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Il lupo di Macchietto

Fiabe? O, a volte, quando la morale della storia è esplicita, si tratta di favole, come quelle scritte da Fedro? Sono anche questo, ma non solo, le otto storie che Antonio Chiades affida alla raccolta Il lupo di Macchietto, edita da Canova nel luglio 2013. Sono, infatti, uno scrigno, dall'aspetto modesto, che dentro però custodisce perle purissime di saggezza e verità, odore di legna che arde nel camino, emozioni, solitudini, silenzi, preghiere, epifanie, pietà, semi di Speranza e, soprattutto, progetti d'amore e di rinnovamento che, come aquiloni variopinti, fiduciosi si affidano al vento salvifico e sacro dello Spirito.

Avendo avuto modo di recensire, qualche anno fa, la bella raccolta di versi Di mare e di terra di Antonio Chiades, e avendo esplorato con interesse il suo corposo e variegato percorso artistico, trovo piena sintonia tra questo libro e quanto da lui prodotto a partire dagli anni ottanta del secolo scorso. In tutte le opere dello scrittore trevisano si ritrovano, infatti, elementi inconfondibili: tensione etica, ininterrotta ricerca del nesso tra storia e metastoria, individuazione del divino nell'umano, compassione, benevolenza, descrizione dei volti e delle risorse dell'amore, invito alla fratellanza e al dialogo, attenzione alla natura, innocente e fecondo stupore nei confronti della bellezza dell'universo, recupero dei valori dimenticati, esortazione a cercare briciole di stelle anche tra le nuvole più cupe...

I protagonisti dei racconti di Chiades sono individui del mondo animate e di quello vegetate: una miscela di natura e spirito, di istinto e ragione, di abulia generata dalla solitudine e di volontà alimentata dal calore degli affetti. Li vediamo sulla scena; ne riconosciamo i tratti psicologici distintivi; ne ascoltiamo le voci; ne comprendiamo le paure, i dubbi, gli interrogativi, le attese... C'e comunque, in ciascuno di loro, una congenita tendenza a muovere i propri passi verso il bene e la luce. Il lettore non li confonde tra loro; li ricorda; li trattiene volentieri nella memoria: Desiderio, il lupo di Macchietto, dai pantaloni rossi; l'orso Ponzio e sua moglie Zita; il cavallo Mokambo, l'asino Assenzio e il serpente Quadrivio; lo scoiattolo postino Ampelio, l'orso Casimiro e la capra Pinuccia; tl canarino Ginetto, la canarina Carmela, proveniente dalla Sassonia e il loro piccolo figlio Rurik; la mucca Gerundia; l'albero Piero, innamorato della ragazza dai capelli biondi...

Dentro e oltre l'impercettibile e fantastico perimetro delle singole storie, brillano le coordinate preziose di una visione del mondo che contiene un viatico utile a non perdere la giusta rotta in un viaggio che risulta agevole solo se affrontato con coraggio, fiducia, altruismo e, soprattutto, bontà. Tra le tante esortazioni presenti in tale viatico, Antonio Chiades ne sottolinea alcune, quelle dotate di un'energia speciale: malinconia e solitudine vengono sconfitte, quando "s'impara a fare qualcosa per la gente"; "in compagnia, il tempo trascorre meglio"; bisogna "tirare fuori le cose buone che si hanno dentro, anziché impiegare il tempo a criticare tutti"; "chi ha conosciuto il dolore possiede una sensibilità particolare" e meglio sa esprimere la gratitudine; "nessun sogno, quando e intensamente perseguito, diventa impossibile".

Il messaggio di Chiades è limpido, umanamente realizzabile, lontano da ogni pretesa di utopistica e totale palingenesi: la comprensione, l'amicizia e l'Amore possono rendere il mondo diverso e la vita pita facile e serena.

Recensione
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