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Prefazione a
L'impronta del tempo
di Walter Nesti

la Scheda del libro

Un amore per la narrativa
Alcune note su Walter Nesti scrittore di racconti

Lorenzo Mercatanti

Una prima volta ho imparato a leggere e a scrivere dalla maestra delle elementari. Una seconda volta, a cavallo dei vent’anni, ho imparato a leggere e a scrivere da Walter Nesti. A leggere e a scrivere Narrativa.

Un motivo in più per esser contento che Walter Nesti, poeta, traduttore e direttore di riviste, si presenti qui nella veste meno nota di narratore.

Troviamo raccolti per la prima volta alcuni dei suoi racconti. Mi perdo a leggere le date in cui furono pubblicati, i nomi delle riviste su cui apparvero… “Lucifero” Firenze, Febbraio 1957; “Realtà Attuale”, Firenze n° 9/10 Gennaio-Giugno 1976; “Realtà Attuale”, Firenze, Ottobre-Dicembre 1976; “Il Grandevetro”, Santa Croce sull’Arno, n° 57 Settembre-Ottobre 1983; “Confrontarci”, Sesto F.no, n° 15/16 Gennaio-Febbraio 1983; “Logos”, Milano, Gennaio-Aprile 1984; “Stazione di Posta”, Firenze, n° 7/8 Novembre-Dicembre 1985; “Pietraserena”, Signa, n° 24/25 Autunno-Inverno 1992/1993; Premio Letterario G. Giusti per il racconto umoristico, Monsummano Terme, 1992 “Pietraserena”, Signa, n° 32-33 Autunno-Inverno 1998; 2° Premio al Premio letterario Castelfiorentino per il racconto inedito, 2008… “Pomezia Notizie”, Pomezia, n° 1 Gennaio 2014; Scorre sotto i nostri occhi un mondo di riviste di carta oggi scomparso e insieme un lungo arco di anni che ha visto il nostro scrivere e pubblicare racconti, secondo un percorso di cui possiamo vedere i cambiamenti di stile e sensibilità; infatti i racconti non sono stati modificati al momento di raccoglierli assieme; come si fa a modificare un testo dopo che sono passati così tanti anni? Certo, tale disomogeneità può essere disarmante al lettore che apre il libro la prima volta, ma può anche esser letta come un ulteriore racconto, il racconto di un raccontatore di storie che affina il proprio strumento narrativo grazie alla propria curiosità, voglia di sperimentare e di rimettersi in gioco. E ci racconta qualcosa spesso dato per scontato, che il Walter Nesti narratore è stato prima ancora un grande lettore di narrativa… i grandi classici e il neorealismo, la letteratura umoristica e la Bibbia, la letteratura dell’emigrazione e la narrativa d’introspezione… per non tacere di quando, in questi racconti, si sentono le affinità con autori scomparsi dalle nostre librerie: Arfelli, Civinini, Pea, Samminiatelli, Meoni… Narrare per Walter Nesti vuol dire, prima di tutto, leggere e amare la narrativa degli altri, di tutti gli altri, i grandi scrittori, i cosiddetti “minori”, i dimenticati, gli sconosciuti, i giovani alle loro prime prove, quest’amore che il nostro ha testimoniato ampiamente anche come direttore della rivista Pietraserena, dove ha ospitato voci importanti del panorama letterario sia italiano che straniero, autori del calibro di Mario Luzi, Maria Luisa Spaziani o del recentemente scomparso Manlio Cancogni, di cui un suo bellissimo racconto è apparso per la prima volta su Pietraserena per poi approdare nella bella raccolta di testi brevi dell’autore, La sorpresa, pubblicata nel 2009 da Elliot a cura di Simone Caltabellota. Quello di Cancogni non è l’unico caso di autori i cui lavori hanno avuto una prima significativa vetrina su Pietraserena, prezioso il lavoro fatto dal nostro insieme a Mario Materassi nel proporre autori importanti della narrativa americana non ancora approdati nel nostro paese, quali, faccio qualche nome, Gordon Lish (in Italia conosciuto come editor del grande Raymond Carter e non come narratore in proprio), Lynne Sharon Schwartz ( di cui l’editore Fazi darà alle stampe nel 2005 Giochi d’infanzia, romanzo bellissimo ambientato in una New York all’indomani della tragedia dell’11 Settembre), Herbert Gold, senza dimenticare dell’opportunità data a molti giovani poeti di far ascoltare per la prima volta la propria voce, potendo contare in questo caso sull’apporto e sull’amicizia di un talent scout del calibro di Franco Manescalchi. Tutte queste esperienze ci confermano nel perché sentiamo così autentica la voce del Walter Nesti narratore, diversa in ogni racconto ma sempre a suo agio come nel proprio elemento naturale, sia che la materia sia lieve come nei bozzetti umoristici, sia che racconti il malessere insito nei rapporti tra le persone, fino a scandagliare il fondale più nero dell’animo e farsi terribile, la più terribile di tutte: la violenza sui bambini, come nel racconto A scopo di libidine, forse il mio preferito, un racconto così difficile da decifrare, quasi che l’autore paia voler dirci che il male non si può capire ed è altresì sempre difficile da individuare, anche quando le voci interne al racconto sembrano dirci il contrario. Questo movimento di voci che affermano per essere poi smentite, tutto interno al racconto, come un esorcismo, ricorda al lettore che il male non è mai dove si pensa che si nasconda.

Altri racconti si ricollegano al vissuto dell’autore, sono le storie legate al dopoguerra e alle esperienze degli emigranti. Walter Nesti è nato a Poggio alla Malva, un piccolo paese arroccato sulle pendici del Montalbano, dove ha sempre vissuto, salvo alcuni anni in Lussemburgo, trascorsi dapprima duramente, imparando il francese da autodidatta, partendo quasi da zero, avendo appreso i primi rudimenti alla scuola secondaria, cimentandosi fin dall’inizio con la lettura del quotidiano armato di vocabolario fino ad approdare, per quanto riguarda il lavoro, a un impiego presso un’agenzia di stampa specializzata in notizie politico-economiche e, per quanto riguarda il lavoro su sé stesso vale a dire la letteratura, la partecipazione al Gruppo di giovani fondato dalla poetessa francese Suzel Etienne che faceva capo alla rivista “Jeune Poésie Européenne”, dove furono ospitati poeti e scrittori famosi come Herman Hesse, Maurice Carême, Marc Alyn ecc. Quel gruppo di giovani che sognava un’Europa della cultura, come si legge nell’Edtoriale del primo numero “Sulla necessità di creare una Università Europea”, un’Europa con l’anima. Da non dimenticare il Nesti traduttore di autori francesi classici, quali Gerard de Nerval, Rimbaud, e contemporanei come Frantz Andrè Burguet ecc. e il suo interesse per la storia locale.

I racconti con cui l’autore rende questa materia riecheggiano i momenti belli e terribili della giovinezza, sullo sfondo un mondo povero, pieno sì di speranze e fiducia nell’avvenire, ma che giornalmente doveva fare i conti con il dover mettere insieme il pranzo con la cena.

Da qui la fatica di crescere, insieme alla conquista vieppiù faticosa della cultura, specie per chi parte da posizione periferiche e svantaggiate, e per i quali a maggior ragione la stessa cultura è strumento di crescita e di emancipazione. Nel mezzo lo strappo dalla giovinezza all’età adulta, il tutto rimarcato dalle condizioni particolari proprie delle esistenze alla prova del dopoguerra e dell’abbandono del proprio paese natale.

L’autore in questo suo raccontarci e reinventare un mondo, secondo i dettami della narrativa, un mondo per molti ormai archiviato come un passato separato dalle nostre esistenze, di quando gli scenari dilaniati dalla guerra erano quelli della nostra penisola e gli emigranti eravamo noi italiani, ci aiuta a recuperare una memoria e una sensibilità quanto mai attuali e necessarie.

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