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Florilegi femminili controvento

Più che passi scelti, direi versi scelti, calibrati sullo spessore di figure femminili controvento. L’opera si snoda in sezioni: Dediche, Piccole donne, Donne di casa mia, Incontri, Florilegi d’amore e di memoria, che colgono attimi, gesti, sguardi o scelte di vita di figure che ora si stagliano nitide ora appaiono appena colte nella quotidianità, affrante dal dolore o solari nel vincolo dell’amicizia e dell’amore, versi che ammaliano per l’armonia che intreccia l’uso sapiente di termini che riaffiorano dalle antiche radici greche in connubio con quelli latini e/o del parlato quotidiano, che ha la capacità di far diventare il contingente occasione per superare il dato reale e recuperare valori.

In Dediche il corpo, valigia d’argilla inaridita si libera della sua caducità, perché levita una levità azzurra, l’anima migra in un viaggio infinito. Per Carola la poetessa sparge rugiada-pietas / umana / tremuli petali viola, per Carola che sul muro di pianto rinasce a nuova vita. Madre Teresa di Calcutta rinasce altra nell’altro, redento il dolore, colta in offerta di sé. Laura ci è presentata con il volto di candida ninfea, con l’andare di petalo leggero a cui si schiara la risposta, mentre per chi resta vi è l’illusione di rivedersi in un angolo di sole. Cristina è per improvvisa gelata // come nota stonata / nella più armoniosa melodia straziata nell’acerba primavera. Maddalena, merla operosa è colta nel respiro trasparente del marmo, mentre la vita di Rita Levi Montalcini nella gioia-stupore sempre di scoprire / il sacro del creato e di ogni creatura.

In Piccole donne si chiede al vento, metafora della morte di non sfiorare il dono … di un calore innocente, di non ferire l’albero-storia di vita perché a primavera ha voce di fiori / nunzio di frutti del vivere maturo. In Donne di casa mia riaffiorano frammenti memoriali e si intrecciano ghirlande di frasi sospese per zia Pina, travolta dai gorghi, si staglia la madre Lia: ora che il non averti / è certezza di cristallo, una madre guerriera sempre / negli artigli quotidiani della vita, / … corazzato il cuore al sacrificio. In Incontri la presenza degli assenti, il ricordo di volti e passi come il ritrovarsi accende d’oro / lo smalto di quel momento, nello smarrirsi è un ritrovarsi lieti. I fiori-stelle … rapite al prato della notte sono simbolo della fatica gioiosa del vivere con il giallo gelsomino, il fiore di robinia rigenera riti come il rinnovato impegno d’amore, il giacinto dona un profumo amicale mai svaporato di una amicizia, gli occhi di Madonna spargono segni di presenza divina.

La peonia che si spetala alla pioggia inattesa d’aprile è di monito per la sua rinnovata vanità, ma anche simbolo della vita-rinascita. Iterazioni, ossimori, sinestesie, sapientemente tessuti tra una strofa e l’altra, rendono musicale il verso pur nella struttura franta e densa di emozioni visive.

Recensione
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