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Affari di cuore

Chimica.

Ormoni ammassati in alcune remote parti di noi o diluiti lungo i sentieri della nostra linfa vitale si scindono, cozzano l’uno contro l’atro, si accoppiano si ricreano e si sopprimono in una guerra estenuante della quale pochissimo sappiamo.

Ci prostrano, ci euforizzano, ma non conosciamo la causa di tutte queste trasformazioni.

Esplodono, a volte, in lapilli di magma infuocato che ci ustiona il cuore offuscandoci la mente; non ci è dato sapere quali sostanze da noi comunemente prodotte siano entrate in contatto per provocare una simile reazione, ma ne rimaniamo annientati.

Amore.

E’ così che noi umani abbiamo chiamato questa devianza che periodicamente si appropria della nostra ragionevolezza e che, beffandosi del nostro ego con cura e fatica costruito, ci fa apparire diversi; per l’appunto umani.

Si porta dietro, l’amore, un’infinità di nostri comportamenti, insoliti, a volte, inconsulti altre.

Estrogeni, adrenalina, dopamina e company tirano i fili del nostro universo emotivo e ci fanno muovere come marionette in un teatro dell’assurdo.

Ruffilli, nelle sue liriche analizza e racconta i comportamenti che l’amore induce ad adottare, gli atteggiamenti che le tempeste ormonali ci spronano ad assumere; ne sviscera ogni possibilità e le estrinseca in versi sapienti.

Le poesie della raccolta sono molte e la loro lettura ci fa sentire complici di quanto avviene nelle situazioni descritte, la terza persona, il voyeur che aspetta che si compia l’azione, ma che in realtà ne conosce l’epilogo perché si porta nell’inconscio, già memorizzata, simile esperienza.

E’ il gioco dell’amante e dell’amato che sempre ci coinvolge, ma Ruffilli sa descrivere questi momenti di alterazione (ormonale) imprimendoli di una musicalità che sale negli ultimi versi di ogni lirica e si placa con una rima finale, riportando alla musicalità dell’atto sessuale.

Sono poesie esplicite nel descrivere i gesti, ma ogni gesto è dettato da un sentimento che nasce e si sviluppa sempre in conseguenza di ormonali accozzaglie.

Desiderio, senso del possesso, gelosia, rancore, nostalgia nelle poesie di Ruffilli assumono l’aspetto di atteggiamenti, aggressivi o teneri, arrendevoli oppure ostinati a seconda delle circostanze.

Il “campo di battaglia”, descritto nei minimi particolari, ci permette di accostarci al mistero che ne governa le regole, ma fortunatamente, il mistero non si svela.

Recensione
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