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L'arte filmica e la capacità di leggere contenuti e immagini
come contributo allo sviluppo esistenziale della persona

Prospettiva dell'Antropologia personalistica esistenziale
elaborata da Antonio Mercurio. Sophia University of Rome

Studi Etno-Antropologici e Sociologici
Vol. XXXIII della Rivista, Napoli 2005 (estratto)

Pasquale Montalto

1. Vedere un film

Vedere un film... quante volte, avendo letto o sentito parlare di un film, in bene o in male, ci siamo poi proposti di andare a vederlo al cinema o cercarlo nelle programmazioni delle reti televisive, con l'intento di avviare e allargare il confronto, tra le nostre convinzioni e il dibattito socio-culturale e ideologico suscitato dal film. Quante volte, indugiando sui titoli degli ultimi successi cinematografici, posti in bella mostra sugli scaffali dei locali multimediali o nei supermercati, o più semplicemente soffermandoci davanti alla vetrina di una ben fornita e aggiornata videoteca, abbiamo sentito il piacere e la necessità di comprare o prendere in fitto la videocassetta o il CD video di un noto film, che da tempo desideravamo vedere o stavamo cercando, con l'intento di poterlo finalmente vedere al più presto, magari comodamente seduti sulla poltrona di casa, in compagnia e nella condivisione di tutta la famiglia o insieme agli amici più cari, contattati apposta per questo.

E cosa c'è di meglio e di più bello, per passare una serata diversa dalle altre e poter poi insieme dibattere su di una tematica di comune interesse, che programmare, in compagnia, di andare a vedere un film al cinema. Molto più spesso poi quotidiani, giornali e riviste offrono, come loro allegato, la cassetta di un film di successo, con la convinzione che sia un dono gradito dal pubblico e che aiuti e contribuisca a diffondere una buona cultura. D'altronde le programmazioni di cinema e film d'Essai e di cineforum hanno fatto epoca e hanno lasciato il segno, continuando a mantenere tutta la loro attrattiva e pregnanza di senso, soprattutto nell'ambito del confronto e della socializzazione giovanile.

Vedere un film, quindi, non e mai un fatto individuale e isolato, ma diventa un elemento di coinvolgimento collettivo e un importante momento di proposta e trasmissione di costume culturale. Esso stesso, già prodotto artistico nato dall'impegno collettivo, e indirizzato al vasto pubblico della collettività sociale, nell'intento di trasmettere e passare oltre che situazioni di dibattito e di confronto, anche elementi di ordine valoriale, nell'ambito educativo e formativo. Vedere un film non è un atto casuale, o puramente ricreativo, né scontato negli effetti di risultanza finale, perché media fondamentali processi psicologici e comunicativo-relazionali, capaci di far leva e smuovere desideri e bisogni profondi e nascosti, che appartengono all'animo umano e che, attraverso la visione filmica, si ripresentano e nel riproporsi possono essere fatti oggetto di attenzione e di elaborazione trasformativa, andando ad influire fortemente nelle scelte future ed esistenziali di una persona o di una comunità.

Quante volte, infatti, vedendo un film, al cinema o al televisore, dinanzi ad alcune scene, immagini, parole, ambienti e situazioni, accentuate dal regista o anche lasciate di sottofondo e come particolari insignificanti o seguendo l'enfasi messa dagli attori, nell'esprimere un sentimento di violenza, odio, pace, serenità, ecc., non ce l'abbiamo fatta a rimanere impassibili e indifferenti, ma abbiamo avvertito un profondo movimento interiore, che poi ci ha coinvolto emotivamente, come segno e indicazione incontestabile che ciò che succedeva sulla scena filmica aveva, in un certo qual modo, una risonanza profonda con la nostra vita esistenziale, le profondità del nostro inconscio e di tutto il nostro essere.

E così a volte ci assale la tenerezza, a volte siamo presi dall'aggressività, altre volte compaiono le lacrime, il pianto immotivato, la commozione, oppure un senso di distensione e di pace, o ancora compare la nostalgia e il rimpianto o l'apertura verso il gioco, l'immaginazione, il sogno... in ogni caso ci si incontra con una voce e un messaggio, più o meno esplicito e cosciente, più o meno in sintonia con quello più palesemente espresso dal regista, ma di certo intimamente connesso alla vita e all'esperienza del soggetto fruitore, preso nella concretezza del momento storico in cui si guarda il film.

