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Sentimento dolente ed aura di magia
nella poesia dialettale di Lilia Slomp Ferrari

Nel quadro del diffuso rinnovamento della poesia dialettale italiana compiutosi nell’ultimo trentennio1, che ha portato ad esiti letterari del tutto equivalenti a quelli della più accreditata poesia in lingua, viva e qualificata è stata la presenza di poeti che hanno scritto e scrivono in dialetto trentino.

Se qualche antologia è stata poco generosa verso i poeti che si esprimono nelle parlate delle diverse valli della provincia trentina 2, gli studiosi più documentati e sensibili hanno incluso in anni recenti diversi poeti dialettali trentini nelle loro scelte antologiche 3.

Fra questi c’è una poetessa la cui scrittura ha un particolare smalto linguistico ed un suo stile di inconfondibile fascino, nel quale esprime, con esiti poetici di suadente bellezza tutto il lavoro di scavo della sua interiorità, assieme ad un’accorata meditazione esistenziale: Lilia Slomp Ferrari.

Nata nel 1945, la Slomp si è imposta all’attenzione dei critici con la sua prima raccolta edita in dialetto che risale al 1987, En zerca de aquiloni (In cerca di aquiloni) Reverdito Editore, Trento, con presentazione di Elio Fox. Ad essa è seguito, nel 1990, il volume Schiramèle (Capriole), Editrice La Grafica, Mori (TN), sempre con la presentazione di Elio Fox e poi altri due più mature raccolte, Amor porét (Amore mendicante), 1995, Editrice La Grafica, con prefazione di Renzo Francescotti e Stiarìa (Malia), 2002, Editrice La Grafica, con Prefazione di Tavo Burat. Intervallate a queste opere dialettali, tre raccolte – pregevoli – di poesie in lingua4.

Già nella presentazione del suo secondo libro, Schiramèle, l’illustre critico e storico della letteratura dialettale trentina, Elio Fox, scriveva di… Un libro che va letto attentamente, perché offre aspetti della poesia dialettale che non sono consueti nel panorama della poesia contemporanea.

E di consueto c’è veramente poco nei versi di Lilia Slomp.

Essi sono infatti contraddistinti da un linguaggio ricco di seducenti metafore che spesso attingono al mondo della natura e del paesaggio. Sono invenzioni linguistiche che affollano lo scorrere armonico dei versi di una serie fitta di immagini pittoriche e vivificanti, che trasportano il lettore in colorite realtà parallele, in ovattate visioni oniriche, in squarci di panorami dell’anima, dove riverberano tutte le gamme e le antinomie del sentimento: il dolore e la gioiosità sensuale, la meditazione e la nostalgia, la rabbia e la speranza, l’abbandono nel grembo della natura e l’indignazione per le ingiustizie del mondo.

Si legga ad esempio Striarìa (Malìa), dalla raccolta omonima del 2002 :

L’è na sera de mus’cio questa,
umida come i to làori
a la tompesta che ne sgrifa.
No gh’è paze per le fade
inozènti. Le strìe le gà òci de foch,
cavéi che fila ‘n encantesim stròf.

La me vesta enrapolata la bina
la rosada per cavarte la sé.
E ti pèrs en la striarìa
te sassìni penséri fiordaliso
brusàndoli ai falò.

L’è ‘n sgrisolón el mus’cio
a svoltolón enté le scavezzàie
del ziél. E mi me desgàrtio i cavéi
en pèteni de tramontana
quando el lóv el zerca la so tana
per l’ultima schiramèla de vita.

Zita, zita, ‘mbastìsso i fiori,
i colori, la me storia lontana.

È una sera di muschio questa,
umida come le tue labbra
alla tempesta che ci graffia.
Non c’è pace per le fate
innocenti. Le streghe hanno occhi di fuoco,
capelli che filano un incantesimo buio.

La mia veste stropicciata raccoglie
la rugiada per dissetarti.
E tu, perso nella malìa,
assassini pensieri fiordaliso
bruciandoli ai falò.

È un brivido il muschio
a rotoloni nelle capezzagne
del cielo. E io mi dipano i capelli
in pettini di tramontana
quando il lupo cerca la sua tana
per l’ultima capriola di vita.

Zitta, zitta, imbastisco i fiori,
i colori, la mia storia lontana.

Appare evidente la felicità espressiva con la quale viene rappresentata, o meglio evocata, una sorta di simbiosi magica col mondo della natura. La raccolta infatti intende celebrare la striarìa, la malia, la fascinazione del bosco, con la sua fata Vivana, coi suoi folletti, i suoi muschi e le sue betulle, i suoi prati alti e le sue rugiade.

