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L'invasione degli storni

Riguardo a L’invasione degli storni dico subito – a parte la suggestiva e acuta prefazione di Giuseppe Panella – che mi sono davvero meravigliato di come, in una trama di pagine non troppo estesa – la sua poesia riesce a raccogliere tanta suggestione di visionarietà e di realismo.

Un viaggio interiore e allo stesso tempo visivo, davvero dantesco, per disegnare un messaggio di monito e di rivolta contro le derive della nostra contemporaneità scissa e frantumata perché organa ormai di una perduta e salutare utopia. Nessun moralismo, tuttavia, ma una dolente presa di coscienza di quelle “vite di scarto” di cui parla Bauman che si raccoglie e s’interroga ancora – e non potrebbe essere altrimenti – tra i luoghi di un vivere umano e i non-luoghi dell’alienazione di cui sono metafora le discariche non solo della città, ma della storia.

Certo, Panella ha detto questo in maniera esemplare: “dal mare dell’immondizia allo schermo translucido della coscienza”. Ma vorrei aggiungere, quasi per sottolineare la mia ammirazione, che ciò avviene in virtù di un linguaggio poetico fortemente concentrato, lucido e fermo, eppure capace di abbandonarsi ancora alle modulazioni del sogno, del volo, vorrei dire di un lirismo che mostra intatta la sua tensione proprio quando appare più evidente la sua sconfitta nel marasma che ci attanaglia di menzogne collettive in cui troppi si rifugiano per non vedere e sentire soprattutto se stessi. Ecco perché a me L’invasione degli storni appare come un poemetto a quadri, ma dilatato e aperto, mai rinunciatario o disperato e proprio perché capace di alzarsi in volo attraverso le immagini-guida, come l’indimenticabile Nuovo Cinema Paradiso, o la figura di Gabriella, che svegliano l’incanto della vita e nonostante le ombre della malattia e la tenebra di quest’ora della storia.

Sì, la poesia è questo “racconto” dolce e inesauribile, per toccare quel mistero della speranza che ci abita e ci restituisce la nostra vera umanità fatta di umiliazioni e sconfitte, ma anche di rinascite e sia pure con “la testa sotto le ali”.

San Leolino, 14 marzo 2012

Recensione
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