Insomma è un fatto ormai riconosciuto che l'arte cinematografica, sia un potente mezzo e strumento di comunicazione, capace di trasmettere, in forma immediata e veloce, idee e valori, in grado di incidere prepotentemente persino nella forma mentis della singola persona, cosi come su particolari scelte sociali e economico-politiche o ambientali di un'intera collettività, contribuendo non poco allo sviluppo o al deterioramento di una civiltà. Quanto grande è, dunque, l'incidenza dell'arte, in qualunque forma espressa, in questo caso come produzione cinematografica, nella costruzione del pensiero culturale e nell'espressione antropologica di costumi e comportamenti di un popolo, ovvero nella formazione della coscienza morale e dello stile cognitivo di concepire e organizzare la vita, nei vari settori in cui essa si svolge.

2. Leggere un film

L'invenzione del cinematografo è stata un'innovazione artistica di grande importanza, che ha permesso di dilatare molto i rapporti di dialogo e di conoscenza tra sé e gli altri, contribuendo a meglio capire, contattare e padroneggiare atteggiamenti e sentimenti profondi della vita psichica e spirituale dell'uomo. L'arte cinematografica, nella sua multiforme varietà di utilizzazione dei mezzi e degli strumenti creativi, dal suono ai colori, alle scenografie, coreografie, ambientazioni, costumi, trucco, effetti e linguaggi eterogenei, ha saputo sviluppare canali privilegiati e particolari, per esplicitare e portare fuori tutto ciò che di rimosso, ristagna, duole e fa male, nel cuore e nel profondo dell'animo umano, avviando ed invitando ad un viaggio di speranza e di ritorno, di trasformazione e di rinascita, rispetto alle ferite antiche ricevute ad iniziare dallo stadio della nostra vita intrauterina e che stazionano nell'inconscio esistenziale, in attesa di ricevere attenzione e cura.

E il cinema è capace di parlare tanto alla mente, quanto al cuore e all'anima dell'uomo, in un linguaggio sincero, intimo, raccolto, essenziale e accompagnato e sempre mediato dall'immediatezza dell'immagine, che destruttura e fissa, a mo' d'esempio e scambio integrativo o alternativo, nuove tracce mestiche nel nostro modo di pensare, diventando senso, significato e simbolo pragmatico, per poter effettuare una chiave di lettura dello sviluppo evolutivo e esistenziale dell'uomo.

Il linguaggio dell'arte filmica offre, infatti, un originale contributo, per penetrare nell'essenza primaria della vita, ovvero in quelle profondità delle pieghe inconsce, dove si consuma il destino e si avvia il futuro di ogni singola persona, ponendo le basi e i presupposti antropologici e sociologici per liberare e far nascere la nuova identità, per l'uomo e la comunità del terzo millennio.

Rispetto a questo nuovo modo di approcciarsi al cinema "Io non mi occupo di critica cinematografica" — dice Antonio Mercurio (1995, pp. 5-6), il fondatore della Sophia-analisi, della Sophia-art e della Cosmo-art, che trovano sviluppo teorico e metodologico nella nuova disciplina dell'Antropologia Personalistica Esistenziale — "Io esploro la vita e i suoi significati profondi, quelli che la rendono degna di essere vissuta. Mi sono accorto che sono molti i registi che pure esplorano la vita e cercano di comunicarne i contenuti, usando le immagini filmiche. E' un vero peccato che questa ricchezza vada perduta perché non c'è, o non s'è creato ancora, un vasto atteggiamento culturale che incoraggi gli spettatori a non accontentarsi di un semplice sguardo di superficie quando vanno al cinema".

Il film diventa allora, con l'aiuto e la guida di una chiave di lettura, appositamente preparata a seconda del tema affrontato o della dimensione che si vuole indagare, un supporto fondamentale per riflettere, da soli o in gruppo, sulla propria vita, per raccoglierne gli insegnamenti e cercare di penetrarne i tanti misteri. Attraverso la lettura antropologico esistenziale, le immagini filmiche, schiudono tutto il loro potenziale energetico e diventano elementi di comprensione, per addentrarsi nelle tematiche dell'inconscio esistenziale, quali possono essere lo stadio della vita prenatale, la nascita dell'Io adulto dall'Io fetale, il dialogo e la formazione dell'Io di coppia, i rapporti di risonanza e collaborazione tra l'Io e il SÈ, come pure i rapporti che intercorrono tra genitori e figli e le relazioni ecologiche che si stabiliscono tra l'uomo, l'ambiente e il cosmo intero.

