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Un continuo implorare

Antonio Chiades è artista sensibile sorretto da una fede incrollabile nella funzione preziosa insostituibile e rigeneratrice della bellezza. Che, per lui, è: testimonianza inconfondibile della presenza del divino nell'umano; seme d'infinito nella caducità e nella mutevolezza di ogni altra creatura in cammino sulla terra; rimedio taumaturgico per le malattie dell'anima; traccia eloquente di vita e di memoria nelle opere edificate da mani laboriose, nel corso degli anni...

Vate devoto e umile della bellezza, Antonio Chiades ama darne rappresentazione con linguaggi diversi e in un ottica di volta in volta mirata a sottolinearne sfumature e angoli ancora inesplorati, a renderla fruibile a un pubblico sempre più vasto, a darla in pasto a chi di essa è digiuno e a quanti ne hanno sempre più fame. Poesie, fiabe, favole, storie... La musica a esse sottesa è la stessa e ha come traguardo il cuore e la mente della gente in cui tende a riversarsi per portarvi sentimenti, letizia, compassione, amore, coraggio e speranza.

Viandante instancabile dello spirito, lo scrittore veneto continua il suo itinerario proiettato in avanti e verso l'alto. Questa volta lo fa da pellegrino che muove i passi sui sentieri della sua terra antica in dodici tappe, ognuna delle quali rappresenta una "stazione" di un'insolita e affascinante Via Crucis, un itinerarium mentis in deum, un livello più alto conquistato dall'anima al fine di ritrovarsi di nuovo nella divina e primigenia purezza che l'ha generata.

Dodici tappe attraverso le sue Dolomiti, tra paesi e gente dalle radici forti, fermandosi nei luoghi sacri destinati alla preghiera, a parlare con Dio, a implorarne sostegno e misericordia. La chiesa di Corte, nel villaggio turistico di Borca, immersa nella "calma solennità del bosco"; l'edificio dedicato a San Rocco, nel 600, a Cancìa; la chiesa di Dosoledo in Comelico, con la "sontuosa espressività dell'Addolorata", realizzata dal bellunese Brustolon; la chiesa di San Candido e San Giuseppe a Cortina... Ogni chiesa ha i suoi santi e i suoi simboli destinati a educare e a fornire alimento allo spirito con un'incisività di cui solo la bellezza è capace: Santa Caterina d'Alessandria, la protettrice dei filosofi e degli studenti; Maria Maddalena, la prima testimone e annunciatrice del Cristo risorto; Sant'Osvaldo, protettore di Cima Sappada, nella piccola chiesa "vicino alle sorgenti del Piave"...

Il lettore viene coinvolto nel viaggio, tanto da sentirsi lui pure personaggio attivo del "continuo implorare", immerso in una dimensione evocatrice di luoghi e memorie della sua infanzia, tra echi di voci che, in altri luoghi e in altri tempi, gli hanno parlato di Dio e dei suo Amore sconfinato.

Recensione
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