistema filosofico e sociale, in un raffronto continuo con chi incontra.

E in Antes del poder è il potere, quale funzione sociale, a diventare il centro dell’attenzione: «Il potere potrebbe sorprenderci | in un attimo stupito di attenzione». Ma il potere degli uomini diventa spesso simbolo dei concetti che ruotano attorno alla sua esistenza: religiosità, misticismo, politica, filosofia, emozione, poesia, sensualità, ragione: concetti astratti che formano il nucleo essenziale della poetica del Nesti, attento conoscitore e scandagliatore dell’animo umano. La poesia di questa silloge, infatti, può definirsi lirica e filosofica insieme, perché per mezzo di essa l’uomo acquisisce speranze ed evade dal suo mondo contingente, pur attraverso il dolore e la sofferenza: «Fu inutile forse saperlo ma intanto la rosa | evadeva dal tono ristretto assegnato al suo ruolo | il cardo effondeva lamenti per l’arida terra | toccata da un getto improvviso di un fiume di luce».

La poesia del Nesti corre su un filo molto sottile, attraverso una criptica scrittura che alla fine manifesta comunque un profondo senso emotivo e lirico. Il lirismo, che a mio avviso è molto poco distante dall’estasi e dalla catarsi, pervade per intero la silloge. «Ho provato l’aroma di una libertà acquistata | con l’esercizio della mente e le membra sciolte | in fontane di azzurro dove pesci di giada | inviavano teneri segni oltre il cristallo | opaco dell’ultimo muro che divide il mio regno». Il lirismo non è comunque fine a se stesso. È l’uomo, con le sue capacità intellettive e creative, ad essere il centro dell’attenzione. Anche quando una descrizione paesaggistica raggiunge il culmine dell’espressività e della delicatezza, la figura umana appare con la sua personale coscienza e il suo «grido imploso che non dà vittoria».

Chiara spesso appare la mitizzazione dei concetti. Il sesso, ad esempio, diventa simbolo dell’esistenza: il fallo, datore di vita, assomiglia al campanile del paese che raccoglie i fedeli. La sensualità è quindi un elemento che pervade la poesia del Nesti, sensualità intesa in senso fisico ed emotivo. «E il sesso – oh ecco il sesso! – pratica dimenticata in fondo allo stanzino». Ma è la giovinezza ad esprimere la sensualità più profonda, sia attraverso il corpo fantastico dell’adolescente, sia attraverso il cuore aperto all’incontro, sia attraverso l’odore del muschio, cioè attraverso tutto ciò che circonda l’essere umano. Se la sofferenza è parte essenziale dell’esistenza, come emerge a chiare lettere dalla silloge di Walter Nesti, la felicità che pervade l’animo spesso sprizza dai suoi versi. Il poeta con questa breve silloge raggiunge forse l’apice della sua espressività e della sua poeticità, quasi in una inappagata aspettativa. «Tu mi imponi l’attesa | ai districati refoli spumeggi | e pigro si dibatte | impertinente il pesce nell’anfratto».

Recensione
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