Servizi
Contatti

Eventi


Presentazione del libro
Tentazioni simboliche
di Armando Santinato

la Scheda del libro

Elio Monterisi

Nato nella laguna veneziana, i cui riverberi si riflettono nei suoi versi, formatosi ai dettami di don Bosco, versato negli studi umanistici, conclusi con il conseguimento di due lauree, docente nelle scuole medie superiori, Armando Santinato, che si compiace di celarsi sotto lo pseudonimo di Herman Hoyborn, è stato iniziato all'arte della rima, sin dai primi approcci con il sapere, quando iniziava la sua esperienza di vita nelle case salesiane che hanno radicato in lui una fede incrollabile nei valori del Cristianesimo.

Il percorso poetico si sviluppa nell'arco di oltre un ventennio, nel corso del quale le raccolte di liriche acquistano visibilità editoriale. "Tentazioni liriche", pubblicate nel 1989, sono poesie pervase di una vena fresca e giovanile che recano già in sé i prodromi di una non lontana elaborazione spirituale.

"Tentazioni mistiche", del 2004, sono liriche religiose che attingono l'ispirazione Lila contemplazione estatica del Signore ed evocano la suggestione della "Via Crucis", dei "Hysteria Christi", della "Via Lucis".

In "Tentazioni simboliche", del 2008, i cui temi spaziano dai bagliori del secondo conflitto mondiale ("percorro solchi di filo spinato") alle rimembranze amorose ("sei volata col primo aereo / M'hai lasciato col morso sulle labbra") si avverte una maturità artistica più completa.

Le raccolte, pur avendo, ciascuna, una struttura autonoma e compiuta, sono in forte connessione tematica tra loro e vibrano di una camune tensione per cui formano, nell'insieme, un quadro lirico di ampio respiro e costituiscono una vision poetica che si configura come una trilogia. La trilogia delle "tentazioni", dunque.

Il lessico, uno degli elementi unificanti della trilogia, e sostenuto, volutamente ricercato, costellato di termini arcaici, con citazioni latine.

L'uso di figure retoriche, quali la metafora, la metonimia, la sincope, la litote, se da un lato conferiscono vivacità espressiva, dall'altro non giovano ad una maggiore comprensione, essendo la poesia di Armando Santinato di non immediata leggibilità e con un accentuato andamento intimo ed autobiografico.

"Free", in cui si esulta per la dissoluzione d'un amore opprimente, e un saggio di poesia ermetica in cui, e , con un gioco sottile tra il detto ed il sottinteso, i concetti inespressi sono quantitativamente superiori a quelli esternati del poeta.

Ritorna in "Tentazioni simboliche" il leitmotiv di dedicare ciascuna lirica a persone incontrate nel corso dell'esistenza.

Formulate con parole pregnanti di affetto e di riconoscenza verso coloro che hanno impresso nel poeta ricordi indelebili (il Santo Padre, i genitori, don Bosco ...) ed hanno plasmato la sua personalità, le dediche, brevi ma eloquenti, non si esauriscono in mere citazioni di persone, luoghi e date, ma s'intrecciano intimamente con l'elocuzione poetica e disvelano le emozioni sedimentate nell'animo.

Agli albori della civiltà, i poeti s'identificano con gli storici, in quando; come Omero, sono proprio i poeti a tramandare leggende, accadimenti, ire divine, gesta di eroi, guerre infinite.

Sin da quando il vate, in un alone di sincerità, cantava inni al suono della lira, si è impresso nelle genti il convincimento del valore educativo della poesia alla quale è stato sempre attribuito un fine d'incivilimento e di elevazione dei rapporti umani. In questa capacità pedagogica e di progresso dell'arte, crede fortemente it nostro poeta.

In "Tentazioni simboliche", si colgono numerosi momenti della funzione morale della poesia, quale fustigatrice dei costumi censurabili.

Nell'ode, "Non si tocchi fratello Caino", scritta in memoria del poliziotto Filippo Raciti, "perché non si faccia silenzio", e adombrata la propensione dell'autore a favore della pena di morte, intesa, a suo dire, come legittima difesa dell'umanità, assetata di giustizia e come sanzione idonea per combattere le forme più gravi di criminalità, perché "l'assassino torna a colpire".

E' una composizione dal tono polemico che giunge a conclusioni che contrastano con i principi della legislazione italiana.

Infatti, il nostro ordinamento giuridico e la dottrina elaborate dallo studio scientifico del diritto, recependo il pensiero di Cesare Beccaria, spirito filantropico e rappresentante dell'illuminismo, sono contrari alla pena capitale sia perché è una sanzione irreparabile nell'ipotesi di errore giudiziario sia perché l'uccisione di un essere umano non può che rafforzare gravi istinti antisociali.

La Carta costituzionale è perentoria sulla questione dell'art. 27 proclama "non è ammessa la pena di morte".

Con un volo pindarico che lo immerge nelle limpide atmosfere dei lirici greci e latini (Tirteo ed Orazio) l'autore, in "Frammenti onirici", esorta il padre, caduto nel 1943 al largo dell'isola di Lampedusa, a ricordare che "dulce ac decorum 'non' est pro patria. mori".

E' un'elegia commossa dall'intento didascalico nella quale il poeta, gridando il suo dolore, si colloca in linea con le moderne istanze del rifiuto della guerra.

Torino, 12 aprile 2008

Materiale
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza