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Anima senza patria

In un volumetto edito dal entro Studi Tindari Patti, Franco Orlandini ci presenta il poeta francese Charles Guérin (1873-1907), evidenziandone la sofferta solitudine.

Gli inizi del XX secolo, caratterizzati dalla poesia crepuscolare e poi futurista, esprimono, nei versi, la tensione emotiva derivante dalla difficoltà di affrontare il passaggio e di riaffermare valori e margini certi alla realtà e al pensiero.

Nasce da ciò il disagio del “non essere” che il poeta francese, nell’ambito del simbolismo europeo, esprime con profonda mestizia e scoramento, con un sentimentalismo desolato, volutamente dimesso, che induce addirittura alla rinuncia del vivere: “A che i giorni futuri, / a che l’amore e l’oro, la giovinezza e il genio! /Lasciate che sereno m’addormenti, /e dorma un lungo sonno, con le mani /d’una donna posate sulla fronte. / Ah, chiudete la finestra aperta sulla vita!” (da “Lasciatemi addormentare” pag. 16).

“A Parigi egli aveva spesso girovagato di notte per le strade, sentendo l’anima buia come disperdersi al vento. Comprendeva come andassero ormai svanendo i suoi sogni adolescenti, riguardo alla fama da conseguire con la poesia … Avrebbe voluto perdersi definitivamente nell’oblìo, nelle acque della Senna, scure e pesanti come quelle del Lete. (da pag. 8 della “Premessa”).

Scrive ancora Orlandini, alle pag. 6 e 7: “Il cuore era disposto ad abbandonarsi al calmo splendore del cielo dorato, all’ascolto del sussurro di siepi e di acque; ma la mente era tesa a rivolgere verso l’universo interrogativi essenziali, già prevedendo però di non poter ottenere alcuna risposta …” “E tornava più volte col pensiero alla vita così semplice, onesta, serena e feconda dei suoi avi vissuti nella provincia lorenese. Essi gli apparivano nella loro salda e sana statura religiosa, morale e civile.”

Il ritorno nostalgico al passato è ricorrente anche nel pensiero poetico dei nostri giorni. Le notazioni riferite a Charles Guérin risalgono ad un secolo addietro, ma sono oggi più attuali che in passato, perché l’evoluzione culturale, sociale e scientifica ha contribuito a demolire valori che un tempo costituivano certezze e fiducia nel futuro. Il malessere esistenziale è quindi destinato a perpetuarsi come angoscia nell’uomo moderno.

E ben conclude Orlandini la sua presentazione, affermando che “Guérin mise a nudo la sua fragile condizione di “sans patrie”. Ci saranno poi altri poeti che si sentiranno “esiliati” dalla sempre più complessa e pesante realtà del XX secolo; che sentiranno crescere dentro di sé il male oscuro, “l’impietrato soffrire senza nome” … Molte personalità sensibili – come fu quella di Guérin – proveranno l’assillo della solitudine, tentando, spesso vanamente, di superarla.

Recensione
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