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Francesco Mastriani: un escluso

Anna Gertrude Pessina continua, con acutezza d'ingegno e volontà – sempre più determinata – di affrancare la sua ricerca da ogni sorta di preconcetto, a esplorare l'universo della scrittura e della critica letteraria allo scopo di individuarne omissioni, carenze, sviste, incongruenze, visioni di parte, zone poco o male illuminate. Le piace riesaminare il già detto, con attenzione e rispetto; tuttavia, avverte l'esigenza di farsi parte attiva di un'indagine la cui ragion d'essere si fonda solo sulla sua capacita di rigenerarsi, di correggersi, di rielaborare, di cambiare punto di vista, di non tradire il congenito dinamismo, indispensabile a fame azione viva, significante, produttiva. A dame prova è il saggio Francesco Mastriani: un escluso, pubblicato da Pironti Editore.

Vittima di un paradigma difettoso, statico e obsoleto, Mastriani, prolifico autore napoletano dell'Ottocento, dalla critica a lui contemporanea – cosa che, purtroppo, ha condizionato in modo notevole anche quella successiva – è stato valutato solo alla luce delle coeve poetiche del naturalismo e del verismo; il che ne ha sminuito lo spessore, deformandone e misconoscendone la sostanza e le intenzioni. Anna Gertrude Pessina, nella breve ed efficace premessa, chiarisce le motivazioni del suo interesse, sgombrando il campo da ogni possibile nuovo equivoco. Dichiara: "Il saggio... nasce da una rivisitazione finalizzata a dimostrare e a ribadire, nell'economia della trattazione, la collocazione dell'appendicista napoletano fuori dalle istanze naturalistiche e realistiche", sottolineando che Mastriani "rimane sostanzialmente un osservatore triste e malinconico di Napoli e dei suoi fuorviati. Figure truculente e sanguigne non sono sbozzate con l'approfondimento fisico-chimico del narratore naturalista, ma con l'ottica del socialismo francescano, con gli stimoli del filantropismo, aduso, senza tralasciare il concetto di imparzialità della giustizia, a commiserare devianze e malversazioni di ogni genere. Delitti, omicidi, violenze, prostituzione sono la fisionomia e la voce dei vicoli, nei quali non attecchisce la nozione di letteratura interrelata con politica, economia, diritto, filosofia, arte, religione".

Far luce sulla verità, dunque. Ricollocare il personaggio e i suoi scritti in un contesto più adatto a comprenderne l'essenza, la qualità e la funzione. Senza per questo stravolgere le carte o pretendere di aver compiuto un gesto eroico o rivoluzionario. Lo spirito che anima Anna Gertrude Pessina è ben altro: volontà di pareggiare i conti, di restituire il dovuto, di onorare la memoria con un supplemento di ricerca. Come sempre, la scrittrice partenopea procede con umiltà, pazienza artigianale, rigore intellettuale, creatività, devozione totale nei confronti della letteratura e dei suoi protagonisti. E, come sempre, il suo fiuto d'artista e l'alta qualità del suo impegno le consentono di realizzare risultati eccellenti.

A conferma di quanto detto, è opportuno chiamare in causa Francesco D'Episcopo, docente universitario da anni impegnato a scandagliare nuovi e inesplorati fondali della letteratura del Sud allo scopo di restituirgli la giusta collocazione nel contesto nazionale ed europeo. Infatti, nella sua postfazione illuminante e funzionale alla comprensione del valore dell'opera, sottolinea con ammirazione l'utilità e il valore di libri, come questo della Pessina, che giustamente "invocano" e consentono "di fare giustizia e di far rientrare un 'escluso' nel contesto che più gli appartiene e più lo autentica".

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