La chiave di lettura, rappresenta così un sapiente spaccato per entrare nel film e portarne fuori il meglio, ovvero una prima e significativa base di partenza, una guida per la discussione e il dibattito, preparata da chi ha già fatto un pezzo di strada e si trova più avanti, rispetto a determinati approfondimenti di coinvolgimento comunicativo relazionale e esistenziale, rendendo più agevole il percorso di conoscenza e il viaggio all'interno di sé e nell'interazione col mondo esterno. Offrendo delle indicazioni per tracciare una mappa di orientamento, dove porre e incontrare dei sicuri paletti di riferimento, essa lettura scandaglia, con la stessa maestria utilizzata dai maestri artigiani nella creazione dei loro gioielli, le immagini, i personaggi, gli ambienti, i contenuti e le varie forme del film, addentrandosi e penetrando in territori nuovi e per questo fragili e delicati, a volte anche rischiosi da percorrere in maniera selvaggia e irragionevolmente da soli e senza guida, poiché tutto fuoriesce e muove da un lavoro di creatività corale e per dare vita a laboratori antropologici corali, capaci di attivare campi energetici d'amore, creare nuova e inedita bellezza e nella direttiva di realizzare la vita come opera d'arte immortale.

Volare in queste alte vette del sogno artistico e testimonianza della volontà e dell'intenzione dell'agire di un principio organizzatore e di unità organismica, cosi tipico delle strutture complesse, dove ogni parte agisce e si completa, funziona e si pone al servizio delle altre, in vista di uno scopo realizzativo e di creazione finale, capace di sviluppare nuovi schemi di pensiero e nuove mentalità, in grado di portare avanti l'arte di vivere secondo valori che rendano degna l'esistenza, nella gioia di sperimentarla completamente e fino in fondo, in piena libertà, amore, verità, consapevolezza e totalità.

Tutto ciò è segno che il cinema, al pari di ogni altra opera d'arte, di pittura, scrittura, musicale o altro, sia veramente un potente mezzo di comunicazione, di linguaggi innovativi, di cambiamento e trasformazione dell'essere umano e della vita, perché capace di compenetrarne le profondità latenti e portarne avanti idee e progetti di bellezza, che dal piano squisitamente estetico si elevino gradualmente e sempre più ad un livello di bellezza estatica, organizzata attorno ad un principio di creatività artistica. Il cinema, dunque, ha offerto e continua ad offrire il suo più grande e sincero contributo alla crescita e allo sviluppo evolutivo e esistenziale dell'uomo, accelerandone l'acquisizione dei processi maturativi, nelle linee tracciate dall'antropologia personalistica esistenziale. Altri spunti e appunti, per la riflessione e l'avvio di lavori futuri, vengono offerti dalle sintetiche chiavi di lettura di alcuni film, come di seguito indicato e con i cui contenuti ognuno può confrontarsi e offrire il proprio contributo di ricerca, nella decisione artistica di scegliersi per approfondire le linee di una nuova storia antropologica dell'uomo.

3. Elementi antropologico-esistenziali per la discussione di un film, attraverso alcuni esempi

a) La svolta decisiva e il contributo della poesia, come linguaggio esistenziale (Note di lettura al film Pane e Tulipani di Silvio Soldini)

1. Quando, in che momento, si decide di dare una svolta alla propria vita, ovvero di cambiare profondamente e veramente? Di uscire da una condizione mercificata e oggettivante, per darsi una vera identità?

In che modo avviene questa svolta? E che significato assume all'interno di un rapporto di coppia?

La mia convinzione è che ogni svolta, come avviene quando si gira un angolo, determina un cambiamento, quanto meno di veduta, se non che di reale decisione interna: ciò che prima non era visibile, perché occultato da qualcosa che ne ostacolava la vista, all'improvviso compare e si rende manifesto, si scopre, si esplicita e si esternizza.

Ma il cambiamento, questo cambiamento, che si determina dal seguire passivamente il flusso dell'onda, gli eventi della vita che trascinano con sé, su di una strada già tracciata e percorsa da tanti, non è sufficiente, per determinare la svolta che tu stai cercando e che desideri ardentemente.

