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Il reale e il possibile

Il fenotipo

Il nuovo lavoro di Giovanni Di Lena, poeta di Marconia, Il reale ed il possibile va ad accrescere le sue numerose pubblicazioni di raccolte di liriche. Il poeta rimane sempre legato ad una costante, la sua intimità, ma ogni volta dà un’interpretazione sempre diversa e originale!

Possiamo valutare il tutto nei suoi approcci con la realtà che lo circonda; rimane il fatto che Giovanni è sempre molto comunicativo. E’ piacevole scoprire, in ogni sua poesia, la novità nella sfumatura: così come nella prima parte della sua raccolta che egli chiama “Terra”, rappresenta il suo corpo immerso in un contesto territoriale al quale il poeta stesso è fortemente legato.

“Abbandonata | come una chiesa di campagna | è questa gente insolita”…. tiene chiusa “Nel Petto” l’incertezza della sua gente non riuscendo a descrivere l’operato della “gente insolita”.

Così, il poeta parte dalla difficoltà di comunicare e di capire la propria avventura denunciando “Senza Scrupoli”, una terra che vuole crescere e alla quale si promettono delle prospettive che puntualmente le vengono negate. Una terra che viene utilizzata come discarica “… Ed ora – il cratere | ci ripaga con la morte | – i fautori ci ripagano con un nuovo cratere”. Una visione rassegnata di gente che sa, ma che si lascia morire, dobbiamo ancora | chinare il capo | e senza fiatare | farci bruciare anche la nostra dignità?” Si interessa anche di “Questioni Lucane”, laddove troviamo anche l’indifferenza di un popolo (“Venne l’Ispettorato Governativo | a svelare | – con false incredulità – | l’intrigo Lucano. | Non fece clamore né scalfì la nostra indifferenza”).

Giovanni, tuttavia, è, e vuole essere l’uomo della speranza. Di tanta speranza e fiducia nella sua gente, sempre pronto a spronarli e tirarli fuori dal torpore quotidiano. “Bisogna avere coraggio | di edificare strutture compatte | con solide fondamenta, destinate a rimanere nella storia…”. Non tralascia le questioni sociali: i (“Precari”), nonché, i problemi politico economici che egli stesso vorrebbe che venissero capiti o forse meglio intuiti, maschere piene di ipocrisia che si aggirano, oggigiorno, per la società.

Si spazia, e gli argomenti sono dei più differenti e anche pungenti, addirittura “Il Reale e il Possibile” dedicata “ad Enrico Mattei che credette in un’Italia migliore e in una Lucania più felice” che però “Per Strada | trovò un mondo inviso, | falso | che cerca nella sua trasgressione, | la sua identità frustrata….”.

Nei “Conflitti”, il mondo, la sua realtà, deve andare come deve andare, la via per una maturità consapevole e diffusa è ancora lunga da percorrere. “L’uomo | stupito dalla telematica, | confuso dal trasformismo | privato dei valori …” vive con difficoltà la comprensione altrui, ma anche con se stesso Il poeta non lo accetta e dietro l’angolo guarda il tutto in penombra. La Stasi in Valbasento” o anche in “Val d’Agri” va oltre il territorio di origine: il silenzio delle due valli diventa insopportabile! In entrambe, la politica inerme la fa da padrona. A conclusione di questo percorso poetico, il Di lena ha voglia ancora una volta di una chance, di una speranza per la società lucana e per tutte le anime che la compongono. Per i senza Dio, per chi è prigioniero di se stesso, per chi vive una libertà apparente, per chi ha represso il pensiero ., “Non può finire così”.

Nella seconda parte del libro “Aria” ci fa intuire e vivere l’anima del poeta, la sua vita vissuta con i suoi occhi: la sua “Infanzia”, che egli ha vissuto con le sue difficoltà, tristezze, e senza essere scalfito ha continuato ad andare avanti con tanta voglia di crescere, voglia di una scelta matura tra “Due Rose” del suo giardino, forse, il male minore e con “Consapevolezza” ha sempre cercato di avere un quadro nitido davanti agli occhi, per essere sempre libero da condizionamenti. Tutto ciò lo esprime in “La Mia Poesia” e senza troppi giri di parole esprime anche la sua franchezza d’animo. Proprio per confermare ciò, “Nel Mio Silenzio”, Giovanni non tace ma cerca le parole giuste per denunciare la sua realtà senza essere banale.

Nella sua “Instabilità”, il punto di riferimento è l’affetto familiare: la madre diventa segno di un pensiero rivolto al passato in funzione del futuro, quasi un volersi ricaricare dalle fatiche di “Ogni Giorno”, e conclude parlando dell’amico di sempre “Piero Piepoli” che egli ricorda come un esempio e un punto di forza per continuare lungo strada della vita.

Recensione
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