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Cronache di letteratura inglese dall’angelo ribelle a Frankenstein

Il viaggio inglese di Daniela Quieti. Così la letteratura diventa un atlante umano

Daniela Quieti, una anglista, ma anche poetessa e giornalista che ha già dato contributi di rilievo allo studio della letteratura inglese, con efficaci saggi su Francis Bacon, Thomas Stearns Eliot e, da ultimo, con Grendel e il poeta da Beowulf a Shakespeare, riesce in sole 140 pagine ad affrontare uno dei periodi più complessi e travagliati della storia culturale inglese.

Cronache di letteratura inglese dall'angelo ribelle a Frankenstein (di recente presentato al FLA a Pescara, città dell'autrice) non è – e forse non voleva intenzionalmente essere – un insieme di saggi di approfondimento critico, ma con sobrietà e puntuale coerenza e sinteticità, voleva ripercorrere i momenti più significativi della storia sociale, culturale, delle lotte religiose (con la centralità della Bibbia), soprattutto letteraria, che si sviluppa in Inghilterra nel periodo che si estende grosso modo dalla fine del Rinascimento all'età Vittoriana, attraversando momenti, tendenze e soprattutto prendendo in considerazione personaggi che ne sono stati i principali protagonisti, partendo da John Milton, l'autore del Paradiso Perduto, che diede il suo nome al XVII secolo (l'età di Milton) per arrivare a Walter Pater, che ha avuto nel campo della critica e dell'estetica una influenza notevole su tutti quelli che sono venuti dopo di lui, non ultimo il D'Annunzio del Fuoco.

Il tutto passando attraverso autori come John Donne e i poeti metafisici, del predicatore John Bunyan con The Pilgrim's Progress, John Dryden e la Restaurazione, Daniel Defoe e il suo fortunato Robinson Crusoe, considerato da molti come il "padre del romanzo moderno"; Alexander Pope, poeta indiscusso dell'età dell'Illuminismo inglese; Horace Walpole con il suo celebre The Castle of Otranto, che introduce la letteratura gotica in Inghilterra; William Beckford, il cui Vathek torna in questi anni di sorprendente attualità, definito da Borges – come sottolinea la Quieti – il primo inferno dell'età moderna; Mary Shelley con il suo Frankenstein; William Wordsworth autore tra l'altro del romantico Lines Written in Early Spring, che riafferma il rapporto privilegiato, dopo lo spaesamento dell'età industriale, dell'uomo con la natura; Samuel Taylor Coleridge, che definisce la poesia come "una temporanea sospensione del dubbio", soprattutto nella celebre Ballata del vecchio marinaio, il componimento più noto delle sue Lyrical Ballads, John Keats, che, con un canto univetsale e sempre attuale, incarna nella sua pienezza il romanticismo inglese – chi non conosce la celebre frase incisa, per sua volontà, sulla tomba del cimitero protestante di Roma che contiene i suoi resti: "Qui giace un uomo il cui nome fu scritto nell'acqua"?; Elisabeth Barret Browning, uno dei nomi più importanti della letteratura inglese al femminile, molto attenta alle problematiche sociali, anche del nostro paese, che trascorse gli ultimi quindici anni della sua vita nell'amatissima Firenze, insieme al marito, il grande Robert Browning; William Makepeace Thackeray, il fortunato autore di Vanity Fair.

Qualche breve considerazione su tre degli autori considerati. Il primo, John Milton, l'ultimo, Walter Pater, e John Donne, il maggiore rappresentante della poesia metafisica. Di Milton vorrei in particolare evidenziare che è stato uno dei primi poeti stranieri a scrivere testi poetici nel nostro idioma (famosi tra gli altri Ezra Pound e James Joyce), "la lingua di cui si vanta amore", che padroneggiava benissimo, ancor prima di venire in Italia nel 1638, a giudicare dagli ottimi cinque sonetti e una ballata che ci ha lasciato e che assai bene figurerebbero nelle antologie della nostra poesia.

Grazie alla sua straordinaria conoscenza dell'arte poetica italiana e di quella del sonetto in particolare, Milton contribuì in maniera decisiva al rinnovamento del sonetto stesso e della poesia inglese, anche relativamente agli aspetti sociali della poesia, che rappresentò una assai fruttuosa alternativa al già notissimo sonetto shakespeariano. Di Donne vorrei dire – e lo sottolinea Quieti – che grazie anche alla attenta rivalutazione di Eliot col suo magnifico saggio del 1921, The Metaphisical Poets – finisce per influenzare non solo la poesia di Eliot stesso, ma quella di tutto il Novecento. "Tennyson e Browning – scrive Eliot – sono poeti e pensano; ma essi non sentono il loro pensiero immediatamente come profumo di una rosa. Un pensiero per Donne era una esperienza: modificava la sua sensibilità. Quando la mente di un poeta è perfettamente equipaggiata per il suo lavoro, essa non fa che amalgamare costantemente esperienze disparate (...) nella mente del poeta queste esperienze formano continuamente nuovi insiemi".

Ma John Donne è fondamentale anche per diversi artisti. Pensiamo alla pittura metafisica dei fratelli Giorgio de Chirico – al suo magnifico Ettore e Andromaca, tanto per fare un esempio – e Alberto Savinio, fondatori di un modo completamente nuovo di fare arte, che Breton identifica come "mitologia moderna". Anche Walter Pater, con il suo estetismo ("praticare l'arte per il gusto dell'arte") trascende l'ambito squisitamente artistico e letterario per investire l'intero pensiero europeo.

Scrive di lui, tra l'altro, Mario Praz, che né è stato uno dei più severi e attenti studiosi, a cui fa opportunamente riferimento, come pure ad Angelo Conti, anche Quieti: "Come critico d'arte, il Pater, incapace di distinguere una vera da una falsa attribuzione, eccelle nell'intuire il clima di un'ispirazione, d'un gusto, d'una maniera; il saggio sulla Scuola di Giorgione è l'esempio più caratteristico, basato com'è su attribuzioni oggi riconosciute false, eppure penetrante con sottigliezza incomparabile nello spirito idillico della pittura "giorgionesca". Come può avvenire un tale miracolo? Forse al modo stesso in cui Goethe intuì lo spirito del Faust di Marlowe attraverso la rozza deformazione del teatro dei burattini".

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