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Prefazione a
Il fuoco di una vita
di Claudia Manuela Turco

Angelo Mistrangelo

L’appassionato, intenso, espressionistico percorso pittorico di Gianni Sesia della Merla si snoda con puntuale rispondenza nell’ampio saggio di Claudia Manuela Turco «Il fuoco di una vita». Laureata in Conservazione dei Beni Culturali e poetessa, la Turco ha approfondito l’indagine intorno alla formazione, allo sviluppo e all’interpretazione della realtà da parte dell’artista torinese, che ha studiato con Benedetto Ghivarello, Metello Merlo e Giovanni Gribaudo.

Una formazione che gli ha permesso di approdare a un linguaggio in cui la vibrante, pulsante e materica cromia assume un ruolo determinante nella definizione delle immagini del suo lungo racconto, di quel ripercorrere l’affascinante mondo orientale, di una stagione ricca di riferimenti con suadenti odalische, interni con oggetti comuni, paesaggi collinari e marine e fiori.

Una pittura che appartiene alla scuola piemontese, ai risvolti di una ricerca legata alle cadenze di una vitale figurazione, di una «scrittura» capace di fissare i volti delle figlie Rossana e Barbara o della moglie Luciana.

E questo volume suggerisce una ben precisa chiave di lettura della figura di Sesia, mentre offre al lettore la possibilità di cogliere i momenti, talora segreti e nascosti, della sua personalità di uomo e di pittore, di insegnante e di esponente del Circolo degli Artisti.

Del resto il suo universo appare sempre più intriso di sensazioni, di subitanee emozioni, di interiori accadimenti e, in particolare, è il risultato di una limpida elaborazione.

Il servizio militare, l’inesausta volontà di comunicare attraverso una controllata gestualità, gli incontri di un’intera esistenza, formano l’essenza della sua vicenda che emerge pienamente da questo studio.

Uno studio biografico che sottolinea la vicenda di Sesia della Merla, «perché – scrive nella nota introduttiva Claudia Manuela Turco – è un pittore che andrebbe conosciuto meglio di persona, e non soltanto attraverso le sue opere che resisteranno al tempo, e perché una persona come Gianni, sincera per natura, sarà sicuramente un «testimone» più attendibile…».

E il suo itinerario si snoda dalla partecipazione a concorsi di pittura (ricordo una giuria composta dal sottoscritto insieme al critico Francesco Prestipino e il gallerista Elio Quaglino) a «La modella per l’arte», dalla prima uscita pubblica all’«Arteviva» di Torino alle sociali del Circolo degli Artisti, sino alle presenze al Piemonte Artistico e Culturale, «Promotrice» al Valentino, «Premio Santhià» organizzato da Mario Pistono, Galleria «Berman» di Giuliana Godio e la «Bottega San Giors» di Franco Prette al Balôn, i corsi di pittura all’Associazione «Ex Allievi Fiat», l’antologica alla Biblioteca «A. Arduino» di Moncalieri, la monografia con testi di Ernesto Caballo e Vittorio Bottino.

Si tratta di alcuni, tra i tanti, inviti che documentano un cammino ricco di incontri, di giornate trascorse nello studio, di allievi, in una sequenza che appartiene indissolubilmente alla sua vita, all’energia di una personalissima gamma cromatica, all’avventura di un segno che diviene misura di un’entità figurale scandita nello spazio della memoria e delle emozioni.

Il colore, in ogni caso, assume una determinante evidenza nell’opera di Sesia che ha detto: «…sono un istintivo colorista, sono così per natura. Il meccanismo è inconsapevole. Creo accostamenti voluti dall’istinto e dalla mente…».

E gli accostamenti si trasformano in pagine di un lungo racconto, di una biografia per immagini, di una storia che scandisce l’intera esistenza: «…sono riuscito a realizzare quello che da ragazzino ritenevo fosse soltanto un sogno impossibile».

Un sogno che è colore e luce e materia.
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