Servizi
Contatti

Eventi


Compos Mei

La raccolta di Gianni Calamassi Compos Mei è percorsa da un lirismo che giunge, in alcuni versi – attraversando varie tematiche, spesso legate alla quotidianità o agli eventi che comunemente si palesano nella vita di ogni uomo - ad una notevole intensità: Abbiamo fatto all’amore / in un letto di spini / […] avevamo solo gli occhi / per parlarci.

Calamassi prende spunto dalla sua esperienza di uomo, dalle pulsioni primordiali che la vita mette in scena e dai ricordi, più o meno sbiaditi, dell’infanzia e della gioventù; guardando ai trascorsi esistenziali, il poeta ha smesso di piangere per le delusioni d’amore e per i colpi incassati, per gli scherzi del destino e per gli errori commessi.

Nonostante la tendenza, quasi necessaria perché umana, a ricadere nell’illusione schopenhaueriana dell’amore, ( Ancora un attimo / e sarà l’ultimo / potrai sciogliere / questo tenero laccio / con un monosillabo ), l’autore si mostra consapevole della precarietà fenomenica del mondo e del sentimento amoroso, accettandola malgrado tutto, come nella poesia ‘Silenzio’: il tuo corpo è solo / un’invenzione / i tuoi sentimenti / delusioni biologiche / Silenzio / Silenzio / Silenzio / forse non sei vivo / esisti nel sogno / dei tuoi sogni.

Tenersi, dunque, aggrappati all’amore, al sentimento più bello ed illusorio - forse più bello proprio perché illusorio - per contrastare le aride prospettive della vita, per fingere, felici o rassegnati, di poter ‘stringere’ qualcosa tra le mani, di avere comunque un punto di appoggio: questo nelle mani / è il tuo profumo / eco del sogno che svanisce / e si rinnova sempre.

L’ultima sezione della silloge ha un titolo eloquente, ‘La morte’: in essa, il poeta analizza la sconfitta comune a tutti gli uomini (la mia sconfitta / è quella dell’umanità), la fine inevitabile di un percorso che, per quanto diverso in ogni individuo, conduce tutti allo stesso ‘traguardo’. Guardando alla lezione filosofica di Heidegger, Calamassi si confronta con l’essere-per-la-vita più che con la morte vera e propria, visto che la morte tout court non può essere sondata e ‘raccontata’ successivamente dall’uomo; l’autentico progetto di vita ha inizio solo quando l’essere umano diviene consapevole del limite estremo delle sue possibilità, del fatto che la morte sia un orizzonte che lo riguarderà, prima o poi, necessariamente: Non posso trascurarti perché / entrerai nella mia storia / […] Non mi toglierai niente e con / Te avrò ricevuto tutto.

In conclusione, il testo di Gianni Calamassi risulta piacevole alla lettura e, con l’umiltà e la riservatezza che caratterizzano lo stesso autore, riesce a raccontare degnamente la bellezza di ogni esperienza, quasi con gli occhi innocenti e meravigliati di un bambino; allo stesso tempo, non sfocia nella mera ingenuità ed è capace di innescare riflessioni sulle tematiche che sono da sempre più care alla Poesia.

Recensione
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza