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Poeta interessante, Pietro Nigro, già autore di varie raccolte di versi. La sua ispirazione, in questo libro esile ma denso, è focalizzata su pregnanti meditazioni sull’esistenza (Non sia la mia vita | un giocattolo dimenticato | dal capriccio di un dio …) su desideri di solitudini (Ho voglia di uscire stasera | ombra che sfugge altre ombre …) su una inesausta aspirazione alla pace (Pace, gradevole frescura | come gelato implorato da un bimbo …). I testi poetici della raccolta sono a versi liberi, di metro assai diverso, alcuni assai brevi (Quella strada | le luci nella notte | il mio universo | una strada vuota … e ancora, L’erba | tremula | sul prato …) altri assai lunghi e distesi, di andamento quasi prosastico (suprema voce che sorvola i tempi di un’eterna espansione | espressione di una volontà che implica il ricongiungimento…)

Non mancano poesie che affrontano temi sociali come Palco TV (che condanna una società massificata e vittima del feticcio televisivo) e liriche che si nutrono delle suggestioni del paesaggio (spume di onde infrante sulla scogliera | in continuo amplesso | e leviganti carezze sulla battigia) per approdare a meditazioni sul senso della vita (… quando ero solo pensiero | o forse embrione | o forse caso | del magma che si fece mente | sapienza e attesa …). Gli esiti migliori, di questo libro, Nigro li raggiunge, a mio avviso, nelle poesie intrise di intenso lirismo unito ad una tensione verso l’oltre, come Parlami, notte (… che conceda ai miei occhi | una luce che mi guidi | nel mio percorso estremo …), Io, il tuo cosmo, il tuo Dio, Grigi eterni (voce che s’interroga nel suo vagare eterno, | verso un percorso che al termine del vortice | eternerà la mente). Interessanti e suggestive, infine le poesie d’amore (le ultime otto) scritte dopo un breve soggiorno a Parigi.

Recensione
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