La vera svolta, quella decisiva, avviene quando l'angolo da girare non è generico e indeterminato, o compare lì per caso, ma è ben preciso e fisso nel tuo animo, situandosi in una zona di frontiera, che ti aspetta da tempo. E' il confine, l'appuntamento, il confronto che hai voluto sempre evitare, superato il quale non c'è più ritorno.

Questa svolta, di cui vogliamo occuparci, oltre che un cambiamento comportamentale, mentale, affettivo... spirituale, determina soprattutto un passaggio e uno scatto evolutivo, ovvero l'acquisizione di una nuova e inedita consapevolezza di sé, come principio organismico vivente, su cui poggiare e organizzare la propria esistenza.

Il passaggio evolutivo è da una condizione insoddisfacente e conosciuta ad un'altra da scoprire e da costruire, ovvero da un sapere, da una mentalità precostituita e accettata passivamente ad un'altra da esperire e valutare volta per volta, per rafforzare la fiducia e la stima di sé, cogliendone la progettualità profonda.

Questo risulta essere vero sia per un ordine personale, sia per una condizione comunitaria, culturale o sociale; in termini più allargati cioè anche i gruppi sociali e le popolazioni fanno delle svolte decisive, sul versante politico-economico-organizzativo-culturale, che determinano veri e propri passaggi di civiltà.

Questo io chiamo "la svolta decisiva" , ciò che determina una condizione completamente nuova, prima inesistente, che acquista vita e consistenza, si crea, piano piano e attraverso il proprio agire, l'agire delle proprie idee e principi valoriali.

2. A mio parere è di questa svolta decisiva che il film Pane e Tulipani di Silvio Soldini parla, e non di un generico cambiamento di vita, di cui potrebbe accontentarsi il distratto spettatore.

E quanto tutto questo costa, quali travagli e soglie di dolore i protagonisti del film, Rosalba e Fernando, come sostituti e rappresentanti di similari nostre parti interne, devono affrontare e superare, col rischio di venirne uccisi e di morire. E con quale dignità lo accettano, come prova che la vita in questo momento sta chiedendo loro, con che stile e profondo rispetto di sé si rapportano con i loro accadimenti quotidiani, sostenuti dall'unica e sicura voce interna dell'amore.

Rosalba, uno dei protagonisti principali, solo quando viene dimenticata, ovvero si lascia dimenticare, ad un autogrill sull'autostrada, di ritorno in pulman, insieme alla sua famiglia, da una gita organizzata a Pompei, apre gli occhi e inizia a vedersi, a percepirsi, a conoscersi più direttamente, attraverso e affrontando il dolore, che riattiva un'antica ferita narcisistica.

Ma come, partono? Ed Io? Si sono dimenticati di me!

'E questa l'amara conclusione. Lei, il suo Io, è invisibile, semplicemente non esiste. Quale voragine, dolore di una ferita che ritorna, deve affrontare. Scoramento, depressione, odio, e il sentire inconscio che compare.

— Io non sono importante per nessuno. Non lo sono mai stata. Non valgo nulla. Sono solo un oggetto da utilizzare e che esiste per piacere e per comodità degli altri.

E percorrendo questo confine dell'odio e del dolore rimosso, che Rosalba piano piano attua la sua svolta decisiva, decidendo di rinascere e rimanere fedele ai desideri profondi del suo cuore.

Io ho voglia di divertirmi, di fare una (vera) gita, di prendermi una vacanza e un po' di riposo, di sentire che c'è qualcuno che si interessa a me, in libertà e amore.

Quale leggerezza allora compare. Serenità, sollievo, pace, per una libertà conquistata e presente. Finalmente sola, fuori da ogni controllo, frastuono e distrazione. Sola per ascoltarsi e rispettarsi nei suoi bisogni di donna. La decisione di prendersi il suo spazio, di andare in vacanza, di vedere nuovi posti, di visitare bellezze artistiche viste solo in fotografia, di aprirsi a nuovi orizzonti, a nuove dimensioni interne.

In questo travaglio, in questa alternanza, altalenarsi tra patemi d'animo e spinte istintive, rigurgito di catene inconsce e innocenza d'animo; in questa travagliata e devastante conflittualità avviene il riscatto di tutta una vita, la vita di Rosalba.

