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L’isola e il sogno

L’isola e il sogno di Paolo Ruffilli si legge tutto d’un fiato.

Un romanzo storico polisemico: epica, memoire, reverie, poesia pura, introspezione psicologica, intorno alla figura di Ippolito Nievo.

Ma un romanzo tutto orchestrato con misura, in maniera che si trapassi, per così dire, da un genere all’altro senza avvertirne il distacco né, tanto meno, la stanchezza della monotonia.

La scrittura è lussureggiante e ardente, come la natura della Sicilia e di Palermo, ma anche delicata e sospesa, come nella descrizione di albe e tramonti, che sono paesaggi ‘macchiaioli’.

E ancora, concreta, pragmatica nei dialoghi di politiche e maneggi di corte; ma tagliente, profonda e verace nelle introspezioni del cuore, che non ammettono veli.

La descrizione di quel ‘mare forza nove’ che condurrà Ippolito a trapassare la linea di confine è epica come i ‘nostri’ classici e l’esperienza dell’andarsene ha il sapore veridico di chi sa, da poeta, intuire gli stati ineffabili dell’animo, anche quelli estremi, e forse è andato vicino a provarli.

Vividi i ritratti delle donne che Ippolito incontra: la madre, Bice, la marchesa Spedalotto, la buona Matilde (quasi un personaggio balzachiano, in quella comparsa a fianco del padre nel contesto borghese della ‘famiglia perbene’), eppoi Palmira, fascinosa presenza femminile elementare, donna sogno di Ippolito e, credo, di ogni uomo.

Un libro, in summa, da consigliare anche nelle scuole, perché si possa godere di una scrittura edificante che fa meditare e crescere.

Recensione
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