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All'alba di un giorno qualunque

Quello che da sempre mi colpisce nella prosa e nella poesia di Anna Gertrude Pessina è lo stile singolare, pirotecnico, diretto, sferzante, provocatorio, suggestivo, fresco… In piena sintonia con il succo dei messaggi veicolati, mai banale o avulso dalle contraddizioni e dai confini della società,della storia e dell’animo umano. Intellettuale ben radicata nella realtà, è avvezza a indagarne ombre e luci, a sezionarne sentimenti anima e corpo, ad affondarne dentro il bisturi della ragione per stanarne i difetti le fragilità le mistificazioni le incongruenze…

Perché, ne è convinta, la scrittura non è svago ininfluente, né improvvisazione, né attività estranea all’esistenza, né tantomeno solitario monologo auto celebrativo consolatorio,destinato a sprecare tempo e a descrivere fumo. Ne dà conferma Allalba di un giorno qualunque, il nuovo romanzo edito da Manni.

Lo stile, dicevo. Innanzitutto. Le invenzioni e la modernità si susseguono con ritmo incalzante: Poltigliò la mistura tra i denti striati di tartaro (non simpatizzava con lo spazzolino); fotogrammi a miriadi rimbalzavano in quei cervelli distonici, chiazze di cellule in necrosi;… stava navigando l’ a ritroso, da alcune stagioni sconfessato dalla patera dodio tracannata a garganella; La strada, snodo di corsi e di arterie, di incroci e di ponti, di giorno violati dal traffico e dalla velocizzazione ostica del secolo, oscurantismo della bellezza, obbrobrio del postmoderno…E ancora: adecisionalità; accozzaglia bazariota; impilava interrogativi; fufignezzi e sbrodeghezzi; la razionalità abbaca-va… l’elenco intero riempirebbe pagine.

Quel che è opportuno sottolineare è che l’impasto lingui-stico, con neologismi nonsense assonanze dissonanze metafore epifonemi, bisticci allusivi,onomatopee antifrasi tecnicismi funambolismi ostentati,è sempre funzionale alla sostanza narrata. Che, in linea con il percorso etico ed estetico di Anna Gertrude Pessina, è quella dell’epica e interminabile lotta tra verità e menzogna, bene e male, realtà e apparenza, generosità e calcolo, amore e odio.

Al primo polo appartiene Ariele, nomen omen, intellettuale brillante laureato in giurisprudenza polie-drico, la cui esistenza, a causa di un ictus, cambia nell’arco di poche ore. Afasico e irrimediabilmen-te segnato nel corpo, diventa facile preda di disegni avidi e criminali. All’altro polo, Eva, arrivista accaparratrice fatua spregiudicata; moglie infedele; e, con lei, la figlia, Verdiana, ragazza fragile che finisce col subirne l’influenza: per paura e,gradualmente poi, per imitazione emulazione e identificazione.

Difficile, amaro e incline alla deriva il mondo contemporaneo, devastato da relativismo morale, da un’etica ormai lontana dalla dimensione interiore dell’uomo e sempre più remissiva nei confronti del più forte. Latita la giustizia degli uomini. Di quella divina non esistono prove sufficienti. In balìa di un vento seminatore di morbi devastatori dei sentimenti, il singolo procede su zattera fragile, esposto a onde sempre più minacciose: non si arrende, continua a navigare a vista, a inseguire un sole sempre più restio a illuminargli il cammino.

La scrittura fa quello che può, temeraria tenace, fedele alla sua finalità intrinseca. Che è quella di: denunziare, smascherare, svelare, pareggiare i conti, curare; stimolare le coscienze a non lasciarsi corrompere; incoraggiare la gente; aiutare la so-cietà a ritrovare la strada; rendere visibile in modo inequivocabile la linea di demarcazione tra il be-ne e il male…

Come sempre, Anna Gertrude Pessina, graffiando ironizzando e narrando, ha raggiunto lo scopo. Il suo romanzo conquista il lettore sin dalla prima pagina.

Recensione
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