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I Tamaini nella terra degli avi

Quando incalzano gli anni, e la percezione della singolarità e dell'irripetibilità del proprio passaggio nel mondo si fa sempre più chiara, ogni essere umano avverte, forte e improcrastinabile, l'esigenza di riannodare i fili della memoria, di procedere a ritroso, di ritrovarsi nel sito sacro della sorgente dalla quale ha tratto il suo prima vitale alimento. Ne ha sete come di una pozione taumaturgica, capace di strappare al silenzio creature avvolte nella nebbia e pronte a dissolversi nel mare grande dell'essere, quando anche l'ultima pianta dell'antico seme le avrà dimenticate.

Conosco Olga Tamanini per averne recensito, tempo fa, Grazie per avermi fatto visita, una raccolta di racconti brevi a commento dei quali scrivevo: "Il lettore, quasi senza rendersene conto, finisce col trovarsi in una dimensione in cui lo spazio e il tempo ritornano a farsi adatti alla misura dell'uomo e del suo sentire: la bottega dell'ortolano; la casa di riposo dai lunghi corridoi...". La scrittrice non smentisce se stessa. Procede allo stesso modo anche nel recente saggio I Tamanini, nella terra degli avi, edito da Blu di Prussia. Questa volta "rientra" nel suo piccolo e suggestivo "mondo antico", per ritrovare "i suoi" e mettersi in spirituale contatto con loro, per interrogarli, per dargli corpo e presenza sia pure attraverso la sola scrittura, l'unico strumento di cui dispone. Tamanini non coltiva la pretesa di possedere gli "attrezzi" adeguati a consentirle di realizzare un'indagine ineccepibile sul piano storiografico. Lo dice con schiettezza e umiltà: "Il mio intento è stato quello di cercare di conoscere da dove provenga la famiglia Tamanini. Dalle notizie che ho raccolto sono emersi personaggi che, prima del Novecento, hanno fatto parlare di loro". I documenti da lei analizzati, dunque, sono stati assemblati con pazienza, volontà e, soprattutto, con il desiderio di rimettere insieme un sia pur piccolo frammento del passato di tutti. In piena sintonia con lo scopo dichiarato di "animare una serie di eventi sia storici che sentimentali, al fine di rendere questa storia coinvolgente per tutti". La lettura del saggio ci fornisce una serie di dati interessanti: "Tamanini è cognome tipicamente trentino; lo stemma dei Tamanini è dipinto su tela nella chiesa di S. Sisto a Caldonazzo; la famiglia Tamanini, originaria di Caldonazzo, viene elevata nel 1746 dal principe vescovo tridentino alla nobiltà episcopale e successivamente anche alla dignità baronale; il trasferimento della famiglia da Vattaro a Mattarello nel 1785; le sei generazioni di agricoltori".

Il libro raggiunge il suo obbiettivo: ridona sostanza a un mondo sempre più minacciato di scomparire. E, magia di un linguaggio semplice e tuttavia ricco di pathos, riporta sul palcoscenico di una memoria tenace e devota una lunga teoria di persone, che riprendono a muoversi dal punto preciso in cui si erano fermate. Il lettore ha la sensazione di vederle, vive e vere, nel mentre costruiscono una famiglia capace di crescere con esemplare, intraprendente e onesta operosità: nonno Pietro contadino che si trasferisce a Trento, dove, lavorando da muratore, guadagna quanto gli basta per acquistare "le Basse, le Nogarole e le Palude", tre terreni da coltivare; Emilia, Alma, Carolina, Valeria e Maria, le cinque figlie femmine di Pietro; Giovanni Attilio, dalla manualità straordinaria, capace di fare il muratore, l'idraulico, l'elettricista e il falegname. E poi ancora: Lamberto, fondatore del coro Torrefranca; Gianfranco, gemmologo; Luca, Paolo, Martina... Tutti insieme, ancora una volta. Evocati da un atto d'amore capace di varcare i confini del tempo e dell'oblio.

Recensione
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