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Ascesa al regno degli immortali

Ascesa al regno degli immortali è il secondo romanzo dello scrittore e musicista veneto, Alessandro Pierfederici, pubblicato a novembre 2013. Come nel precedente lavoro, intitolato Ritorno al tempo che non fu, anche qui il protagonista è un uomo che attraverso un metaforico viaggio che lo conduce da Vienna alla sua città natale, ripercorre tutta la propria vita, dall’infanzia fino alla maturazione sia psicologica che esistenziale.

Anton Giuliani è un bambino che ha uno spiccato talento per la musica. Incoraggiato dalla madre Edvige e osteggiato dalla freddezza e dalla mancanza di fiducia del padre, comincia il suo percorso musicale unendo sin dalla sua infanzia l’amore per la musica a quello più ideale e platonico legato a figure femminili che appaiono sempre cariche di misticismo e fiaba. Da piccolo, Anton è innamorato di Marina, una bambina che condivide con lui giochi e momenti di affetto, fino a quando si perdono di vista perché lei è allontanata dalla sua casa e dalle sue amicizie a causa di pesanti difficoltà economiche in cui verte la sua famiglia. L’allontanamento di Marina e il successivo ritrovarla per scoprire solo allora che lei è di un altro e non prova, almeno apparentemente, gli stessi sentimenti di Anton, lo gettano nel più assoluto sconforto e lo convincono che il raggiungimento dell’eternità attraverso l’arte sia possibile soltanto rintanandosi nella solitudine, lontano da qualsiasi fonte di dolore. Saranno molti personaggi secondari come il maestro Kohn, Maddalena, e più tardi una donna importante e coraggiosa di nome Helene, a far comprendere al protagonista che l’ascesa al regno degli immortali attraverso l’arte è possibile solo senza rinnegare la propria umanità.

Umanità vuol dire sofferenza, miseria, tragicità, vuol dire sporcare e sporcarsi, provare amore e darlo senza mai rinnegare se stessi né quello che si è. La storia si svolge in un’epoca di crisi dei valori esistenziali come potrebbe essere quella di oggi, che tutti noi viviamo. Un’epoca dissacrante, in cui tutto sembra risolversi nella superficialità e nel lusso eppure la miseria cova quando meno te lo aspetti e si nasconde negli angoli più impensabili, anche nei salotti più curati, persino negli occhi di ghiaccio di una diva dal nome di Katarina. Questa splendida donna, che canta incarnando quel fuoco sacro che Anton continua a cercare attraverso la sua musica e quella degli altri, è la dimostrazione di quanto squallore e quanta ipocrisia ci sia nell’esistenza umana e nell’arte stessa. Ella è la donna del suo migliore amico, ma il protagonista è profondamente attratto da lei a tal punto da lasciarsi andare ad incontri notturni nella speranza che proprio quell’attrazione che prova per lei possa aprirgli le porte dell’arte immortale. Ma solo quando si renderà conto che Katarina è solo falsità e abnegazione, ritornerà in sé e comincerà a cercare nuovamente la vera fonte della propria arte e la troverà soltanto in se stesso.

L’autore riesce ancora una volta a presentare figure femminili indimenticabili, da Edvige a Maddalena, senza dimenticare Marina e la meravigliosa Helene. Tutte donne forti, determinate, molto femminili, che incarnano un ideale di perfezione senza tempo. L’eco già presente nel romanzo precedente ritorna incontrastato anche qui. Un’eco fatta di passato e presente, di amore e meraviglia, di natura e arte. La possente e melodiosa natura ancora una volta intona la musica del cuore del protagonista, ne colora i moti dell’anima, fino a fondersi con il suo stesso essere in un tempo e in un luogo che si stagliano come inafferrabili.

