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Prefazione a
Dalla Sicilia alla Francia nell’Ars Poetica di Pietro Nigro
di Isabella Michela Affinito

dati del libro

Giuseppe Manitta

La letteratura, che all’apparenza vive solo di illusorietà e di finzione, il più delle volte ha la capacità di costruire una solida conoscenza ed amicizia. E’ il caso di questo volume di Isabella Michela Affinito, Dalla Sicilia alla Francia nell’ars poetica di Pietro Nigro, che scaturisce da una consolidata affinità letteraria con l’autore, esplicitata dall’ampia intervista finale. Tale affiatamento è imperniato sulla vasta cultura sia dell’autrice del saggio che, ormai a me nota da diversi anni, si è sempre presentata nei suoi scritti con una versatilità eccellente, accompagnata da una encomiabile analisi critica, sia da parte dell’autore, cioè Pietro Nigro, il quale nel corso della sua lunga carriera letteraria (decine sono i volumi da lui pubblicati) ha dato prova non solo della sua accuratezza stilistica e capacità di suscitare emozioni, ma soprattutto per la sua erudizione. L’autrice di questo libro ci conduce quasi per mano attraverso un lungo e intricato viaggio interiore, mostrato dalle riflessioni critiche sulle numerose pubblicazioni che si snodano in un arco temporale di oltre un cinquantennio e che si diramano verso due percorsi: quello dell’amicizia e quello della conoscenza. “nei ricordi di ogni uomo ci sono certe cose che egli non svela a tutti, ma forse soltanto agli amici” scriveva Fëdor Dostoevskij. Eppure, alcune cose ciascuno di noi “non svelerà neppure agli amici, ma forse solo a sé stesso, e comunque in gran segreto”, E sono proprio queste “cose segrete”, che il critico svela e mette in luce, analizza e lascia percepire attraverso la riflessione. In tale modo Isabella Michela Affinito ci guida in questo suo percorso attraverso la letteratura, l’arte e la cultura, ma soprattutto gli affetti di uno dei più attivi autori siciliani, coese da grande stima e affiatamento, come si può intuire già dalla dedica profondamente personale: “Dedico il presente saggio a Gabriella Nigro (1967-2014), la figlia adorata di Pietro prematuramente scomparsa. Avremmo avuto la stessa età e di certo avrebbe apprezzato questo mio impegno, destinato interamente a suo padre”. Il sapore famigliare e il ricordo si tramutano in ammirazione. L’autrice si avventura, quindi, ad esaminarne la sua figura interiore, nascosta tra le righe, di uomo, di padre, di persona colta che ama il viaggio, ma soprattutto quel rapporto umano che nei confronti con gli altri, siano essi amici, colleghi o alunni, lo ha sempre distinto. Pietro Nigro materialmente invia nel corso degli ultimi anni a Isabella Michela Affinito i suoi libri, ed essi come lettere che nascondono criptici messaggi, vengono letti, esaminati, assimilati per poi alla fine trarne fuori una serie di riflessioni che danno corpo al volume e nello stesso tempo fanno conoscere il poeta, lo scrittore, il saggista, e l’uomo. Alla base di questo percorso, dunque, esiste un atteggiamento di curiosità e ammirazione, nel quale l’autrice del saggio si concepisce “per un momento sua allieva di un tempo passato dietro il banco di una sua classe di Liceo, attenta ad ascoltarlo, ad ascoltare in francese o inglese la storia della letteratura passata di codesti luoghi e percepire le vibrazioni della sua voce nel pronunciare i suoi poeti francesi preferiti quali Charles Baudelaire, Stéphane Mallarmé, Arthur Rimbaud, Paul Verlaine, Paul Valéry e gli inglesi come William Wordsworth, Samuel Taylor Coleridge, Percy Bysshe Shelley”. La scoperta e riscoperta di emozioni, di pensieri e di percezioni coinvolgono il lettore e avvicinano lo scrittore e il critico, e di questo la Affinito ne è pienamente cosciente, in quanto sa che si tratta di una persona che “non finirà mai di stupire per le sue doti interiori, per il suo baule colmo d’erudizione estesa in tutti i campi, per la sua sete di conoscenza e di movimento”, e lo manifesta attraverso un lavoro fatto non solo di analisi, ma anche di confronto, determinato