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Vie di sosta e di abbandono

Vie di sosta e di abbandono, l'ultima pubblicazione di poesie di Fernanda Nicolis, ha trovato, per iniziativa di  Fidapa Verona Est, presieduta da Anna Massaglia, suggestiva e degna cornice al Circolo Ufficiali di Castelvecchio della città scaligera e l'attento e partecipe ascolto delle numerose socie. E' una poesia intrisa di una dimensione esistenziale intima e scevra di facili illusioni, ma alimentata da una profonda sintonia con la natura, spesso fonte di ispirazione per la metafora insita nelle cose che ogni giorno ci toccano.

I versi non risultano particolarmente melanconici o tristi, ma conducono a leggerci dentro sul significato del nostro esistere, a porci l'eterna domanda se ci sia un futuro oltre la vita. Per farlo, l'autrice ha bisogno di raccogliersi nel silenzio e ascoltare le "sue" voci che generalmente prediligono l'immanente, e quasi escludono risposte provenienti dal trascendente.

La ricerca di interiorità espressa nel volume è scandita da adeguati capitoli: Stanza, Riflessi, Percorsi, Spirali, Grida. La suddivisione è stata fatta in collaborazione con la Casa Editrice, come la scelta delle fotografie a corredo dei gruppi di poesia.

Si parla di silenzi e di paure, di incanti davanti alla Creazione, di speranze la dove le sappiamo trovare. Lo stile è scarno, scabro, essenziale, privo di abbellimenti letterari accattivanti e di retorica, ha asciuttezza, equilibrio, decisione e disciplina. Perché parla di verità. Non manca però mai un tono di eleganza formale, poiché la forma è anche sostanza.

Vi è sentimento, vi è un certo impressionismo simbolistico che insieme producono scintille di emozione. Il discorso è calmo e continuo, e fluisce nella meditazione di valore umano generale. Anche nelle poesie in cui serpeggia una vena di malinconia, la vita non è mai stasi, ma sviluppo, evoluzione, continua ricerca dei suoi dettati e del loro significante. Spesso Fernanda usa il "correlative oggettivo", cioè ricorre ad una serie di oggetti, di situazioni, di una catena di eventi che sono la formula di quella particolare emozione da essi evocata.

Nei suoi versi non c'è solo un concentrarsi su sé, ma un uscire dal se in favore di una specie di lezione universale tramite un miniuniverso che tenacemente scava nell'assolutezza della parole poetica.

Il volume si apre con una poesia che inizia con il termine "Il coraggio". Versi che danno la chiave di lettura per tutte le composizioni a seguito. Segnalano quel momento di pausa in cui il tempo si è quasi fermato per consentire la riflessione, e per approfondire il concetto di spoliazione dell'anima che deve trovare la forza di mostrarsi "nuda" per arrivare alla verità di ciò che deve essere fondamentale. Innumerevoli i temi e i passaggi. Occasioni di difficoltà e di dolore per una assenza.

Lo struggimento e la nostalgia per qualche cosa che si è perduto e di cui almeno si ha bisogno di ricordare i giorni felici. L'accettazione della realtà di un autunno che non può essere vissuto come una primavera, e di cose che sono passate senza lasciare tracce.

Le domande inusitate nella poesia di Fernanda, sorte dopo una visita al cimitero. «Come può sentirsi la persona che vive in un'altra dimensione? Come può cercare la via per comunicare con noi?». La paura come inseparabile compagna, e come sfida nel vincerla dove sono inutili e dannosi i rumori e i clangori della città, ma più costruttivo è il raccoglimento isolato nella campagna o nella propria stanza. Però la paura è una sensazione che lascia sbigottiti, perché l'essere umano si sente solo, e nemmeno le storie sanno dare una risposta.

Una descrizione naturalistica di grande serenità: Bello è il "canto nei cerchi dell'aria", è qualcosa di leggermente triste forse c'è solo in "ombra barcolla / sospesa al filo di un ramo sottile". E' questo "barcolla" che dà un senso di incertezza. Ma tale poesia è nata in un momento di grande serenità, specialmente nei riferimento all'uccello che canta e che la poetessa ascolta.

La speranza, perché la vita è anche meraviglia che deve essere colta quando c'è perché l'universo, pur silente,esiste. Lo sconforto, quando il dolore ci fa sentire estranei al nostro corpo che non risponde più ai comandi. Particolari impressionisti, come il colore del dente di un cane incontrato durante una passeggiata con il sottofondo del canto degli uccellini in mezzo alle canne. I segni che devono essere ascoltati, perche la vita è sempre capace di dare fasi positive per noi e per gli altri.

La forza della terra, perche è lei che ci riporta alla realtà dopo il sonno o il sogno dell'impossibile. Nel volume anche poesie di carattere sociale.«Perché» come afferma la poetessa «quando si è fatto un po' d'ordine dentro di noi, si può affrontare la realtà con sguardo più obiettivo e più equilibrato». I suoi versi danno voce a chi voce non ha perché vive nell'indigenza, perché arriva nei Paesi del benessere con mille speranze che troppo spesso verranno deluse, perché è costretto a dimorare in squallide baraccopoli.

Si sa, it dolore è antico, e né il progresso, né l'aprirsi delle coscienze hanno ancora saputo lenire le sofferenze di chi non ha neppure il pane, E' questo il tempo in cui noi, imprigionati dal desiderio di cose materiali, abbiamo appena l'illusione di fare qualche cosa per gli altri: ma è solo inganno che porta ad una nostra nuova angoscia.

Recensione
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