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Controcanto

L'enigma del tempo

La quinta edizione (2011) del Premio letterario “Città di Castello” ha salutato vincitrice, per la Sezione Poesia, una poetessa che ha già ricevuto, nel nostro come in altri paesi, significativi riconoscimenti. Angela Ambrosini (Controcanto, Edimond, 2011, Prefazione di Alessandro Quasimodo) è docente di Lingua e letteratura spagnola nel Liceo “Città di Piero” di Sansepolcro; è studiosa di letteratura e traduttrice di testi spagnoli di poesia e prosa; è vincitrice e finalista di oltre 150 concorsi di letteratura, nazionali e internazionali.

Controcanto si affianca alle precedenti sillogi poetiche (Silentes anni, 2006; Fragori di rotte, 2008) e libri di racconti brevi (Semi di senape, 2007, e Storie dall’ombra, 2011). Il volume segna il conseguimento di un livello espressivo di grande maturità. Suddiviso in cinque sezioni (Lievito al tempo, Tra terra e mare, Poiein, Communio, Haiku) si snoda sul filo di imprescindibili domande sulla vita e sul mondo, sul passato e sul presente. Ma è, in particolare, l’”enigma del tempo” lo sfondo su cui si riflettono le interrogazioni, incalzanti, precise, senza sbavature.

L’arte poetica è l’esercizio intellettuale che forse meglio consente di interrogare l’esistenza («quest’antro | tetro che chiamano vita») e di penetrare nelle profondità dell’animo umano. Angela Ambrosini – sulle tracce degli amati poeti italiani e stranieri, citati in esergo – affronta con intelligenza e sapienza il percorso conoscitivo che l’arte poetica le permette. Lavora nell’officina stilistica, dedicando la massima cura al ritmo e all’espressione verbale. Opera sulla parola, ne ricostruisce l’essenza, la libera dai colori dell’uso quotidiano, ne ridefinisce e potenzia il significato, offrendoci un dettato espressivo lucido, rigoroso e insieme coinvolgente.

Un libro da leggere e da meditare, ricco di proposte e prospettive, incentrato sulla ricerca appassionata del senso delle cose. Un libro che scava nel «fiume degli anni», disegna paesaggi di «cieli e terre e acque» grazie alla memoria, che «strappa echi di marea al silenzio dell’approdo», perché «Prodiga è la vita se incisa | rimane come roccia al vento | a tagliare altre nubi e altre stagioni | ancora, se la morsa del buio | non basta a gettare cancrena | sulla ghiaia dei giorni».

Come si può agevolmente osservare, il linguaggio di Ambrosini, personalissimo, è tuttavia intessuto di richiami ai testi della maggiore poesia nazionale e internazionale e rifugge dai semplicismi sentimentali. Anche quando l’autrice affronta un tema di drammatica attualità come il terremoto de L’Aquila. Il ricorso all’anafora, stilema privilegiato nella silloge, conferisce alla poesia le vibrazioni di un inno religioso: «Tornerà lo scalpello a battere su muri, | pietra rifulgerà sotto il sole del Gran Sasso | e ancora nido all’Aquila sarà, | tenace, città tenace di storia e di bellezza». Oppure quando dedica a Giuseppe, «ventenne vecchio e randagio», una nota di struggente ricordo: «L’ho visto mesi e anni | bussare alle porte della storia | finché di lui ci è rimasta un giorno | solo memoria. | Quel giorno era un giorno come tanti, | per noi che casa e patria abbiamo | e affetti e cose care da cullare».

Recensione
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