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Croce del Sud - studio esegetico sulla poesia sociale

A cura della Editrice Sicilia-Terza Pagina, ha visto la luce Croce del Sud, un impegnato saggio sulla poesia sociale di Michele Manfredi-Gigliotti.

Prima di stendere una breve nota sul saggio (che è seguito da una pregevole antologia) è bene, per la conoscenza del lettore, dire dell’autore.

Il Manfredi-Gigliotti è un giovane avvocato, politicamente e socialmente impegnato come può esserlo un meridionalista convinto, un uomo del Sud che vive attraverso le quotidiane esperienze i travagli della sua gente. La sua sensibilità e la sua cultura gli sono da sprone in questa battaglia che egli sa di non combattere da solo. Ecco perché certi momenti del suo saggio li abbiamo visti come una appassionata arringa in difesa non solo della validità, più volte contestata, della poesia sociale, ma in difesa della gente del Sud, oppressa, colpita da mille e millenarie ingiustizie, incapace fin’ora di un vero riscatto.

Anche se il nostro pensiero si discosta, per quanto riguarda altre forme di poesia, da quello dell’autore che, in un “eccesso di difesa”, marchia a fuoco, non possiamo non concordare con lui quando dice:

“Oggi, più che mai, in cui i problemi hanno un excursus ascensionale, nel senso che dalla base vanno verso l’alto, si impone la necessità che la poesia sia rivolta al popolo con il duplice intento di educarne i componenti e sensibilizzarne i governanti”.

Il poeta non può e, diremmo, non deve astrarsi dalla realtà che lo circonda, dalla società in cui opera e che pone sempre nuovi scottanti problemi senza avere ancora risolto i vecchi.

Nel mentre noi siamo, e non vediamo come possiamo non essere, per la più completa “libera scelta” dell’uomo-poeta, ci descriva egli i tormenti suoi interiori o quelli del suo popolo, esigiamo dall’uomo un impegno civile a cui non può sottrarsi per il ruolo che ha il dovere di svolgere nei confronti della collettività di cui è alta e qualificata espressione. Ciò significa, per dirla con Quasimodo, che il poeta non può assumere posizioni passive nei confronti della società.

“Scrivere versi- sono parole di Quasimodo- significa subire un giudizio: quello estetico comprende implicitamente le reazioni sociali che suscita una poesia…Ma un poeta è tale quando non rinuncia alla sua presenza in una data terra, in un tempo esatto, definito politicamente”.

Ci sentiamo di condividere pienamente ciò e, se ce lo possiamo permettere, vorremmo chiedere ai poeti sociali un maggior rigore del linguaggio.

Dopo averlo apprezzato in questo saggio che, certamente, non passerà inosservato in una provincia “dormiente” come la nostra, attendiamo Michele Manfredi-Gigliotti in un impegno diretto con quella poesia che egli tanto ama.

Serafino Marchione

Recensione
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