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La voce di dentro

Lo vediamo lì il poeta a rubare “la poca luce | che penetrava dai vetri della finestra | fino al calare delle ombre: | sentinelle delle notti lunghe”. Il figlio dei contadini si è aggrappato a quella luce, ha fatte proprie le battaglie omeriche, ha mutato residenza convinto della rivalsa sociale, ma ecco che “la voce di dentro” recupera il calore familiare attorno “ai tizzi del focolare, porta a vedere gli orizzonti segnati dai campanili “che raccontano vicende | sulla lavagna azzurra del cielo”. I Borghi sono vegliati dai pochi vecchi rimasti che continuano a tramandare “sulle pagine ingiallite | delle tradizioni” leggende e storie per i nipoti che tornano da lontano “a respirare le proprie origini”. Il poeta per una “affermazione mirata” ha traslocato e ha una sua storia di verità e amore da tramandare. Ed ecco gli umori della terra farsi vivi nei suoi versi dedicati al padre, sacerdote di un connubio con la madre terra, suo vignaiolo dallo sguardo dolce, l’uomo che insegnava “il corso della luna”, maestro, educatore, bussola.

Deve aver pensato nuovamente a lui nell’uso metaforico delle parole amiche che ristorano “come una pergola d’ombra/sotto cui asciugarsi il viso perlato di sudore”.

Ai suoi insegnamenti d’amore e di giustizia si è rifatto quando ricorda che a riparo delle bombe “ in una grotta”… “sentivamo più triste | il significato dell’Avvento” nel dicembre del 1943. Quel mandorlo fiorito e non altri al tiepido sole di marzo ha scandito il calendario della vita che riprende e comunque ripropone il senso di giustizia che pare “rintanata tra le spine aggrovigliate della legge”. Mancano certezze e i giovani ingannati sprofondano “in un mare senza vento, | senza sponde”. Alla coltre nera della notte il poeta contrappone il miracolo delle mammole “dietro la siepe spoglia, il mormorio dell’acqua limpida | del fosso la prima voce: | sbadiglio di primavera”.

Anche nella bufera gioisce dell’uccello “al riparo nella siepe,” perché sa che “il sole… | mette le ali alle creature atterrite, | scioglie il gelo delle ombre | del cuore spaurito | dentro l’attimo di smarrimento”. La consapevolezza del fluire delle stagioni si legge nell’immagine del contadino: “Lentamente l’anno gli piegava i ginocchi”. Al cittadino che si affretta e non sa dove andare contrappone le mete della giovinezza, il mare ondeggiante di reste, la campagna “palpitante di voci e mistero” di cui il padre “con gli occhi carezzava i flutti”. Malinconicamente afferma che “i sentieri si sono persi | dentro l’abbandono” e sono “smarrite” anche le civiltà ,perduti nella memoria i fasti dell’Abruzzo. Tirate le somme due punti saldi rimangono al di fuori della famiglia: gli amici e la Luce. “L’amico è amico | se dentro mi tiene e mi sente | come una sua vita” e “nel mare dello spirito non c’è bisogno di timoniere: c’è Dio”.

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