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Francis Bacon. La visione del futuro

Sul rapporto tra filosofia e poesia si è dissertato a lungo, spesso a sproposito, interrogandosi sulla capacità e le risorse che ha un poeta per accedere a un settore, in apparenza, di natura assai diversa e per il quale vengono richieste ben altre attitudini. La questione, però, a ben considerarne i motivi, non sussiste. La poesia autentica è sempre figlia di una visione del mondo ben radicata, carica di senso e di fermenti. Se si parte da questa premessa, non si rimane sorpresi, quando ci si imbatte in un’opera come quella intitolata Francis Bacon La visione del futuro, pubblicata da Edizioni Tracce nella Collana di saggistica “La Ginestra”, diretta da Walter Mauro. A scriverla è stata la pescarese Daniela Quieti, nota al pubblico come giornalista, intellettuale versatile e poetessa, alla quale, di recente, tra i tanti prestigiosi riconoscimenti, per la qualità dell’impegno letterario e sociale, è stato conferito anche il premio Internazionale Donna dell’anno 2011 dall’Università della Pace della Svizzera Italiana.

Noi siamo quello che facciamo e quello che scriviamo. Lasciamo, nella vita e nella scrittura, il segno delle nostre predilezioni umane e culturali, delle motivazioni da cui germinano le sintonie in nome delle quali abbiamo privilegiato autori, tematiche e orizzonti. La scelta di parlare di Bacone è, dunque, una sorta di cartina di tornasole grazie alla quale il colore solare delle coordinate estetiche, etiche e sociali dell’intellettuale abruzzese appare con limpidezza smagliante. Il saggio dedicato al filosofo, dunque, non si giustappone, come tessera anomala, a un mosaico, bensì ne costituisce parte integrante, insostituibile come pietra angolare.

La scrittrice, infatti, sin dagli anni giovanili, ha avvertito con forza l’esigenza di farsi parte consapevole, attiva e costruttiva della società, protagonista e non scialba comparsa, di una rappresentazione in cui attore e personaggio devono, per necessità, essere fatti della stessa stoffa; di non limitarsi a descrivere il mondo bensì di diventare coautrice di una sua trasformazione; di smettere di lamentarsi per le miserie che affliggono l’umanità, per rimboccarsi le maniche con pragmatica determinazione; di spendere la propria vita per gli altri, anziché di proteggerla nel chiuso di una torre eburnea.

Francesco Bacone è, come si evince dall’analisi del saggio, figura significativa, metafora efficace, modello, insegna di una battaglia da combattere sul campo, piano strategico per fare guerra alla guerra… tutto questo, naturalmente, senza mai cadere nella trappola dell’anacronismo o dell’attualismo a ogni costo.

L’autrice sa bene che lo stesso Bacone, oggi, si rifiuterebbe di essere un baconiano pedissequo. Se fosse figlio del nostro tempo, pur riconoscendo nella giusta misura il debito nei confronti degli antichi, agirebbe, con la piena consapevolezza di essere più antico di loro in quanto in possesso di un patrimonio conoscitivo più ampio ed efficace. Ed è proprio in nome di questo sacrosanto principio che, com’è giusto che sia, la Quieti “prende” dal filosofo inglese quanto serve, senza ignorare limiti, difetti e approssimazioni presenti nella sua rivoluzionaria proposta.

Daniela Quieti conduce, con perizia e senza approssimazione, un esame meticoloso degli scritti più autorevoli del britannico barone di Verulamio, giovandosi della sua perfetta conoscenza della lingua inglese, nonché di una metodologia di ricerca acquisita, negli anni dell’università, grazie a un amico, che, sapendola in difficoltà con lo studio della Critica della Ragion Pura, le consigliò di leggere il saggio Il pensiero di Kant di Pietro Chiodi. Fu proprio questa lettura a operare in lei una specie di miracolo, facendole trovare una chiave di apertura a un mondo nuovo.

A svelare il segreto è Aldo Onorati, nella prefazione. A sua volta, in una presentazione elegante, rapida ed esaustiva, Walter Mauro esprime apprezzamento per l’autrice sottolineando che, con il suo libro, Daniela Quieti contribuisce in modo efficace a dimostrare perché “la modernità non debba intendersi come un fenomeno isolato o isolabile, bensì calato nel novero di aperture che da quel momento lontano possano incidere su questo nostro tempo, così ansioso di conoscenza e di percorsi in grado d’intendere appieno le ragioni fondamentali dell’essere”; e tiene altresì a sottolineare che il volume dedicato a Francesco Bacone, una delle figure/guida della ricerca non soltanto scientifica, bensì dell’intero universo del creativo, si propone come esigenza fondamentale… il reperimento, nel vigore del messaggio di alcuni protagonisti del passato, stimoli preziosi all’uomo del nostro tempo, per aiutarlo a individuare nuovi potenziali di vita e di pensiero.

La scrittrice pescarese ha saputo restituire, con gli interessi, ai lettori il dono ricevuto a suo tempo da Pietro Chiodi, studioso e divulgatore verso il quale, con l’equità e la riconoscenza di cui sono capaci la persone oneste, dichiara di non poter mai estinguere del tutto il suo debito (chi la conosce sa che la sua non è falsa modestia). E ha saputo altresì rendere onore a Francesco Bacone, ridando linfa alle ragioni che debbono preservarci dalla disperazione, e cioè alle ragionevoli speranze i cui motivi vengono enumerati nel Novum Organum. Il lettore, pure quello più appiedato, ha la possibilità di esplorare l’universo baconiano, di salire anche agli ultimi piani di un’immensa biblioteca, grazie all’aiuto di una studiosa che, avendo ben assimilato un autore difficile, ha saputo tradurne le idee con parole e mezzi fruibili da tutti. Va precisato che questo, oltre a consentirle di raggiungere magistralmente l’obbiettivo suddetto, nulla sottrae anche ai più sofisticati e incontentabili professionisti; e meno che meno ai troppi luminari padrini padroni baroni tromboni sedicenti filosofi e… filosofi ufficialmente consacrati da politica e padronale investitura.

Recensione
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