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La rivincita di Tommy

La rivincita di Tommy è un testo in cui la scrittrice e giornalista napoletana Monica Florio affronta il problema del bullismo omofobico fornendo non solo un’eccellente e mirata descrizione a livello informativo del fenomeno ma regalandoci anche un attento e curato racconto in cui non sono l’emarginazione e l’isolamento a prendere il sopravvento ma bensì la forza d’animo del protagonista e la sua voglia di affermare se stesso contro tutto e tutti.

Tommy è un adolescente che vive a Napoli con la propria famiglia formata da un padre pressoché assente, una madre iperprotettiva e un fratellino di nome Lorenzo, di qualche anno più piccolo che lo considera il suo supereroe preferito.

Tommy è un diverso.

Tutti lo sanno ma soprattutto i genitori fingono che non sia così. A scuola due ragazzini che si divertono a fare i bulli, Diego e Luca, lo hanno preso di mira, sfottendolo in continuazione e soprattutto denigrando la sua figura di fronte agli altri compagni di scuola, definendolo con appellativi poco gradevoli e soprattutto offensivi che sono un chiaro riferimento alla sua identità sessuale.

Neanche i professori ci fanno una bella figura: anch’essi a conoscenza delle problematiche che vive Tommy e soprattutto della difficoltà di relazionarsi con gli altri, appaiono come delle semplici comparse, vuote e prive di spirito, incapaci di far comprendere ai propri studenti quale sia il giusto atteggiamento verso gli altri e a maggior ragione nei confronti della diversità. Solo il professore di italiano sembra comprendere e voler bene al giovane Tommy che appare così indifeso ed incapace di fronteggiare le accuse discriminatorie di chi lo circonda e di chi si fa forte grazie al consenso della massa, ottenuto, per altro, con l’imposizione e la superiorità fisica. In altre parole: la legge del più forte.

Monica Florio ci racconta di un ambiente scolastico che dovrebbe essere moderno considerando l’epoca in cui ci troviamo e invece appare profondamente statico, antico, chiuso nei propri spazi mentali, ristretti e privi di slancio. Spazi ridotti all’osso, in cui c’è l’odore di stantio che tanto somiglia al tradizionalismo e alla lotta per stabilire l’animale più forte. Non c’è dialogo tra i compagni di classe, sono solo tre o quattro giovani che prendono il sopravvento, senza che ci siano scambi emozionali che abbiano un qualche valore di crescita o di maturazione. In questo ovviamente dovrebbero giocare un ruolo fondamentale i professori, ma sono soltanto fantasmi che non sanno neanche da che parte stare. Si limitano semplicemente a guardare senza neanche sforzarsi di fornire almeno gli elementi ideologici e soprattutto educativi che dovrebbero aiutare i giovani studenti a crearsi un loro pensiero, una propria forma mentis.

Tommy in tutto questo appare sin da subito un disadattato. La madre vuole che sia sempre in casa, attento a chi frequenta, sempre col fiato sul collo, come se volesse che suo figlio non crescesse mai. Una mamma chioccia che non è in grado di ascoltare colui che ha messo al mondo troppo presa dalla sua casa, dalla sua chiesa e dalla sua cucina. In altre parole, meglio credere che tuo figlio sia come tutti gli altri e fare finta di non sentire quando ti giunge all’orecchio che è diventato lo zimbello della scuola. Il padre che potrebbe aiutarlo a fare affidamento sulle proprie capacità, insegnargli come credere in se stesso per contrastare le cattiverie degli altri è invece completamente assente, incapace di prendersi cura del figlio quasi avesse paura di scottarsi. Infatti solo più avanti nel romanzo capiremo il perché. Pietro non riesce ad aiutare Tommy perché il suo passato lo tiene prigioniero e lo fa sentire terribilmente in colpa proprio nei confronti di quel figlio che ogni santo giorno gli ricorda le vittime del suo stesso bullismo. Insomma Pietro quando era piccolo era un bullo proprio come Diego e gli altri che prendono di mira l’indifeso Tommy.