da uno scambio di esperienze, di suggestioni, di gusti e di impressioni, come se si trattasse della “circolazione del plasma nelle arterie che si purifica e si ricarica di scorie, un passaggio continuo tra perfezioni e imperfezioni di entrambi” . Il volume, in questo ampio percorso, se da una parte presenta sotto veste critica l’autore Pietro Nigro, dall’altra, attraverso una lunghissima intervista, permette a critico e autore di confrontarsi: lo scrittore parla di sé, ricorda, percorre la propria esperienza culturale attraverso la memoria di fatti, di viaggi, di pensieri e di emozioni. Il rapporto con i grandi autori del passato appare inevitabile. Leopardi, uno dei primi affetti, si presenta quale modello, come anche Montale, con le sue riflessioni sulla poesia, senza dimenticare l’esperienza francese di Nigro e quindi quegli autori che hanno segnato la sua scrittura, il suo modo di vedere l’arte e la letteratura, la poesia e la musica. Ma dietro tutto c’è spesso la visualizzazione materiale di opere d’arte note e sconosciute, monumenti, paesaggi, uniti alle riflessioni che scaturiscono o conducono alla maturità artistica. La Francia assume una sua peculiare presenza, soprattutto Parigi e Montparnasse, per il suo significato simbolico. Il luogo visitato diventa per Nigro luogo di cultura e immaginazione. La Affinito, con le sue domande pertinenti e intriganti, permette di poter penetrare nelle riflessioni dell’intervistato, dalle quali fluisce l’impegno dello scrittore che, per dirla con Quasimodo, è sempre quello: “ ‘rifare’ l’uomo, quest’uomo disperso sulla terra, del quale conosce i più oscuri pensieri, quest’uomo che giustifica il male come necessità, un bisogno al quale non ci si può sottrarre. [ … ] Rifare l’uomo: questo il problema capitale. Per quelli che credono alla poesia come a un gioco letterario, che considerano ancora il poeta un estraneo alla vita, uno che sale di notte le scalette della sua torre per speculare il cosmo, diciamo che il tempo delle “speculazioni” è finito. Rifare l’uomo, questo è l’impegno.” Se questo può essere l’impegno assunto dal poeta-letterato, l’autrice del saggio va oltre, tracciando di Pietro Nigro un profilo astrale con la lettura e l’interpretazione del tema natale, per cui ne viene confermata la sua figura di scrittore, “che pensa ed agisce in maniera coerente col proprio pensiero di vita, all’insegna dell’onestà, della moderazione sotto tutti i punti di vista, del senso del dovere e della famiglia”. L’armonia e la simbiosi culturale tra autore e critico appaiono perfette nel corso dell’intero libro, come, senza smentirsi, era già preannunciato nella poesia dedicataria A Pietro Nigro, dove l’autrice afferma di aver visto Parigi, dialogando con la sua Gioconda che l’ha attraversata con l’eco del suo mito e dei suoi occhi penetranti, o con la Venere di Milo con cui ha parlato in un perfetto francese. Oltrepassando le porte del tempo e recuperando quelle “nostalgie musicali, / quali dilavate conchiglie / e residui del tuo mare / siracusano. Parigi è / tornata come volatile / migratore ad illuminare / i viali dell’adolescenza”. In questo percorso si nasconde quella ricerca utopistica dell’essere, del volere, del conoscere, quell’ansia di andare avanti, di spaziare, di procedere verso l’infinito, quasi volendo ristabilire quell’ordine metafisico che pervade la mente di ogni essere umano. Ma per fare questo bisogna iniziare da un’Alfa per giungere ad un’Omega, come metaforicamente già indica il volume di Pietro Nigro, Alfa e Omega, proprio quel primo libro che è stato di contatto con la Affinito, la quale è riuscita splendidamente a condurci per mano nel percorso di conoscenza di una figura che, per usare le sue parole, “appare nel tuttotondo della sua molteplice attività letteraria, statua michelangiolesca da osservare per essere descritta a livello universale, cosa troppa ambiziosa per me, è vero, ma nel mio piccolo spero di aver seguito, nelle vesti di una sua immaginaria allieva, almeno in parte”.

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