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Poesie controcorrente e racconti in versi

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Varie sono le opere pubblicate nell’ultimo ventennio da Fabio Dainotti. Tra queste si segnalano l’annuario di Poesia e teoria “Il Pensiero poetante”, oltre La ringhiera con prefazione di Vincenzo Guarracino (edito da Book, 1998), seguono altre edizioni nel 2001, 2002,2004 e 2015 con Genesi e Gradiva, oltre a “Requiem For Gina and Other Poems”, ancora con Gradiva (2019).

Per ultimo un suo bel libretto ha attratto la mia attenzione, dove, attraverso la sua veste elegante, appare come se fosse collegato il pensiero di due immagini tra cinema e letteratura : “La donna del ritratto” e “Ritratto di signora”, fuse in un’unica soluzione rappresentata in sintesi dalla copertina: La “Signora con cappello”, del pittore Federico Zandomeneghi, il quale, dopo essersi trasferito a Parigi, costeggia l’esperienza degli impressionisti, francesi ,nel 1895, rivelandosi, tra i vari dipinti, con alcuni bei pastelli come questo.

L’autore, dando un volto all’impianto narrativo delle sue pagine, non è sfuggito all’intrigo tra “prosa e poesia”, ricorrendo a diversi titoli nella sua arbitraria suddivisione in capitoli. Così da “Strani amori a “Una barbona”, i “testi poetici” così definiti, son diventate “Poesie controcorrente”, tradotte nella sua versione più probabile in “Racconti in versi”.

Al di là delle definizioni i brevi testi del libretto, ripercorsi da una Prefazione e una Postfazione di Paolo Ruffilli e Carlo Di Lieto, formano un’anima all’interno che sembra rimanere in sospeso, nelle sue varie manifestazioni espressive.

Da ogni lato è difficile rintracciare un commento compiuto, i testi si rincorrono in cerca di una soluzione poetica e naturalmente trovano maggiore spazio nella Postfazione in cui s’intrecciano i vari episodi descritti dall’autore.

Da una parte all’altra inizia il percorso costante degli amori trascorsi, in tanti brevi accenni e racconti interrotti in versi.

Tra i baci di fuoco di un “triangolo” sull’erba, una ragazza sfida un giovane timido a unirsi a loro.

“Sulla corriera azzurra, / il ragazzino è biondo, ben vestito: / indossa un farfallino.” Poi stringe tra le sue le gambe di una bella sconosciuta, proprio come in un episodio, “un amore difficile” di Italo Calvino (era un fante allora).

Da un décolleté di donna, / morbida nel guardare, lenta a dire” si finisce in un brusco incidente contro un albero di un “bello” con tutti gli attributi, mai strafatto come il suo amico.

“…noi, soli al mondo.” Nell’intimo appartarsi, era come iniziare la carriera per gli emuli dei “fidanzatini di Peynet”. “Suono sulla tastiera del tuo corpo / le musiche più belle e più dolenti, / malinconiche, ardenti, / prima e dopo l’amore.”

Un inno poetico alla bellezza femminile.

Dietro una cabina al mare, un abbraccio furtivo… seguito da una scenata di gelosia della fidanzata.

In un ristorante di Caserta si consuma un addio tra i pianti (… piangevi anche tu, come tutte / le donne che han deciso di troncare; i piatti / tornavano in cucina intatti ancora.)”

Al fischio compariva un cavallo come in un film western….

Nell’armadio un abito da sera che manca, come se non ci fossero i soldi per mangiare!

In Una chiesa laggiù “C’è uno zampillo chiaro nel giardino, / che canta una canzoncina, / di sole quattro note, / ma vorresti ascoltarla, sempre, sempre.”

Dietro la narrazione, una conclusione in versi rimasti “intatti”: “E’ l’acqua primordiale della nascita, / che ti culla e t’invita ad annullarti, / come una macchia nella nuda terra.”

Un viaggio accidentato di una madre nell’estremo sud, da Padre Pio, per sapere la sorte del figlio che alla fine viene dal Santo “miracolato.”

Tra gli ultimi, uno dei tanti ritratti femminili: una ragazza dispettosa che si lamenta di essere stata svegliata dopo l’amore:

“Ti amo”, dissi io, studentello inesperto; / ma tu diretta, senza orpelli: “Io no!”

Le ultime due prose poetiche “Auto blu”, “Una barbona” si dilungano in particolari. Nella prima una donna “ha piacere di essere richiesta, / come dice l’Antico, anche quando rifiuta;” Nella conclusione sospesa: ”Adesso vivi con la tua famiglia,n/ invecchiando; felice? Non si sa: /ni conti si fanno alla fine.”

Infine le peripezie di una povera donna (la barbona) ospitata da un amico che poi la manda via, dopo aver buttato i suoi “quattro stracci” nell’atrio.

Il viaggio nella memoria di Fabio Dainotti che ho qui riassunto per dare un’l’idea un po’ più precisa di come i ricordi si frammentano e stentano a stare insieme. E così i vari testi sparsi si raccolgono formando tante storie a sé, un’unione ideale che si contrappone alla parte reale del libro, più analitica ed elaborata, variamente definita.

Dietro le apparenze della Signora con cappello sembra celarsi l’autore, come se con un altro libro, volesse voltar pagina, un collage immaginifico che sembra completare un sogno rimasto in sospeso
Recensione
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