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Ritorno al tempo che non fu

Ritorno al tempo che non fu è un libro in cui è il tempo ad essere il protagonista di una storia che affonda le proprie radici nella tradizione fiabesca pur presentando numerosi spunti di riflessione sull’esistenza e sulla morte che rendono questa lettura un affascinante viaggio nell’interiorità umana.

Alessandro Pierfederici è un musicista che si cimenta per la prima volta nella scrittura narrativa regalandoci un romanzo costruito con un ritmo sognante e armonico in cui si intrecciano come abili sinfonie, spunti filosofici e religiosi e su cui troneggia indisturbato il suono melodioso e a tratti terribile dell’Eterna Natura.

Il protagonista Alessandro (conosceremo il nome solo alla fine, quando il suo viaggio sarà concluso) è un uomo come tanti che nell’epoca moderna vive ingabbiato nelle sue insoddisfazioni e sconfitte, cercando nel suicidio l’unica possibilità di salvezza. Come una sorta di ribellione contro quel mondo che lo ha tagliato fuori, soffocandolo con delusioni e perdite, egli vuole uccidersi perché non vede altra via d’uscita. Programma tutto, persino il bosco in cui si recherà, l’albero in cui nasconderà il coltello ma giunto al momento cruciale, sarà distolto dal suo proposito dalla presenza di un giovane che prima di lui s’impossesserà proprio del suo coltello per tagliarsi le vene. Nell’attimo in cui quel misterioso ragazzo fuggirà vedendosi scoperto, per Alessandro inizierà un lungo e tortuoso cammino che lo condurrà in altre terre, attraverso ville e castelli abbandonati dove vaghi e possenti ricordi inebrieranno la sua mente fino a convincerlo che niente avviene per caso e che tutto ciò che ha visto e sentito è come se lo avesse già vissuto. Una profezia oscura e minacciosa incombe su di lui a tal punto che qualsiasi personaggio che incontra è pronto a raccontargliela come fosse una triste e angosciosa nenia che persino le voci primordiali della natura cantano fino a quando non sarà egli stesso a convincersi di essere l’uomo di cui quella leggenda racconta e che tutti speranzosamente attendono. Egli non è solo un uomo comune ma è l’emblema stesso dell’essere umano che persa la propria umanità, il coraggio, il senso profondo della vita, cerca nella morte la fine di ogni dolore. Ma è lungo il suo cammino ed egli lo compie attraverso il bosco, il fiume e le antiche mura di un poderoso castello, ritrovando lentamente e passo dopo passo la voglia di vivere, lo spirito esistenziale e soprattutto l’amore.

Anche se l’impianto narrativo è fiabesco, il linguaggio è potente e mistico tanto da rendere fortemente evocative tutte le descrizioni che l’autore dedica alla natura, che per pagine intere diventa la sola protagonista rappresentando lo specchio silenzioso in cui si riflette e rinasce l’anima del protagonista. Una natura romantica, piena di passione e tormento, in cui trabocca un intimismo quasi surreale che scavalca i limiti umani e s’impone come l’unica voce portatrice di epoche lontane e dei dolori remoti provenienti da tutti i luoghi e tutti i popoli. Mentre Alessandro inizia questo viaggio perché ha perso la sua umanità, è vuoto, spaesato, inetto, distante dal ritmo armonioso della vita, la Natura, invece, è colei che si umanizza, raccogliendo su di sé tutte le forze del bene e del male dell’esistenza e le infonde nuovamente nell’uomo che compie inconsapevolmente questo viaggio. Egli è l’uomo comune e il pellegrino, il viandante e il principe. Egli è colui che salva e verrà salvato, la sua anima rappresenta l’anima del mondo intero che si sta perdendo.

L’autore ci mostra come sia possibile salvarsi in un mondo che ci rende alienati, recuperando il contatto con noi stessi e con la natura in cui si conservano le forze antiche e primordiali, forze che appartengono anche a noi e che ritornano incessanti a ricordarci che quello che siamo adesso non è altro che quello che eravamo un tempo, perché in ognuno di noi, oltre la coltre fredda e fumosa della superficialità, si nasconde ancora intatto il soffio eterno dell’immortalità. E per chi ancora si chiede cosa sia l’eternità, sappiate che essa non è nella carne dell’uomo, ma nel suo spirito, perché nessuno vivrà per sempre, ma ci sarà qualcuno che sarà immortale, perché l’eternità è nello spirito antico in cui si conservano intatti i veri valori di un tempo, gli unici valori di un mondo autentico.
Recensione
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