Ma una lettura più profonda ci fa intendere che il bosco è anche emblema del nostro vivere5, della nostra condizione di fate innocenti e di streghe dagli occhi di fuoco, dove c’è spazio per le tenerezze (la mia veste stropicciata raccoglie | la rugiada per dissetarti…), per la sofferenza (e mi dipano i capelli | in pettini di tramontana | quando il lupo cerca la sua tana | per l’ultima capriola di vita), ma anche per la speranza rasserenante (Zitta, zitta, imbastisco i fiori, | i colori, la mia storia lontana.).

Evidenti sono pure, dall’esempio fatto, le caratteristiche formali delle composizioni della Slomp. I suoi testi poetici sono in genere brevi, esili, con versi anch’essi brevi (spesso settenari). Vi è presente quasi sempre un sapiente gioco di rime. La poetessa, che talvolta si cimenta anche con le forme classiche del sonetto (bello il Sonetto 3 di Amor porét), o con le quartine di endecasillabi a rima alterna (Per ti mama, Per te mamma, sempre da Amor porét)), il più delle volte predilige versi più liberi e di vario metro, con rime più rade e irregolari, che però si infittiscono nel finale di ogni composizione, rendendo più musicale ed incisiva, talvolta di lapidaria bellezza, la conclusione della lirica. (... el spègio da la cornis d’argent | e deventar de preda e mus’cio | senza un lament…lo specchio dalla cornice d’argento | e diventare di pietra e muschio | senza un lamento. ).

Qualche volta, come nella poesia su riportata il gioco delle rime è più complesso. C’è una rima ripetuta (tramontana, tana, lontana), qualche rima interna (colori che riprende fiori, enrapolada-rosada, vita-zita), nonché l’assonanza foch-strof.

E in pochi versi la poetessa (pur restando fedele ad una sostanziale semplicità di linguaggio) riesce a creare tante immagini, cariche di altrettante risonanze emotive, che si fa quasi fatica a ‘star dietro’ al fluire dei suoi versi.

Facciamo un gioco.

Lasciamo per un momento gli strumenti dell’analisi letteraria, chiudiamo gli occhi: comincia la visione-sogno-film-videoclip della poesia. Appare una sera umida e il muschio, emergono labbra umide (desiderio? effetto di un bacio?). Entrano ora in scena le fate innocenti e le streghe dagli occhi di fuoco. I loro capelli filano un incantesimo che è scuro come la notte che avvolge tutto. Ecco una veste (di donna, di fata?) che raccoglie rugiada per togliere la sete. A chi? Non c’è tempo per rispondere, incalza un’altra scena: i pensieri fiordaliso sono assassinati, bruciati in un falò. L’avete visto? Rischiara la notte, illumina la scena. Ritorna il muschio, ritorna l’autrice-donna-fata, che scioglie i capelli in pettini di tramontana (bella e originale questa immagine!). La tramontana vi fa sentire il suo ululato (siamo in un bosco, tra le montagne) ed ecco che appare il lupo che cerca la sua tana per l’ultima schiramèla di vita. E non è finita. La donna-fata ritorna per un’ultima pennellata di luce e di memoria, imbastisce i colori e la sua storia lontana e quel lontana riverbera con tana (e col suo senso di morte: l’ultima capriola di vita), fa eco alla tramontana e con essa viene riportata nel buio, nel silenzio.

E tutto questo affresco, di senso e di colore, in soli diciannove versi, in trenta secondi, per chi ascolta la lettura. Non è magia?

Ora che abbiamo imparato a giocare con i versi della Slomp, ecco quest’altra poesia, Ombrìe, Ombre, da Amor porét:

Ombrìe, ombrìe, quante
ombrìe su la me strada.
Ghe coro drìo descólza,
sgólo per no pestolàrle.
L’è m’à gargà le spale
de tute le so zèrle piene
de ‘nsògni, stramberìe,
pecadi, cros. Ombrìe.
Ombrìe da le face segnade.
Figure de silenzi zigadi
a testa bassa, quando
anca la rabia la se sfanta
al sgrisolón de na vita
che vòl la so canzon
.

(Ombre – Ombre, ombre, quante | ombre sulla mia strada. | Le rincorro scalza, | volo per non calpestarle. | Mi hanno caricato le spalle | di tutte le loro gerle piene | di sogni, stranezze, | peccati, croci. Ombre. | Ombre dalle facce segnate. | Figure di silenzi urlati | a testa bassa, quando | anche la rabbia svanisce | al brivido di una vita | che vuole la sua canzone.).

