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Ci vediamo al Jamaica

In Ci vediamo al Jamaica, edito da Albatros Il Filo, Wilma Minotti Cerini ci racconta, in una prosa piana e amabile, la straordinaria vita artistica e bohernienne di un universo, ormai mitico e lontano, della Milano degli anni sessanta, mettendo in scena, in un impasto brioso e leggero di vero e verosimile, la rappresentazione di uno spaccato significativo della storia della seconda meta del secolo scorso. Il Jamaica, detto Il caffè degli artisti proprio perché situato poco lontano dall'Accademia di Brera, è un locale dove s'incontrano e sostano giovani rampolli della borghesia, studenti, intellettuali, pittori, galleristi, critici, giornalisti, modelle, poeti, attori, registi... A gestirlo, con cura, professionalità e spirito creativo, sono Mamma Lina e il figlio Elio Mainini, due personaggi indimenticabili che hanno saputo trasformare lo spazio in cui lavorano in un ambiente accogliente, aperto al nuovo e soprattutto refrattario a qualsivoglia pregiudizio.

Giovane scrittrice dalla spiccata vocazione artistica, poco più che ventenne, Wilma Minotti Cerini ha avuto il privilegio, ora che gli anni sono passati se ne rende pienamente conto, di condividere con personaggi destinati a durare nel tempo quello spazio ricco di fermenti vitali. Il suo incontro con il Jamaica è stato per lei un'esperienza forte che, nel tempo, le ha restituito frutti in abbondanza. Quel mondo non può e non deve essere dimenticato, dunque: non per nostalgia o lamentoso rimpianto bensì perché è un reperto di memoria, da proteggere e da consegnare al futuro a difesa del potenziale presente, e ancora inespresso, nelle radici culturali italiane. Sul palcoscenico, ricostruito ad arte dalla scrittrice, passano, l'uno dopo l'altro, Buzzati, Eco, Ungaretti, Quasimodo, Montale, Visconti, Dondero, Vergani... Li ha visti da vicino. Alcuni li ha osservati da spettatrice; con altri, invece, che le incutevano meno soggezione, ha interagito, condividendone progetti e attese.

Il grande sogno che affascina e coinvolge la maggior parte dei frequentatori assidui del Jamaica è quello di costruire, insieme, al di là di qualsivoglia barriera ideologica, razziale, economica e di classe, un mondo più pulito e innocente: per sé stessi e per le future generazioni. L'arte e, con essa, la bellezza, sono le armi con le quali dovrà essere combattuta la lotta contro la deriva morale e politica che ha prodotto la seconda guerra mondiale e che, non arginata in modo tempestivo, minaccia di provocare tragedie ancora peggiori.

Il nucleo vitale del messaggio di Wilma Minotti Cerini è in questa tensione etica che, ora più che mai, non l'abbandona; che, al contrario, ne rinforza la volontà e la tenacia di intellettuale sempre sulla breccia, pronta a interrogare il presente e a misurarsi con le contraddizioni in esso presenti. Oltre e a sostegno delle ragioni suddette, c'è il racconto vivace di una storia immaginaria, in cui, accanto alle tante comparse destinate a restare marginali, ci sono due protagonisti, figure emblematiche di una realtà socioeconomica e culturale dalle mille sfaccettature e contraddizioni: il primo si chiama Soresiani, uno scapolo dalla vita grigia e priva di gratificazioni; il secondo si chiama Thot, in arte Thot Han Kummel, mago internazionale: un povero diavolo che si sforza di sopravvivere a furia di espedienti; che si finge veggente; che accalappia e spenna clienti, grazie a Laura, la sua collaboratrice ballerina e aspirante artista tuttofare; che si muove in modo goffo e quasi sempre a vuoto...

Sullo sfondo, passano le figure minori e le comparse: Floriana Arrigoni, ciarliera e dal comportamento troppo democratico; Serafino Gelini, autore di commedie musicali; Valeria, l'innamorata di Gelini; Palmina, la portinaia; Belé, il giovane e squattrinato, ammiratore di Che Guevara che, dopo aver vinto al lotto e dopo un viaggio a Cuba, capisce che sognare di fare il rivoluzionario è cosa assai diversa dal diventarlo sul serio... La scrittrice, che nata a Milano vive attualmente a Pallanza, dedica il suo libro a tutti coloro che entrando gioiosamente nella sua vita, hanno saputo rendergliela più sopportabile. E redige un elenco di persone a cui sente il bisogno di dire grazie: tante. Ma un grazie particolare lo riserva a Elio Mainini, l'uomo "che ha contribuito a far sì che il Jamaica divenisse il luogo di aggregazione artistico letteraria che è stato ed è amico di tutti gli artisti".

Recensione
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