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Prefazione a
I Preludi vol. V
di Pietro Nigro

la Scheda del libro

Giuseppe Manitta

Il quinto volume de “I Preludi” di Pietro Nigro rientra, come appar chiaro, in un progetto molto più ampio in cui sono state pubblicate già quattro parti, che costituiscono l’organigramma giovanile della produzione letteraria dell’autore, il quale fa un punto della situazione con se stesso. In questo caso si presentano una serie di lettere, di immagine e di liriche che si riferiscono precipuamente agli anni universitari. Non si tratta di semplice resoconto, tuttavia, perché la scrittura si inserisce in un orizzonte letterario ben preciso, che è quello epistolare, cioè quel genere che spesso non è progettato ai fini di una pubblicazione, ma che alla fine diventa per essere una pagina essenziale della propria produzione. Così avviene per Nigro, difatti dalle sue lettere si evince il dato sociologico-strutturale di un giovane degli anni Cinquanta che studia in una città relativamente distante da quella di origine, con tutti i problemi e le novità che in essa vive. Egli è affascinato dalla città, sino a notare un salto di “civiltà” tra il luogo di origine e Catania, delineando al contempo il documento di vita cittadina di uno studente universitario. Di questa differenza, caso emblematico è la descrizione delle ragazze, espressione di una alterità (o progresso) che affascina e che lusinga: “Le ragazze catanesi sono molto eleganti, sono carine? Ebbene: sono eleganti abbastanza (sembrano vestite sempre di festa) e per conseguenza carine; e quel che conta molto gentili, molto di più delle nostre compaesane ed extra-compaesane dei dintorni. La percentuale da noi potrà essere il 5%; qui, il 95%. La differenza è evidente. E non solamente le donne, ma anche gli uomini sono gentili dai 5 ai 90 anni se ve ne sono. La città è sempre la città. Paris est toujours Paris”.

La città offre, però, anche una varietà di svaghi tra i quali certamente il cinema e il teatro. Si descrivono, di conseguenza, alcuni stralci della vita catanese di quegli anni, il contatto con personaggi illustri che visitano la città, gli umori e i costumi (ma anche i profumi) oramai perduti. La parola, dunque, si tramuta nella lettura di un mondo scomparso, e lo diventa inconsapevolmente, con naturalità. Un incontro speciale è quello con Rita Giannuzzi, attrice che ebbe un decennio di attività e successi cinematografici. L’autore esprime il dato letterario di un giovane colto degli anni Cinquanta, che si inserisce bene nella tradizione, che sorveglia la propria penna pur concedendosi a qualche tono colloquiale, che esprime i gusti personali in relazione alla propria estrazione. E’ anche questo il libro di Pietro Nigro, ma non solo questo. Indubbiamente si presentano in esso i disagi dello studente, le continue richieste di aiuto economico per l’acquisto di libri e per la sopravvivenza, l’attenzione per lo studio e per gli esami. L’epistolario, dunque, possiede anche il dono autobiografico della narrazione. Grazie a questo aspetto possiamo seguire alcune tappe, come l’arrivo della sorella Ada a Catania per lo studio universitario e ancora i viaggi in Francia e Svizzera per l’approfondimento della lingua francese, Ci sono anche quadretti di vita quotidiana, la conoscenza della moglie e aneddoti curiosi. Tra di essi, la richiesta di un’aggiunta di 500 lire da dare al bidello universitario per “apporre la firma”. Il testo si completa con alcune liriche giovanili, che posseggono un forte connotato stilistico classicheggiante, e ancora con un album fotografico attraverso il quale alcuni luoghi e alcune persona si rendono visibile, al di là della fantasia con la quale un lettore potrebbe immaginarseli. Il preludio di un’occasione letteraria, diviene, in questo modo una sua espressione.

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