Essa, dinanzi agli aspetti frustranti e negativi della vita, dimostra una straordinaria capacità di amarsi e di agire per amore di sé.

Non più, quindi, a Pescara, dove vuole a tutti i costi ricondurla l'investigatore assoldato dal marito, il suo Io-mentale e il suo Inconscio-psichico; bensì a Venezia, l'isola dei sogni, il posto qualunque, ma che sia quello giusto, dove vuole condurla e la conduce il suo Io-persona, per come e nel desiderio del suo cuore, del suo Sé e della bellezza del suo corpo che si disidentifica, come manifestazione del suo Inconscio-esistenziale.

Che voglia di vivere! Di lasciarsi vivere. Di meravigliarsi e tornare a guardare con gli occhi innocenti di una bambina. Il piacere di stupirsi anche dinanzi ad un obiettivo fotografico, per gioco e per diletto.

E questo è un felice insegnamento per una avvincente scuola di vita, perché è così che si passa da una routinaria e squallida vita di casalinga ad una piena e libera vita di coppia con un uomo, da condurre con magia e amore.

Rosalba è l'emblema, l'esempio, la condizione sempre presente, come possibilità esistenziale, di come passare da una scialba e inumana conduzione della vita quotidiana (stare chiusa sotto il peso della casa: lavare, stirare, cucinare, badare ai figli; mettersi al servizio di marito e figli, che non conoscono nulla del governo casalingo) ad un assaporare il gusto di stare bene e cooperare con l'altro, per costruire un sincero rapporto di coppia.

Rosalba è una casalinga, parte essenziale della gente che si accontenta di poco, di ciò che la vita offre: gente comune, senza tante ambizioni, se non quelle di essere ascoltati e capiti, per godere della gioia e della letizia di sentirsi in pace e in armonia con la natura e l'universo.

La pace e la sintonia di coppia, tra Rosalba e Fernando, come universo reale da costruire ed esplorare.

Fernando Girasole, un semplice cameriere di un piccolo albergo cittadino, che grazie alla conoscenza con Rosalba riesce a togliersi dall'inferno della solitudine, della paranoia e dell'anomia sociale, per ritrovare tutta la vitalità delle sue doti poetiche e artistiche, ormai penalizzate e messe da parte.

Fernando parla in versi; versi imparati a scuola e che neppure ricorda bene, ma di cui ha assimilato la bellezza e l'intensità dell'amore profondo con la vita.

Lui, con i versi, si scopre profondamente. Alla poesia apre il suo cuore e poi lo esprime a Rosalba, la parte reale con cui riesce, finalmente, a fare coppia, per rendere poesia il loro vivere insieme.

Il linguaggio della poesia, non è allora un altro linguaggio; è piuttosto il suo vero linguaggio, quello che coglie le sue emozioni e la sua identità, partecipata e condivisa da Rosalba con vera poesia.

Sostanzialmente è la poesia che l'ha ripagato: finché la sua mente è stata capace di accogliere i sentimenti e i movimenti del cuore, la sua vita non ha corso pericolo, nonostante le prove maldestre di un remoto suicidio. Fernando è infatti troppo innamorato della vita per ripudiarla e maltrattarla, in questo modo violento e aggressivo, che non porta rispetto per nessuno.

Emblematico quel cappio appeso al soffitto. Fa quasi sorridere, cinicamente. Un confronto continuo, stressante, eccessivo, paranoico, con la violenza potenziale che noi possiamo fare alla vita, aggredendola e uccidendola.

Un cappio pronto ad essere rimosso ad ogni segnale di movimento e di apertura, di nuove presenze, che accendono la speranza e rinsaldano la fiducia per il futuro.

Perdere la vita appesa ad un cappio, o fare del cappio un elemento deterrente per riaffrontare le nefandezze e lo squallore di una vita, condotta sul filo della protesta e della rigida disciplina?

Attimi, momenti tremendamente lunghi; pause che creano voragini, che chiedono e cercano risposte.

E la risposta arriva. La vita è generosa con tutti. Il cappio può attendere, può essere messo da parte. Ora e più importante andare dietro ai movimenti della vita, pur sapendo che il cappio, come la morte, è sempre in agguato. E chissà quante volte dev'essere appeso e tolto, appeso e tolto, per finalmente disfarsene definitivamente, decidendo e riconfermando il "Sì" alla vita, accogliendo e attraversando tutto ciò che di bello o di brutto essa riserva.

