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Il retrogusto amaro

Ferragosto

“Sveglia, sveglia,
gi dalle brande!”

Qualcuno ha detto che
quando vien la Babilonia
alzarsi dopo l’alba
sia troppo tardi.

Cos scrosto collezioni di ore
nel contemplare brezze che
con l’avanzare del chiaro
devo lasciare alle vetrose notti
insieme ai luccichii perduti
tagliando inesorabile
il gioco al proseguire.

Ma quando guadagno la spiaggia
per vender cocco,
non so mai se piova.

Il centesimo

In doppia coppia
mi appaiono sul tavolo
il re spagnolo
e il musico austriacante
vicino all’uomo di Leonardo.
Ad esse si accostano
del Campidoglio la piazza
ed il tempio di Torino.
Appresso, di Venere
l’epifania solo del viso.
Pi in l si staglia
del sommo Guelfo
il profilo austero
e dopo, il Colosseo brunito.
L’arte di Boccioni
che corre nel futuro,
sormonta appena la porta
dov’era il Muro di Berlino.
Solitario e lontano
il pi piccino,
quell’uno che a volte
manca sempre a far tondo
l’intero di ciascuno.

La legione

Luoghi che mai rendono
quello che hanno rapito.

Del tempo legionario,
invisibili si tendono catene
a Sidi-Bel-Abbes
tra i datteri lucenti,
mentre la tua camurra
ruota prima e dopo il riso
tra i coriandoli di cuore.

Sei ancora mia.

Per quel che resta,
per quel che vale.

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