Ma per fortuna c’è l’amicizia, quella vera sulla quale il ragazzino può contare. La sua amica Alessia, bella ed intelligente che lo sostiene difendendolo in tutti i modi e la nuova amicizia con Gabriele, un ragazzo molto più grande di lui che gli farà capire che al bullismo può esserci un’unica soluzione: dimostrarsi forti e mai nascondersi.

Tommy infatti si iscriverà in palestra dove inizierà un corso di kick boxing per rafforzare non solo la propria fisicità ma per acquistare quella fiducia in se stesso che nessuno gli ha mai dato. Conoscerà una ragazza di nome Stella anch’essa vittima di bullismo ma questa volta tra donne, che verrà emarginata e messa da parte perché troppo bella e troppo solare. L’accuseranno di essere lesbica attraverso un’attenta manovra di mobbing e perderà tutte le sue amiche ma non la fiducia in se stessa e nella sua intelligenza.

Un esempio che servirà a Tommy per capire che la vera chiave del successo è prima di tutto dentro noi stessi. Non c’entra il nostro orientamento sessuale, c’entra il rapporto che abbiamo con il nostro essere. Forza, determinazione e sicurezza sono le chiavi per combattere qualsiasi sopruso e attacco mirato a farci perdere il rispetto. Tommy riuscirà a guadarsi per quello che è esattamente come lo vede il fratellino Lorenzo: un ragazzo forte che non indossa maschere, che non nasconde se stesso e che non scende a compromessi. Perché la prima regola contro il bullismo è l’anticonformismo.

E’ sbagliato credere che per combatterlo bisogna uniformarsi: la massa non è sinonimo di ragione né di giustizia. Se si è diversi in qualsiasi modo, nelle idee, nei comportamenti, nel sesso, nelle scelte, bisogna portare avanti ciò in cui crediamo e soltanto affermando noi stessi per quello che siamo possiamo conquistare un posto nel mondo, quello stesso posto che vogliono negarci.

L’importante è ricordare questo: nessuno ha il diritto di farci sentire fuori. Nessuno può dirci che siamo out. Nessuno può ritenersi talmente in alto da denigrarci.

Tommy avrà la sua rivincita, dimostrerà che è forte e che il bullismo può essere combattuto soltanto alla luce del sole, soltanto mettendoci la faccia senza maschere, senza nascondigli.

Il romanzo è scritto in modo scorrevole, il linguaggio è semplice, le scenette sono a volte divertenti e altre estremamente riflessive. La storia di Tommy è un racconto che serve a riflettere e a capire un mondo che sta cambiando anche se per certi aspetti è sempre lo stesso.

L’omofobia è un male che deve essere sradicato e per farlo non bastano le istituzioni in difesa degli emarginati, non bastano i libri che parlano di questo fenomeno, non bastano gli atti legali, ciò che serve deve partire dalle vittime stesse del bullismo. Ci vuole forza, coraggio nello spogliarsi del vittimismo, e dimostrare che si può passare da vittime a padroni del proprio destino. Non permettere agli altri di decidere come un omosessuale debba essere chiamato, se “frocio”, invertito o errore di natura. Solo egli stesso può decidere cos’è e nessuno può arrogarsi il diritto di sentenziare sulla vita di nessuno.

La vita è sacra e come tale ogni essere umano. Chi ha tanta voglia di disprezzare qualcuno, disprezzi chi uccide gli animali, chi violenta le donne e lasci in pace chi non ha nessuna colpa se non quella di essere un essere umano esattamente come tutti gli altri. Se è vero quello che diceva Hobbes che l’uomo è sbagliato per natura, allora lo siamo tutti e non per il nostro orientamento sessuale, ma per la nostra anima.

20 febbraio 2014

Recensione
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