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Ci giungono a volte in lettura, felicissimi libri, così curati nella veste di stampa, che già al primo sguardo confidano l’amorosa cura dell’autore e dell’editore, promettono al critico profittevole approccio. A questi ben fatti libri, appartiene la più recente pubblicazione di Lucio Zinna, nelle edizioni La Centona di Palermo (in carta vergata avorio e cartoncino bristol delle cartiere di Fabriano) La Casarca che sta per casa-arca, riparo e salvezza da ogni diluviare esterno, mentre noi stessi siamo casarca nell’esigenza di restare a galla in attesa di un arcobaleno.

Suddiviso nelle tre sezioni Coprifuoco-Polaroid-Casarca, il libro ha varietà di tempi, di ritmi, di registri, pervaso, al fondo, da una pensosità mesta che stempera e strugge ogni felicità d’in-fanzia mentre rende la parola incantata e corale. Svilita urbs (in) felicissima e pia, abbandonare – non abbandonare Palermo? Quando scende la sera e la città sembra chiudersi nel rito di un medioevale coprifuoco, quando per le strade unicamente si aggira il malavitoso, e chi abbia necessità, i cittadini si serrano nelle case a coprire il fuoco del loro sgomento.

Effluvi di cucina, fra gli affetti familiari, con gatto Raffaele che collabora a fare casa la casa, al calduccio della coltre cotonina, sembra più facile caricarsi di fiducia e pensare le resurrezioni.

/ L’auto è in garage | e deogratias non attendiamo nessuno / lungi dall’essere momento di egoismo, rivela l’opportunità del raccoglimento, quando è dato rivolgere il pensiero al passato, valutare il presente, programmare il futuro. Nel bilancio dei giorni, fra “fiaccolate contro”, Zinna segna all’attivo la fedeltà agli ideali, la scelta di onestà, la rinunzia alla partenza per le brume del Nord, mai capace di abbandonare il campo, convinto che chi parte | è tiranno | come chi sempre ha logorato il Sud.

Oltre la vena di mestizia, in Casarca, nella sezione delle istantanee Polaroid, fa tuttavia capolino l’appunto scherzoso dove l’Autore sembra pacificarsi in garbati sorrisi. Riscoperti – e additati – nel desco simbolo i valori fondamentali dell’esistenza, Lucio Zinna invita al riscatto attraverso l’impegno personale: / Siamo nelle nostre mani, Signore | Aiutaci a non dimenticarlo /.

Nella preghiera la volontà di rinascita, l’attesa di un arcobaleno.
Recensione
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