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Tornare a Venezia

Campo S. Barnaba

Quando la lana silenziosa
del tuo fluente crine
soppiattamente ombreggia a cornice
l’ascoso sguardo
che incanta senza suono,
ritorno al campo dei Poeti.
Lì dipingo fiori caduti
col volo dei colombi
mentre unge l’anello
un malcelato sudore
di fitte goccioline
come nebbia d’agosto.
Tra i due ponti,
giorno per giorno,
dell’anima perdo un pezzettino
che diventa un mistico
appuntamento con il sole.
E mentre attendo ansiosamente
ad un’incerta quiete
per restare al di qua
della traccia del rio,
mi domando se
l’essere amati sia solo
sentirsene l’oggetto.

L’acqua alta

Spente le luci alla città,
per le strade marine
scorrono liquide tinte
e bisbiglia appena il vento
serrato tra i marmi
morsi da acide risacche.

Così, striscia dalle fessure,
dilaga bassa,
e avvolge piano piano
i corpi e le cose.

E’ lei l’Onda
che squassa e spazza
mentre sugli usci restano immoti
visi di donne
coi seni ormai senza profilo
cercando riparo
al vorticoso lume
di una fiamma.

Gondola

Né panfilo o barcone,
ma solitaria gondola
sottopassando un ponte.

Mi spogliavi e rivestivi
fino a sconquassarmi l'anima,
a scassinarmi il cuore
con la parola
fattasi arnese.

Ora mi cerchi
con il tuo silenzio ?

Rapiscimi ancora
con le tue parole !

Allora baciarti non sarebbe solo
donarti il sapore di conquista,
ma darmi un profumo di vittoria.

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