Ed è questa la grande bellezza del mistero della vita: la conquista che nasce dalla forza dell'amore, dall'espressione del cuore, come linguaggio poetico. Il cuore, di per sé, infatti, batte sia per la vita che per la morte, sia per l'amore che per l'odio: un battito per la vita e l'amore, un battito per la morte e l'odio. E nel mezzo, è dalla sintesi di questi opposti, che nasce la poesia, che accade di decidere per l'amore e per la vita, in piena libertà e in difesa della propria identità.

E se le nostre sono parole d'amore e di poesia, dobbiamo avere fiducia e speranza nel loro potere trasformativo e nella cooperazione che arriva dal cosmo, per realizzare i desideri e i sogni della nostra anima, dipinta di bello, con parole d'amore e di poesia.

Tutto coopera infatti perché una donna e un uomo operino delle sintesi quasi impossibili, dove il suono ritrova il suo canto ("con lei alla fisarmonica, potrei anche esibirmi", dice Fernando a Rosalba); il desiderio di libertà e d'amore, lo spazio di coppia, dove reinventarsi e rendersi realtà esistenziale, vivibile e vivibile, che è già opera d'arte immortale, destinata a durare oltre la morte fisica, per donare nuova bellezza ed accrescere la bellezza della vita.

b) Apprendere l'arte del perdono, per spogliarsi del vittimismo e iniziare a fare l'artista (Note di lettura al film Full Monty - Disoccupati organizzati)

Questo film è, essenzialmente, un film al maschile, nel senso che chiama in causa gli uomini, invitandoli a confrontarsi con sé stessi e nel rapporto con gli altri.

Ed è un invito a "spogliarsi", a denudarsi, a praticare cioè quell'arte tipicamente femminile, come è lo strip tease.

La differenza e che ora sono gli uomini a doversi esibire e per far godere le donne. E questa è una capriola, perché di solito succede l'inverso. Sono cioè le donne a spogliarsi dinanzi agli uomini. E spesso lo fanno per sedurli e per allearsi in un gioco di possesso e possedimento reciproco.

In tal modo, come dire per consuetudine, gli uomini hanno acquisito e finito per dare scontato che siano le donne a doversi sempre spogliare, e che la questione non li riguarda. Semmai, e se le circostanze lo dovessero proprio richiedere, loro possono prestarsi a spogliare le donne. E se le spogliano!

In effetti, gli uomini hanno frainteso lo "spogliarsi" della donna e continuano a valutarlo con il loro metro e la loro ottica, che si estende fino allo stupro e alla depredazione di annientamento più assoluto. Loro invece continuano a rimanere irrigiditi nelle loro corazze di battaglia, sempre abbottonati. O, almeno, fino a quando non inizieranno a aprire gli occhi, per rendersi conto e scoprire che, esseri già stuprati e depredati, conviene per loro cambiare registro rispetto alla donna.

E per questo che ora, soprattutto in clima di "pari opportunità", è giusto che anche gli uomini apprendano l'arte, sofisticata e sottile, di spogliarsi , e cerchino, attraverso questo espediente, di aggraziarsi le simpatie e le attenzioni della donna, fino al conseguimento della reciproca amicizia e per iniziare a perdonarsi di tutte le scorrettezze messe in atto e perpetrare nel cammino della loro crescita, avvenuta, a dire il vero, più in parallelo che in logica conseguenza di continuità.

E, a giudicare dai risultati, un vero successo, che riescono a ottenere i protagonisti del film, impegnarsi in quest'arte di avvicinamento, col proprio mondo emotivo e con l'universo femminile, per solidarizzare prima tra uomini e poi con le donne, ripaga e ripaga bene, tale da poter essere indicata come metodologia praticabile e trasmissibile, per gli innegabili elementi contagianti che innesca e porta con se, dagli esiti di sicura riuscita.

L'arte di spogliarsi , da loro perseguita, con caparbietà e determinazione può, quindi, essere estrapolata e suggerita, per praticarla, ad altri uomini, che vogliano raggiungere i medesimi risultati, ovvero migliori "prestazioni" nel rapporto con la donna, non solo sul piano strettamente fisico, ma più in ordine al livello dello scambio affettivo, emotivo, esistenziale e spirituale, del quale tanto c'è bisogno e urgenza.

