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Prefazione a
L'Azalea
di Roberta Degl'Innocenti

la Scheda del libro

Carmelo Mezzasalma

Possiamo entrare soltanto in punta di piedi in questo nuovo libro di racconti di Roberta Degl'Innocenti che è L'azalea. Una scrittura ferma e puntuale, tramata di pause, di silenzi, di sottili simbologie, lo distingue da quello precedente, Il Venditore di Palloncini (1995), dove più che altro c'era un'attitudine a decantare il sogno in leggere acrobazie dell'immaginazione a contatto con la trama della vita. Questa volta, invece, la giovane scrittrice ha scelto un registro più "narrativo" e più impegnato, per così dire, per indurci a credere che tutto ciò che narra sia realmente accaduto o, in altre parole, sia in tutto e per tutto identico alla realtà. Come è noto, il racconto nasce, infatti, da una profonda fiducia nella riproducibilità e nella comunicabilità del mondo. E Roberta Degl'Innocenti con L'azalea mi sembra che abbia afferrato in pieno la natura particolare del racconto che si preoccupa della "salute" della nostra mente. Lo si vede con precisione proprio nel racconto che dà il titolo alla raccolta. L'azalea, dove la piccola e gioiosa pianta delle Ericacee introduce il problema delle età della vita e della comunicazione reale tra la vecchiaia e la giovinezza: "Quella vita che si spengeva lentamente, come una candela che cerca in modo disperato, di mantenere la propria luce e che trama, incredula, fino all'ultimo istante, si portava via con sé una parte importante della sua vita; era legata a sogni, speranze, gioie, piccoli dispiaceri e la giovane donna si rese conto che, tale perdita, causava un vuoto incolmabile nella sua vita futura".

Mi sia consentito fare questa breve citazione che conclude il racconto per indurre il lettore a leggere L'azalea come primo racconto e per capire il registro narrativo di Roberta Degl'Innocenti: la valenza simbolica della candela, con la sua luce tremante e incredula, serve ad avviare il vero tema del libro che è la ricerca del senso della vita in una trama complessa dell'esistenza giocata, come sempre avviene, tra guadagni e perdite. Di fatto, gli altri racconti, La fotografia, L'anniversario, L'incubo, Il letto e perfino Lo specchio spezzato – ancora oscillante fra l'immaginazione e la realtà – tessono una trama di piccoli e grandi eventi dove la vita si svela a se stessa per quegli accadimenti interiori che non lasciano via di scampo.

"Insegnaci a contare i nostri giorni, e giungeremo alla sapienza del cuore": l'invocazione del salmo 90 risuona anche in questi racconti di Roberta Degl'Innocenti in cui la ricerca dell'identità della propria anima si affida interamente al sottile incastro degli affetti, della comunicazione sincera, di quella ricerca di umanità che oggi sembra scomparire nelle cronache della violenza e dell'indifferenza. Cosa sono veramente l'infanzia, la giovinezza, la maturità e la vecchiaia, sembra chiedersi Roberta Degl'Innocenti mentre stende i suoi racconti con una gioia e con una persuasione che ci lasciano ammirati? Come realizzare il senso intrinseco a queste "età della vita" e compiere il necessario passaggio da una età all'altra con in mano la bussola del cuore? Roberta Degl'Innocenti scopre soltanto alla fine che ogni età ha la sua bellezza singolare che va colta e realizzata, come il fiore dell'azalea che, nonostante tutto, si nutre di nuove e straordinarie fioriture. Sta qui il segreto di una vita veramente compiuta, affrancata dall'ansia del tempo che scorre, libera di dedicarsi al presente. Come recita la bellissima epigrafe poetica, tratta dall'Antologia di Spoon River, posta all'inizio dell'ultimo racconto, cercare di dare un significato alla propria vita può condurre ad un'inquietudine senza scampo, ma, allo stesso tempo, una vita senza senso è più atroce di una tortura. Così, la nostra anima, resta inchiodata, nel viaggio della vita, ad afferrare "i venti del destino" (Edgar Lee Masters).

Su questi venti del destino resta anche sospesa la forza narrativa di Roberta Degl'Innocenti in questo accattivante, limpido, struggente libro di racconti dove l'anima dei personaggi si specchia tra il silenzio ed un confuso dolore, tra l'amore per la vita e il suo ineludibile bilancio, tra il presentimento della morte e la resurrezione della speranza. Davvero ogni storia è un luogo di dolore, un giardino silenzioso che il tempo spoglia a poco a poco, ma la memoria che ne resta è una lunga iscrizione che lascia leggere i nomi della gioia di vivere e di esistere, dell'amore e della forza di crescere nell'amore. I venti del destino non soffiano mai invano.
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