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Paesaggi e figure

In una serie di racconti autobiografici, Franco Orlandini, con apprezzabile padronanza linguistica e stilistica e con spiccata capacità d'osservazione, coinvolge il lettore in una serie di immagini legate al suo percorso esistenziale e rimaste impresse in ogni particolare nella sua memoria. La memoria dell'infanzia, dei luoghi, delle figure, degli affetti familiari, delle piccole cose, che costituirono elementi di certezza e di serenità interiore e che il mutare dei tempi ha reso fugaci ed evanescenti all'insegna della modernità. Il vicolo, fra le "case basse e i muri screpolati", che ospitava le botteghe artigianali, il porto, ove la madre lo conduceva spesso ad osservare l'arrivo dei pescherecci, il ricordo del padre ferroviere e dello zio Antonio dedito alla sua drogheria... tanti quadretti dipinti attraverso la parola con non comune essenzialità espressiva.

Volgendosi indietro, dopo il lungo percorso esistenziale, Franco Orlandini esterna nei ricordi incancellabili il suo mondo interiore, quasi volesse fermarne e immortalarne il valore, e lo trasferisce, a tal fine, nelle pagine di un libro destinato a durare nel tempo, per trovare nei lettori confortante condivisione di sentimenti ed emozioni.

Ma l'atmosfera della narrazione è velatamente malinconica e crepuscolare. Il tempo cancella le illusioni, ci priva degli affetti più cari e ci pone dinanzi alla precarietà della vita, alla temporaneità, costringendoci a vivere in un mondo che più non ci appartiene e ponendoci degli interrogativi.

"Non più sbocciano, ad attrarci con i vividi colori ed aromi, i fiori molteplici delle illusioni romantiche; non più foltezza di significati ideali, ma ovunque lo squallido radume provocato dalla demitizzazione, la preponderanza dell’effimero…

Non è più tempo di avventure intellettuali, di passione ideologica, dell'eroismo di chi è votato solitariamente alla penna, in quanto crede che, con la letteratura, si possa vincere la morte; che essa dia garanzia di sopravvivenza". (da pagg. 99 - Non è più tempo di avventure).

Ecco allora il ritorno al passato, alla natura come rifugio, per trovare ancora la forza di vivere o di sopravvivere: "Sin da ragazzo sono stato sensibile agli aspetti mutevoli del mare, del cielo, della campagna, risentendone anche gli effetti sul mio corpo, làbile ai diversi fenomeni atmosferici... Una natura più spesso assunta, in maniera allegorica, quale motivo di evasione, di liberazione, di ricerca di un nuovo equilibrio e di incentivi spirituali, rinvenuti, questi ultimi, in particolare, nel paesaggio primaverile". (da pag. 87 ‑ Giornate di primavera).

"Non avranno valore i progressi della scienza e della tecnica, pur strepitosi, ma che si sono rivolti, tante volte, contro l'uomo stesso. Avrà valore il perfezionamento più arduo, cioè quello raggiunto nella sfera spirituale e umana; per l'instaurazione di un mondo di giustizia e di pace, e anche di fraternità nel segno dell'origine comune e del comune destino".

Questo il percorso che l'autore, dopo essersi soffermato, nella seconda parte del volumetto, ad "un rapido sguardo sugli anni Sessanta", ponendosi affannose domande sul nostro futuro, considera auspicabile per la salvezza dell'umanità.

Recensione
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