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Senza dover forzatamente ricordare i fenomeni di stampo 'americano', come il recente libro sul potere della donna, con preoccupanti prospettive su un presidente donna nei primi anni del XXI secolo, è tutta la migliore cultura moderna, da Edgar Morin alla testimonianza di numerosi registi cinematografici, ad affermare che la donna ha assunto negli ultimi anni un ruolo sociale completamente nuovo e sfuggente. Tramontato il mito della donna madre di famiglia, giustamente riduttivo dell'identità femminile, la società dei consumi e dell'affermazione personale ha disegnato il volto della donna competitiva e in gara con l'uomo per il successo in tutti i campi. Con qualcosa in più, forse, ossia una certa spregiudicatezza soprattutto nel modo di trattare con la realtà materiale, quasi una identificazione del femminile con il possesso.

Potrebbero essere affermazioni provocatorie e false se non fosse che ora anche la poesia, sentinella assai attendibile dello stato di coscienza contemporanea, non si fosse accorta di questa difficile situazione, e di quella "battaglia tra i sessi" denunciata ormai a più riprese. Il libro di Veniero Scarselli Priaposodomomachia, sorta di sacra rappresentazione in versi, traccia proprio l'itinerario di una traumatica educazione sentimentale, tra l'ironia e la gravità della denuncia, in quella sfera simbolica della dimensione erotica che è oggi oggetto dí pressioni da tutte le parti. Un giovane Cavaliere, partito per una dolce tenzone d'amore scopre, al di là delle appariscenti forme della seduzione femminile della "bellissima Niobe", l'universo del Male, o per meglio dire di una volontà altra e che non risponde affatto alle sue aspettative.

Nell'introduzione al libro, Patrizia Adami Rook quasi si lamenta con l'autore che il corpo femminile «venga utilizzato» (oggi dal Poeta, come ieri dai Padri della Chiesa) per rappresentare il Male, ovverosia «l'orrore che la Materia possa vincere sull'anelito del maschio verso lo Spirito». E tuttavia, l'operazione di Scarsellí va decisamente al di là di superate rivendicazioni di ruolo: il verso incisivo, l'analisi pungente, soprattutto quando la rappresentazione giunge alla svolta "drammatica" dell'incontro con il volto perverso del rapporto sessuale, dimostra nel poeta un'acuta coscienza della crisi. Una crisi sociale che passa non ntanto attraverso i traumi della nascita, della dipendenza dalla presenza materna, realtà tutte effettivamente presenti nell'attuale battaglia dei sessi: si tratta di una volontà, o meglio di una coscienza della superiorità della donna che prende letteralmente di sorpresa l'uomo: «io non potevo scrutarla negli occhi, | non potevo vedere se covassero | nel limpido lago ceruleo | qualche guizzo mordace e sciagurato | del mai esausto disegno di Satana».

Veniero Scarselli sa di aver proposto una lettura provocatoria che si nasconde, appunto, dietro la forma per così dire canonica della sacra rappresentazione. E tuttavia, come egli stesso indica nella nota, la poesia può svolgere il suo ruolo più autentico di penetrazione delle realtà più contraddittorie per chiarirne la complessità, spesso impermeabili ad altri approcci, dal momento che si ha a che fare con argomenti non paludati da una alta tradizione di studi. La poesia, insomma, più di ogni psicanalisi o di ogni altra indagine sociale, resta sempre l'espressione della sensibilità umana che maggiormente sa restare vicina all'uomo. E se ciò non sembra a prima vista in questa scomoda avventura di un "giovane Cavaliere" di Scarselli è perché non tutti amano a tal punto l'essere umano da scendere fin nei recessi meno attraenti della sua difficile condizione umana.

Recensione
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