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Gli scrittori che hanno unito l'Italia

Nel suo libro Carmelo Ciccia sottolinea: "Tra gli scrittori, hanno unito l'Italia non solo quelli che ne hanno caldeggiato l'unità politica , ma pure quelli che col loro prestigio hanno dato lustro all'Italia, rendendola grande e facendo sì che ognuno di noi possa dirsi italiano in considerazione del fatto che essi appartengono alla nostra stessa patria".

Carmelo Ciccia ha pubblicato, per la Libraria Padovana Editrice, il saggio Gli scrittori che hanno unito l'Italia. L'opera è il risultato di una puntuale, efficace e sintetica rivisitazione della letteratura italiana, mirata a cogliere nella scrittura testimonianze preziose per la comprensione della genesi dello Stato unitario. L'indagine ha come suo punto di partenza La Scuola siciliana e come punto di arrivo La Resistenza, anche se il suo nucleo vitale è nella sezione dedicata agli scrittori del Risorgimento, molti dei quali, oltre che autori, sono stati anche attori, patrioti e combattenti dell'Unità.

Da studioso poliedrico e attento, Carmelo Ciccia, con un passato di assistente universitario nonché di docente e preside di Liceo, ha saputo operare con rigore e senso critico. Ne fornisce prova la scelta dei materiali inseriti in modo organico e funzionale in un contesto che, oltre a essere esauriente, risulta chiaro e fruibile anche per i giovani e i non addetti ai lavori.

Per sottolineare lo spirito col quale l'autore si è mosso, risulta utile riportare quanto da lui scritto nella nota introduttiva: "Il fatto che, grazie alla scuola unitaria, milioni di persone di varie regioni e generazioni conoscessero, imparassero a memoria e recitassero i passi più significativi delle stesse poesie, e si riconoscessero italiani in esse, costituiva nella sua coralità una forma d'espressione dell'unità nazionale. Così può dirsi per tutti gli scrittori: hanno unito l'Italia non solo quelli che hanno caldeggiato e materialmente procurato l'unità politica dell'Italia o che ad ogni modo hanno contribuito a saldare il sentimento nazionale, anche mediante la ricerca e l'uso di un'unica lingua, ma pure quelli che col loro prestigio hanno dato lustro all'Italia, rendendola grande e facendo sì che ognuno di noi possa dirsi italiano in considerazione del fatto che essi appartengono alla nostra stessa patria".

Le iniziative per celebrare il centocinquantenario dell'Unità d'Italia abbondano; e molto spesso capita di imbattersi in penosi tentativi d'improvvisarsi innamorati del Risorgimento, di tessere panegirici asfittici, stenterelli e, quel che è peggio, grondanti di retorica patriottarda e di patetiche menzogne... Il saggio di Carmelo Ciccia, invece, lontano da luoghi comuni, banalità e approssimazioni gratuite, nasce dalla volontà di dotare le nuove generazioni di conoscenze adeguate in merito alla genesi dello Stato nazionale; e da un amore da lui coltivato sin dal lontano 1961.

In quell'anno, infatti, per le celebrazioni del centenario dell'Unità, Carmelo Ciccia, incaricato di tenere una commemorazione ufficiale ad Auronzo di Cadore, giovanissimo ancora, scriveva: "... questa celebrazione va al di là di qualsiasi rievocazione retorica. Essa deve assumere e assume per tutti il significato di una meditazione. Dobbiamo considerare, infatti, la ragione di tanti sacrifici, di tante lotte, di tanto sangue..." perché "... amare la Patria significa custodirne i sacri valori, specialmente l'unità e la libertà. Servire la patria non significa soltanto indossare il grigioverde e portare lo schioppo sulle spalle: significa soprattutto compiere il proprio dovere, sempre e dovunque, da figli e da genitori, da alunni e da insegnanti, da lavoratori e da datori di lavoro, da amministrati e da amministratori...".

Leggendo e confrontando le cose che Carmelo Ciccia scrive oggi con quelle che diceva mezzo secolo fa, mi è parso di ritrovare in lui una presenza amica e fraterna, quasi tra noi ci fosse stata un'antica dimestichezza, una comunità di ricerca e di intenti. Mi è sembrato di rivederlo, fedele nel corso degli anni, nei confronti di un credo non soltanto dichiarato bensì costantemente applicato in un vissuto da intellettuale coerente che, tra i tanti doni, possiede anche quello di una scrittura leggibile, fresca, ricca e leggera.

Un bravo studioso e un ottimo maestro. Uno dei tanti eroi silenziosi capaci di costruire il futuro nel cuore e nella mente dei giovani, perché hanno creduto e continuano a credere nel proprio lavoro, indipendentemente dal ruolo e dal compenso che schiere di politici nani, affetti da inguaribile analfabetismo spirituale (e spesso anche strumentale), sono disposti a riconoscergli. Il recensore non dovrebbe lasciarsi coinvolgere. Oggi, pur sapendo di avere infranto una regola per me sacrosanta e quasi mai ignorata, non mi sento in colpa. Penso di aver fatto la cosa giusta. Allo stesso modo e per le stesse ragioni, da cittadino italiano consapevole e convinto, sento di dovere tributare un plauso anche all'editore che, pubblicando questo libro, ha contribuito in modo efficace a "... non lasciare nell'oblio del tempo personaggi che tanto, alcuni con la vita, hanno dato pur in modi diversi all'idea di Italia e dell'unificazione dell'Italia sia sul versante linguistico-letterario che sul versante politico."

Recensione
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