La natura è immortale, lo è l’arte e lo è l’amore, mezzo attraverso cui la vocazione artistica trova lo slancio per esplodere. Tutto il percorso di Anton è costeggiato da amori e dolori, da tragicità e un profondo e mai scontato romanticismo che lo rendono un eroe senza tempo, un uomo che ha vissuto fino in fondo la propria missione non solo di artista ma prima di tutto di essere umano. Cos’è dunque l’arte? La composizione musicale è il raggiungimento della Verità attraverso il genio dell’artista che mostra come raggiungere agli altri la propria di verità, quella della propria esistenza. Nonostante i numerosi momenti di stasi e di abbandono della speranza, il protagonista riesce a dare un senso alla propria vocazione e a tutto ciò che sente dentro. Qualcuno gli dice che in realtà la musica non esiste, è passeggera, perché quando inizia già finisce. E’ come se rappresentasse la morte dentro la vita e molto spesso egli pensa che sia l’esatto specchio del proprio destino: una ricerca costante della felicità senza mai raggiungerla.

Durante tutto il suo percorso egli unisce l’amore per la musica a quello per una donna e, nonostante si innamori sempre di donne che non può avere, tre di esse appaiono come l’emblema del sacrificio in nome della sua arte e del suo amore

– Prima la madre che sacrifica persino il suo matrimonio in nome del figlio, per difendere il suo talento dalle intromissioni del padre.

– Poi Maddalena, la prima donna che si innamora di lui, che lo rispetta a tal punto da lasciarlo andare in nome della sua vocazione.

– Ed infine Helene, incarnazione perfetta dell’unione spirituale e d’intenti che accompagna Anton nel suo percorso di crescita e di riconoscimento delle proprie potenzialità. Sarà proprio lei a donargli tutto il suo amore sia fisico che spirituale, in nome di una notte di passione e tormento, senza un domani. Grazie alla sua presenza ascetica e atemporale, quasi come una perenne musa che non ispira l’arte ma bensì la custodisce, che lui ascenderà alla vera consapevolezza del proprio io senza più rinnegare se stesso né quello che prova.

Infatti le sue migliori composizioni provengono da attimi di profondo abbandono e sofferenza. Soltanto quando Anton riesce a lasciarsi andare, a farsi prendere dal richiamo rovinoso ma carico di vita dei suoi sentimenti più reconditi che il fuoco sacro accende il suo petto mostrandogli senza più veli né inganni la strada verso l’unica salvezza possibile. L’eternità dunque è il connubio tra l’arte e l’amore, ma quest’ultimo è solo una delle tante manifestazioni della vita e dell’essere.

Ascesa al regno degli immortali è un romanzo con importanti spunti filosofici che aprono profonde riflessioni sulla vita e sulla morte e soprattutto sul rapporto che entrambi hanno con l’arte. Anton affronta il proprio percorso da uomo che ha i suoi dubbi. Cade spesso e si rialza altrettanto, torna indietro e poi fa dei passi avanti che gli permettono di capire cosa vuole realmente dalla vita. Il suo sogno è diventare un artista immortale e dopo aver provato sulla propria pelle l’impossibilità di salvare l’arte da se stessa nascondendosi dal mondo e dalla sofferenza, si prende carico della propria missione di poeta e cantore delle infinte esistenze dell’universo e attraverso l’ultimo concerto della propria vita, ascende a quel regno tanto amato e desiderato: il regno dell’affermazione di se stessi di fronte al mondo, contro tutto e tutti.

Se per vivere bisogna soffrire, che venga pure la sofferenza. Che il richiamo del dolore sia nuova linfa vitale per accrescere la propria sensibilità e il proprio canto, e che quest’ultimo sia fatto di note o di parole scritte, non importa. L’immortalità di ciascuno di noi risiede dentro noi stessi e in quello che abbiamo da dire. L’umanità è la chiave dell’eternità, e l’umanità è fatta di passato, che è quello che siamo stati, tra ricordi e vaghe memorie di tempi mai vissuti eppure marchiati nella nostra anima. E’ fatta di presente che abbiamo il dovere di coltivare e di futuro che dipende soltanto da quanto sappiamo di noi stessi.

Mai spegnere il fuoco che arde dentro l’anima dell’artista, è nella sua visione che si cela il segreto del nostro mondo e di tutti quelli che verranno. Ascoltiamo ed ascoltiamoci nella musica e nelle parole fino a quando l’impeto dei nostri sogni non diventerà un’indimenticabile realtà.

Recensione
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