Dunque: è importante spogliarsi, mettersi cioè a nudo rispetto alle proprie parti rigide, dure e intransigenti, rispetto alla proposta del cambiamento, ovvero di guadagnare dei soldi. Basta, con il volersi creare nicchie, illusorie e astoriche, al fine di proteggerci dal rapporto con la realtà e evitare il confronto con la verità, per non attraversare il dolore che si libera dalla conoscenza diretta e consapevole dei fatti che appartengono alla nostra vita, al nostro inconscio esistenziale.

Basta, con il trascinare la nostra esistenza...basta, insomma, col vittimismo, perché è ora di iniziare a ragionare in modo diverso, per come fanno gli artisti, per come fa Gas, il protagonista principale del film.

Egli non si arrende mai dinanzi alle difficoltà della vita. Soprattutto evita di lamentarsi. Cerca, anzi, si sforza e trova i modi, per tirarsi fuori dai guai in cui si trova, fino a diventare il fedele interprete di sé, imparando a comportarsi da artista.

In questo processo di trasformazione e corsa in avanti, non vuole rimanere mai da solo, perché la sua volontà e il suo progetto è di correre e gareggiare insieme con gli altri. Lui, Gas, sa che da solo può fallire, mentre trovando la sinergia, l'intesa, la solidarietà e la collaborazione con altri uomini, può giovarsi dell'energia corale che si viene a creare e attraverso questa realizzare il sogno della propria vita: essere una volta almeno, per solo una sera, al centro dell'attenzione e pienamente artefice, creatore di una indimenticabile serata di strip tease.

Gas sa però che se è possibile realizzare il suo sogno e il suo progetto anche una volta soltanto, la vita poi non può più essere la stessa, perché può continuare a realizzare quella magia, per quante altre volte vuole e lo chiede per amore di sé e per portare avanti un progetto corale.

E questa è la bellezza dell'uomo, la sua capacità di poter creare bellezza immortale, che prima non esisteva e che poi rimane per sempre. Quella bellezza che Antonio Mercurio chiama la Bellezza seconda.

Questo è il sogno e la capacità di pensarsi in positivo, di scegliersi nella propria parte migliore e elevarsi ad un gradino sempre pin alto, rispetto al punto in cui ci si trova. Questo è un addestramento e una lezione di eleganza, di bellezza e di arte. Questo è la volontà e la voglia di non arrendersi, contrastando ogni voce di parassitismo e di stagnazione. Questa è la modalità per poterci chiedere e poterci dare di più e il meglio della vita. Questo è ciò che insegna la cosmo art.

Bibliografia essenziale

ENRICO G. BELLI "Innocenza e memoria. Sul sentiero della bellezza seconda", CINPSY, Edition, Cosenza, 2002.

BRUNO BONVECCHI, Relazioni tenute in occasione delle varie Tavole rotonde, organizzate dall'IPAE-Sur a Cosenza negli anni 2002-2004; Conduzione del Laboratorio di Antropologia Personalistica Esistenziale, IPAE, Cosenza, 2001-2005.

OMBRETTA CIAPINI BONVECCHI, Locandine con chiave di lettura antropologico-esistenziale sui films proposti, in occasione dei vari week-end, svolti negli anni dall'IPAE-Sur di Cosenza, particolarmente negli anni 2002-2004.

ANTONIO MERCURIO, "La vita come opera d'arte e la vita come dono spiegata in 41 films", SUR, Ciampino (RM), 1995; "La nascita della cosmo-art.", Ciampino (RM) 2000; Locandine di preparazione ai week-end di Cosmo art. e ai Laboratori corali di APE.

PASQUALE MONTALTO, "Il linguaggio delle emozioni e della creatività nell'opera d'arte", in SEAS, Atena 2000, Napoli, 1985, n. 23, pp. 82-88; "Il contributo della poesia allo sviluppo della figura dell'arteterapeuta", Istituto di Cultura Italiana di Napoli, Napoli, 2004.

Angela LO PASSO, a cura di "Le parole del cuore. Lettere e poesie d'amore", Ed.ni Il Musagete, Francavilla Mar.ma (CS),2005,pp.60,s.i.p.

Materiale
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