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Una unica silloge, tanto per continuare a stare insieme, oltre l’amore, nel canto che li unisce e avvince nella esaltazione della natura e dei sentimenti del cuore. Ma in effetti è composta di due distinte sezioni, la prima di Claudia Manuela Turco che dedica al marito le sue Frecce di luce, e a quei residui bagliori che ancora illuminano il mondo degli antichi tesori della bontà e dell’amore; ed il secondo tomo è invece di Marco Baiotto che consacra alla moglie i suoi Duetti Solisti, forse alla fine di un suo lungo peregrinare tra un mondo in rovina.

Quattro mani e due voci, ma che poi si intrecciano, tanta è la comunione degli ideali che li unisce e li assorbe, da diventare un unico canto alla vita, perché non c’è tormento e sospiro che non li accomuni, nella condanna del male così come nella esaltazione del bene. Marco Baiotto e Claudia Manuela Turco guardano il mondo da uno stesso osservatorio e arrivano alle stesse conclusioni. Ed anche la nostalgia è un sentimento comune come è facile notare dalla comparazione con i versi che sono stati scelti dalle loro varie raccolte e costituiscono un filo conduttore di due anime unite nel sogno, perché è convinta Manuela che «il lungo pianto di oggi | varrà | il breve sorriso di domani» così come è certo Marco, anche se non sa dire lui stesso come avvenga, che «talvolta esili dita | carpiscono all’aria | strumenti immortali».

Scrive Raffaele De Lauro, nel concludere la sua attenta prefazione al volume, che nella realtà il motivo dominante di questa poesia è la tristezza e la insoddisfazione di tutto e del nulla, ed io invece sono stato completamente rapito dal loro anelito al divino, da quel canto che unisce in armonia i cuori di Manuela e di Marco.

Recensione
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