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Qualche poesia

Coscienza di specie

Oramai ben al di là
Della mia particolare acmé
Al mattino quando mi metto
All’opera e al lavoro
Della bellezza che questo mondo
In quotidiane turpitudini ripaga
Povero in tutto ciò
Che onora la mendace società
Dei miseri di spirito
E dei bugiardi la rispettabilità
Vedo al mattino da qualche giorno
I cuccioli del gabbiano
Che tra le piogge acide
Di cui si macchia l’umanità
Al valico di una manciata di millenni
Stentano su gracili zampette
I primi passi sopra un tetto
Che a confine dello sguardo mi si dà
E attendono un loro luogo
In un cielo assuefatto a contemporanee calamità
E chissà
Se spiccheranno il primo volo
Oltre la cresta degli embrici
Là dove non vedo?
Lungo la mia e la loro traiettoria
C’è prima o poi un tetto più alto
Oltre al quale niente che viva
L’altro od il sé ravviserà
Perciò il valore risiede nel volo
Verso l’opera che cresce
Nella specie l’individuo

Il fiore della percezione

È pur vero che non sai mai da dove
Degli innumeri pretesti accada
Di venire ad un punto da cui ha inizio
Quanto nel sonno che non puoi dire
Si dissimulava non prima di adesso
È pur vero che non sia pudore né umiltà
A negarti la parola che non pronuncerai
Cionondimeno da un esile suono di pioggia
Sopra al caduco recinto di tetti
In argille ardesie o polipropileni
Propilei di satolle e arroganti miserie
In serie erette a caso tra i sensi e il cielo
In questo frammento di mondo che di sé
Si dà ostinata ragione e arbitrio
Lungo il riverbero che ad indebita distanza
Ne trai ad un luogo che altrove supponi
È pur vero che sei libero di udirlo
Sopra la foglia che dischiuse alla prima luce
Il fiore della percezione
Fino alla tua pena e alla tua gioia

La fede e la ragione

Costretti tra il si dice e non si fa
Ed il si fa ma non si dice
Con Dante e Beatrice
Negli orti oricel-
Lari e Penati
Coevi corruttori
Tra tori ed asinelli
Nei pubblici macelli
Delle private società
Per azioni in cui
Disinvolti si fa e si dice
Si ha fede nella libertà
Delle coscienze mentre si educe
Collettiva cattività
Per la vanitosa via
Di eccellenti mediocrità
E se tutto ciò
Esime dagli eccessi
Odiosi della tracotanza
È per inebetire
Con tendenziosi passi
Di una luttuosa danza
Chi ha fede di esser vivo
Tu
Pertanto non ricorrere alla fede
Qualora non ne abbia ragione necessaria

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