Poesia indubbiamente più dolente. Le ombre sulla strada sono cariche di pene, ci danno sgomento perché sono tante, perché vuotano sulle nostre spalle sogni, stranezze, peccati e (soprattutto) croci. Un quadro questo, che esemplifica mirabilmente un sentimento doloroso, presente in tutta l’opera della poetessa trentina. Ad esso fa da controcanto, però, una gioiosa vitalità, una femminile, sottile sensualità di cui questa rarefatta poesia dialettale è imbevuta. (Ò slargà la gàida | per ciapar l’ultim ragio | de sol, el più sfrizènt, Ho allargato il grembo per afferrare l’ultimo raggio | di sole, il più frizzante…senza gnanca na sbrìndola | de seda su la pèl: brasa | per i to dedi che sgòla. ..senza nemmeno un brandello | di seta sulla pelle: brace | per le tue dita che volano…).

Sarebbe però riduttivo confinare nelle due polarità del dolore e della gioia di vivere il ricco mondo poetico della Slomp.

Se parecchie sue poesie si soffermano sull’evocazione del peso del vivere, che – come si è detto – sovente si discioglie nella forza vitale del suo essere donna, non mancano i testi poetici che celebrano la sua sete d’affetto, una sorta di bramosia di sentimento (non a caso uno dei suoi libri più densi si intitola Amor porét, Amore mendicante: L’è la me pèl che brusa | entrà le ombrìe | per el me amor porét | che ‘l gira nut… È la mia pelle che brucia | tra le ombre | per il mio amore mendicante | che gira nudo.. ).

Talvolta le sue poesie si colorano dello struggimento della nostalgia, della tristezza per le cose perdute: O’ smigolà el me pan | sui scòrtoi scondùdi | de la me zoventù…Ho sbriciolato il mio pane | sui sentieri nascosti | della mia gioventù…e ancora… Nissun pù m’à piturada | soto l’arbol de la mél | con dedi de poesia…Nessuno più mi ha pitturata | sotto l’albero del miele | con dita di poesia.

Varie composizioni, poi, contengono una trasfigurazione del quotidiano operato dalle effusioni di una fantasia levitante.

E non mancano i testi che esprimono una partecipazione dell’autrice ai problemi della nostra società contemporanea (Emigranti, E i sbara, i sbara, E sparano sparano: …entél vert dei pradi | pòpe dai òci fiordaliso | per campi di formént | enmaciadi de ross…nel verde dei prati, | bimbe dagli occhi fiordaliso | per campi di frumento | macchiati di rosso…)

Se a questi temi e motivi aggiungiamo la costante presenza di una tensione verso l’assoluto (Elio Fox parla di un suo bisogno di eccelso, di vocazione al sublime ) capiamo che la Slomp è una poetessa di valore, che la sua poesia in dialetto (tra le più intense nel panorama dei poeti dialettali italiani contemporanei) è da conoscere e da studiare, per il suo spessore letterario, e per la magia di emozioni che dà il fluire dei suoi versi.

Facciamo un gioco. Chiudiamo gli occhi…

Note

1 Franco Brevini, uno dei più autorevoli studiosi di poesia dialettale italiana, fa risalire ai primi anni settanta la data di nascita della stagione neodialettale (F.Brevini, Le parole perdute, Einaudi, 1990, pag. 40).

2 L’antologia Il pensiero dominante, poesia Italiana 1970-2000, Garzanti 2000, di Franco Loi e Davide Rondoni, include solo due poeti trentini, Renzo Francescotti e Fabrizio Da Trieste.

3 Vittoriano Esposito, studioso della poesia dialettale, con specifici interessi per quella trentina, nella sua antologia, L’altro Novecento, vol VI (Panorama della poesia dialettale), Bastogi, Foggia, 2001, include cinque poeti trentini su settanta. Luigi Bonaffini e Achille Serrao nella loro Dialect Poetry of Northern & Central Italy, AGMV, Legas New York, 2001, ne antologizzano sei. In entrambe le opere è presente Lilia Slomp.

4 Nonostante tutto, Edizioni U.C.T. Trento, 1991; Controcanto, Edizioni U.C.T. Trento, 1993; Leggenda, Edizioni U.C.T. Trento, 1998. Di imminente pubblicazione un’altra raccolta di poesie in lingua. Per la sua poesia in italiano la Slomp è inclusa nell’antologia di V.Esposito L’altro Novecento, vol II (La poesia femminile in Italia) e vol. III (La poesia etico-civile in Italia) Bastogi Editrice Foggia, 1997.

5 Ermellino Mazzoleni, analizzando la raccolta Striarìa della Slomp, parla di un libro che va letto a due livelli, realistico ed allegorico ed afferma che un filo sottilissimo, e tuttavia visibile, attraversa l’intero volume poetico, si tratta di una presenza importante che amalgama e dà senso alle liriche, quello dell’esistenza. (E. Mazzoleni, La magia dell’esistenza in Striarìa di Lilia Slomp Ferrari, Ciàcere en trentin, n° 65, sett. 2002,p. 20).

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